|
Sostieni il sito con una donazione |
Menu principale
Zeta Emme Mailing iscriviti
I vostri dati sono archiviati al solo scopo dell'invio di una newsletter pastorale. In ottemperanza al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento di dati personali,
in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio.
Ultimissime catechesi
- La memoria del gesto generoso di Pio XII
- Segni di speranza nel dialogo teologico
- VISITA PASTORALE ALLA PARROCCHIA ROMANA DI SAN LORENZO FUORI LE MURA
- Capaci di dialogare con tutti
- La Chiesa deve diventare speranza per se stessa e per il mondo
- Udienza generale 26 novembre 2008
- MESSAGGIO DEL SANTO PADRE AL PRESIDENTE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA CULTURA
- L'incontro del Papa con il Catholicos di Cilicia degli Armeni
- UDIENZA AI PARTECIPANTI AL PELLEGRINAGGIO DELL’ARCIDIOCESI DI AMALFI-CAVA DE’ TIRRENI
- La vita monastica insegna a cercare Dio
Aggiornamenti
I piu' letti
- Poesie e Preghiere
- Indice dei Libri della Bibbia
- Christian Desktop
- Cammino su i sette doni dello Spirito Santo
- Esercizi spirituali per coppie
- Archivio Catechesi
- La Santa Messa
- Desktop Jesus
- UNA PERSONA CHIAMATA “PARACLITO”
- Sostieni Zammerù Maskil
- Preghiere allo Spirito Santo
- La Gelosia,riflessione biblica ed indicazioni pastorali
- I Sacramenti e i Sacramentali
- Timor di Dio
- Desktop arte
- Storia del sito
- La santità
- Accettare se stessi
- Rassegna stampa cattolica
- Il dono di Scienza
- Il dono della Pietà
- NOVENA della DIVINA MISERICORDIA
- LA DIREZIONE SPIRITUALE
- Come far Funzionare un Matrimonio
- La Desatellizzazione
sito cattolico
catechesi
formazione
spiritualità
| La truffa diffusa dell'amor cortese |
|
|
|
| Scritto da Administrator | |
| mercoledì 03 ottobre 2007 | |
|
"Tristano e Isotta non si amano... ciò che essi amano è l'amore e il fatto stesso d'amare. Ed agiscono come se avessero capito che tutto ciò che si oppone all'amore lo garantisce e lo consacra nel loro cuore, per esaltarlo all'infinito nell'istante dell'abbattimento
dell'ostacolo che è la morte" (Denis De Rougemont) Sull'amore sono stati scritti moltissimi libri e saggi e articoli; non deve stupire visto che esso segna il nostro vivere, il nostro quotidiano. Se ne parla dappertutto ed in ogni salotto televisivo. Esistono anzi alcune trasmissioni specifiche sul caso "amore" dove si alternano "vati" vecchi e nuovi a dare le loro lezioni di vita. Per chi segue Gesù, per chi è cristiano non vi è altra risposta che quella di un'esperienza storica e fondante della vita di Cristo morto e risorto per me e per te che leggi. Giovanni nelle sue lettere pastorali ne parla così: Giov. 3,16 "Da questo abbiamo conosciuto l'amore: Egli ha dato la sua vita per noi; quindi anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli" (traduci il "dobbiamo" con possiamo.. perché non è un dovere etico ma una possibilità e un'esigenza scelta nello Spirito) e ancora Giov. 4,7 Carissimi, amiamoci gli uni gli altri, perché l'amore è da Dio: chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio. [8]Chi non ama non ha conosciuto Dio, perché Dio è amore. [9]In questo si è manifestato l'amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui. [10]In questo sta l'amore: non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi e ha mandato il suo Figlio come vittima di espiazione per i nostri peccati. Dunque la misura di ciò che è amore è Dio stesso e la sua "passione" per noi fatta carne in Gesù Cristo. Ma torniamo all'aforisma di cui sopra. Denis De Rougemont, scrittore illuminato, fa nel suo libro "L'amore e l'occidente" (che consigliamo vivamente di leggere) una analisi sistematica, filologica e storica del concetto di amore così com'è inteso soprattutto in occidente. La sua tesi si sviluppa in un tracciato secondo cui la lirica cortese sarebbe derivata dall'eresia catara e dalla sua teologia manichea e abbia poi influenzato tutta la narrativa (e non solo) dell'occidente per l'amore-passione da contrapporre ad una visione "più istituzionale" del matrimonio. Il testo, com'era immaginabile, ebbe numerosissime critiche, per lo più inconsistenti. Tuttavia il problema era stato centrato: "ciò che misura l'amore sono le pene che si vivono per esso". La questione come si vede non è solamente narrativa o televisiva (basti guardare i minestroni affettivi delle telenovelas o film classici sull'amore in ogni tempo) ma piuttosto psicologica e talvolta teologica. Teologica perché una certa visione distorta ha influenzato anche una pastorale affrettata della cura dei malati e nell'amministrazione dei sacramenti (soprattutto il matrimonio) mettendo i credenti in situazioni di "croce" istituzionalizzandole e aprendo così facilmente la via alla visione borghese di una vita spaccata; affronteremo però la delicatezza dell'argomento, nel dettaglio, in un'altra riflessione.
Di sicuro certa teologia crucis non è per niente cristiana ma piuttosto pagana e "catara" per questa continua ricerca della sofferenza a vantaggio della preziosità dell'amore e non dell'amato.
Nella teologia crucis dell'amore cortese invece la sofferenza prende il posto delle finalità e abbrutisce l'essere umano chiudendolo alla Speranza e al significato redentivo della sofferenza e del limite. Guai a noi cristiani quando portiamo un'etica senza evangelizzazione... il dovere cristiano non è un dovere kantiano o greco o romano... né tanto meno massonico. E questo non è cristianesimo ma catarismo bello e buono e anche "Nicolaismo" se vogliamo (vd dizionario Eresie in sez. Catechesi).
La superficie cristiana rischia, talvolta, di nascondere l'eresia; cioè il nostro inconscio non è evangelizzato ed ogni nostro amare e soffrire non è illuminato dalla Passione, Morte e Resurrezione di Gesù. Psicologicamente qui sta il punto: dietro una visione di teologia crucis pseudo-catara si nasconde una profonda patologia dell'amore a se stessi e quindi agli altri. E non c'è niente di più gratificante, direi veramente lussurioso, che consacrare la propria sofferenza con un "Dio lo vuole"; forse talvolta è così ma non nel senso che gli vogliamo dare noi! Ed è la mancanza di luce, di discernimento nello Spirito Santo che fa dire certe castronerie. Dio solo sa quante volte facciamo dire allo Spirito Santo cose che Egli non pensa neppure... e questo solo perché siamo paralizzati dalla paura di crescere e di assumerci delle responsabilità verso noi stessi e verso i fratelli. Ma il rischio più grande è proprio quello di Tristano e Isotta e cioè che i due non si amino affatto ma amano piuttosto il proprio soffrire e lo consacrano all'infinito come valore ultimo proprio perché in definitiva non amano neanche se stessi. L'altro è in definitiva un estraneo e non un dono...
perché io sono un estraneo per me stesso!
il proprio soffrire, la proiezione di ciò che l'altro è nella nostra testa, la propria impossibilità di vivere una "storia", un cammino alla luce di Dio con l'altro. Questa è la vera lussuria di coppia che cementifica l'estraneità dell'altro nel tempo. Visione che, in seconda battuta, giustifica la gelosia, il controllo, il "comprare" l'altro oppure la mancanza di fedeltà matura.
Vi è dunque una cosificazione dell'amore. L'altro è oggetto e mezzo per consacrare il mio soffrire o la mia immagine. L'altro fonda la mia autostima proprio perché irraggiungibile. Se soffro in sostanza vuol dire che valgo, che sono.
Il Cristiano non fonda la sua vita sull'impossibilità dei propri fantasmi ma sulla concretezza dell'Amore di Dio, il quale Egli solo fonda il tuo essere e ti dona la capacità di donarti. Anche in situazioni non solo difficili ma impossibili. Ma lo fa con una Parola nuova ed uno spirito nuovo, discreto, fatti di luci più che ombre; di gioia più che di autocommiserazione. Di libertà più che di catene. Di responsabilità più che di fughe... e quante possono essere queste fughe... persino istituzionalizzate dal vivere sociale... Dio ne è testimone! Per Dio infatti non è così! Egli ci ha amato e ci ama a tal punto che, paradosso dei paradossi, diventiamo quasi "il dio per Lui" perché Egli sceglie la via di farsi bimbo per entrare nelle nostre vite soprattutto nel mistero del Natale. Quando Gesù nelle beatitudini di Matteo dice "beati quelli che soffrono perché saranno consolati" non lo fa esclusivamente in un proiezione futura escatologica ma bensì in una condizione che cambia nel momento che accogli Gesù nella tua vita; cioè ora! Il "saranno" indica, infatti, ciò che accade e cresce, da ora, nella tua visione delle cose; e questo non come alienazione soporifera, come "oppio" autoconsolante per chi non ha speranza ma, piuttosto, come realtà nuova che si schiude con "verità e potenza" in colui che crede!
Allontanarsi dall'Amore di Dio senza preghiera, senza il confronto con la Parola, con i fratelli e senza sacramenti non fa altro che legittimare delle mostruosità... coppie che si chiudono alla vita sociale e comunitaria perse nei loro piccoli fantasmi quotidiani, nelle dissipazioni e dalla mancanza di luce...
e dall'altra religiosi e sacerdoti che per amare tutti... non amano nessuno e si "cristallizzano" in un egoismo istituzionalizzato perdendo di vista la via della Carità... magari con la pastorale dei numeri o delle caselle oppure in una vita spaccata e una maturità vocazionale incompiuta. Il rischio di Tristano e Isotta è un rischio di tutti; è un rischio nostro... è, per tutti, religiosi e laici, la perdita del fondamento e dell'obiettivo e quindi della via della fecondità!
Gesù, invece, sempre, sempre e ancora sempre dona una parola di speranza... soprattutto ora in questo Natale che viene. E' Lui... è un bimbo, è disarmato e, proprio per questo, Signore e maestro. Ascoltiamolo! |
|
| Ultimo aggiornamento ( mercoledì 03 ottobre 2007 ) |







