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Asia news
| Il riduzionismo antropologico in salsa pugliese |
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| Scritto da Administrator | |
| martedì 16 settembre 2008 | |
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Chi ha avuto l'opportunità di leggere il botta e risposta su carta stampata ( La Gazzetta del Mezzogiorno del 10/11 settembre), fra il presidente della Conferenza episcopale pugliese e il presidente della Regione Puglia, sarà giustamente sobbalzato sulla sedia. Soprattutto per la sordità mostrata dal governo regionale e dall'esibita volontà di non cogliere la sostanza delle domande poste dal presule.Ricapitoliamo: al centro della discussione era il Piano sanitario pugliese da sottoporre al vaglio del consiglio regionale per la sua approvazione definitiva. In quel piano, come avevano già sottolineato alcune componenti della società civile, e in particolare il Forum delle associazioni familiari di Puglia, emergeva una linea antropologica fondata su un approccio che si può ricondurre al primato dell'autodeterminazione assoluta. Al punto da essere espressamente evocata sia in riferimento alla questione del 'genere' sia alle scelte sessuali dei minori. Il criterio dell'autodeterminazione è accentuato in ogni passaggio riguardante le questioni legate all'aborto. Di qui la scelta di introdurre la pillola abortiva Ru486, la pillola del giorno dopo da distribuire gratuitamente e a richiesta anche ai minori da tutte le strutture abilitate (pronto soccorso compreso), l'ulteriore sanitarizzazione dei consultori familiari con l'esclusione e il trasferimento del personale che volesse esercitare il diritto all'obiezione di coscienza. E persino l'introduzione della diagnosi preimpianto sull'embrione che, com'è noto, è esclusa dalla legge 40 che disciplina la fecondazione assistita. Dinanzi all'approvazione di questo piano sanitario, con queste peculiarità, Avvenire ha giustamente titolato facendo ricorso all'immagine dello «strappo». E che di strappo antropologico si tratti, non c'è alcun dubbio: la giunta di sinistra guidata dall'esponente di Rifondazione Nichi Vendola ha fatto le sue scelte in materia di aborto, incurante delle osservazioni pervenute da molti, e comunque dall'opinione pubblica più avvertita, che si pone domande di senso circa il modello antropologico che il governo della Puglia vuole offrire ai propri cittadini. Cosa avevano chiesto, infatti, i vescovi, con tono e stile esemplari verso le istituzioni? Era stata posta una domanda molto chiara al governo pugliese: «Questo piano sanitario, soprattutto in riferimento all'interruzione di gravidanza, ma anche alla cosiddetta contraccezione d'emergenza, così come in relazione all'educazione dell'affettività e della sessualità, risponde ad un criterio che potremmo definire pro vita?». Ma la risposta del governatore pugliese, Nichi Vendola, il giorno dopo l'approvazione del Piano da parte della maggioranza di sinistra non lasciava scampo: «La nostra preoccupazione è la reiterazione dell'aborto... la pillola del giorno dopo è riconosciuta dalla farmacopea internazionale; quanto all'interruzione volontaria di gravidanza, è giusto o no consentire alle donne un metodo meno intrusivo di quello chirurgico con la pillola Ru486?». Vendola ha poi mostrato tutto il suo dissenso circa «la contrapposizione tra il dovere della società di educare e l'autodeterminazione delle persone». Infine, neanche un cenno di risposta alle garanzie chieste circa il «diritto di ogni donna a non abortire». Persino il cronista locale non ha potuto non convenire che Vendola non chiude il confronto con la Chiesa ma «tiene la barra diritta sugli strumenti, la pillola del giorno dopo e quella abortiva Ru486». In sostanza, la risposta del governatore pugliese è, a suo modo, esemplare: per raggiungere certi fini, la problematicità dei mezzi scelti non conta e non fa velo alla coscienza. Ovvero l'indifferenza per i mezzi (pessimi) rispetto ai fini (già di per sé discutibili). Ecco il relativismo antropologico in salsa pugliese. |
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| Ultimo aggiornamento ( martedì 16 settembre 2008 ) |







