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| Scritto da Administrator | |
| lunedì 09 giugno 2008 | |
![]() Siamo molto cari a questo testo. Lo riteniamo non solo bello e prezioso ma addirittura fondamentale per un cammino sull'estetica e sulla bellezza. Il primo capitolo fa da apri-pista: "Cristo, il più bello degli uomini". Con la condizione che Dio stesso ha posto di "circoscrivibilità" di sé con l'incarnazione nasce l'importanza estetica dell'immagine e dell'icona. In effetti l'iconoclastia nelle sue esagerazioni rigide è una forma sottile di disprezzo dell'immagine così come lo è la forma degradata del devozionismo o della mercatografia dei santini. In entrambi i casi non si coglie il valore spirituale dell'immagine "iconica" nata dalla preghiera e la contemplazione dell'artista e da una indubbia ispirazione artistica dello Spirito. O la si disprezza o da altra parte la si idolatra. Entrambe sono eresie ed errori che conducono lontano dalla teologia dell'immagine e dalla spiritualità delle icone. Conducono lontani dal senso profondo dell'incarnazione. Pertanto la lotta alle immagini sacre e in modo particolare alle icone quando non ha corretto pastoralmente le esagerazioni idolatriche ha sfociato, piuttosto, in una perdita di cultura e di spiritualità e in un degrado dell'equilibrio antropologico dell'incarnazione che troviamo infatti nelle correnti spiritualiste o nella teologia protestante. Non va dimenticato che la spiritualità delle immagini moderne del Cristo, tridimensionali, sofferente in croce, nascono dalla passione e dal realismo di un Santo come Francesco di Assisi che catturato dal crocifisso bizantino di San Damiano, e quindi da un'icona, decide di toccare con mano e con il cuore i misteri di Cristo. Nasce così il presepio e poi successivamente l'immagine del Cristo crocifisso così come è nelle nostre chiese. La cura del coltivare i segni, le para-liturgie, i momenti del sacro come le immagini o la rappresentazione del presepio non è accidentale per il cammino cristiano ma un modo per cogliere, nei limiti della nostra capacità estetica, il bello come esso è e si presenta. Vuol dire amare l'incarnazione ed essere alla sua scuola di bellezza. Pertanto la venerazione delle icone e la ricerca passionale del "volto di Gesù" nella preghiera sono frutto di un cammino estetico e di bellezza. Sono bellezza che parla al cuore e che aiuta a trascendere l'immagine che, di volta in volta, l'uomo coglie e può cogliere di Cristo, camminando nella santificazione e nella purificazione del proprio sguardo perché sempre più incontri gli occhi "del più bello tra i figli dell'uomo". Qui sta la bellezza che non si trova in nessun calendario di rotocalco o pornografia. La pornografia infatti sotto la parvenza della bellezza ruba all'uomo la pace perché lo riporta alla dissonanza del peccato originale. L'estetica del Cristo invece porta alla maturazione e alla trasfigurazione del sé riempiendo quella sete di bellezza che niente e nessuno può colmare. Se non Cristo stesso e quanto viene da Lui. Edito da Lindau è disponibile anche on-line qui
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