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Asia news
| Don Gelmini e la Chiesa |
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| Scritto da Administrator | |
| sabato 08 marzo 2008 | |
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Parlo solo degli aspetti ecclesiali della vicenda, come risultano dalle sue pubbliche dichiarazioni. Quando ad esempio afferma di aver chiesto la "riduzione allo stato laicale", don Gelmini utilizza un'espressione direi pre-conciliare, estranea al vigente Diritto canonico e perfino infelice dato che lo "stato laicale" non è una sorta di... lastrico o di marciapiede ove va a finire chi non esercita più il ministero sacro. È invece, come insegna il Concilio, la nobile condizione esistenziale della stragrande maggioranza dei battezzati e sicura via di santità. Ma questo è il meno. Ciò che più sconcerta è che per lui "il vescovo di Terni è zero". "Io - afferma don Gelmini - non sono un suo prete, appartengo alla Chiesa greco-cattolico-melchita e non alla diocesi". Di fronte a queste assurdità teologiche, il meno che si possa dire è che egli non conosca né la natura della Chiesa diocesana né il ruolo del suo vescovo; che non è un funzionario o un soprammobile di lusso ma, come insegna il Concilio, "vicario di Cristo", capo e guida del popolo di Dio. Lo stesso Concilio ricorda che "i presbiteri costituiscono un unico presbiterio riunito sotto l'autorità del vescovo" (AG, 20). Agli inizi del II secolo sant'Ignazio di Antiochia scriveva: "Procurate di operare in perfetta armonia con il volere del vostro vescovo, come le corde alla cetra". Ogni prete è tale perché ha ricevuto l'ordine sacro dal vescovo ed è legittimato ad operare pastoralmente solo se è in comunione con il vescovo. E se ci dovesse chiedere: quale vescovo?, la risposta è una sola: il vescovo della diocesi entro la quale uno svolge il proprio ministero pastorale, qualunque esso sia. Non possono esservi deroghe o appelli ad altre istanze. Un prete, qualsiasi prete, può svolgere il suo ministero soltanto se è in rapporto di comunione con il vescovo del luogo. E questo vale per tutti, anche per i preti incardinati a qualche istituto religioso o ad altra diocesi. "Essi sono da considerare come appartenenti al clero diocesano", insegna ancora il Concilio (cf AG, 34). Ho ritenuto opportune queste brevi annotazioni, al di là dello specifico caso cui si riferiscono. Casi analoghi sono sotto gli occhi di tutti, enfatizzati anche dal protagonismo televisivo di qualche personaggio. Evidentemente anche l'insuccesso, come ha scritto qualcuno, può dare alla testa.
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