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| Cara Europa ti scrivo |
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| Scritto da Administrator | |
| mercoledì 28 luglio 2010 | |
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Sulle radici cristiane del continente ---------------------------------------------- E quando giriamo nelle tue città da turisti, visitiamo i tuoi musei, pieni di opere d'arte volute da uomini di chiesa. Chiamavano presso di sé gli artisti. Magari peccatori, spesso dissoluti, come Caravaggio. E chiedevano loro di dipingere la fede. Loro, gli artisti, ci provavano e ci riuscivano dichiarandosi laici, andando poi a spendere in osterie e case di malaffare la ricompensa per un quadro. Ma ci riuscivano: evidentemente quello spirito ideale era in loro, anche nelle osterie e nelle case di malaffare. Da quelle mani laiche e mortali, abituate a tenere scalpello e pugnale, sono derivate le opere d'arte della tua cultura, mia cara vecchia Europa. Ancora una volta le mani del lavoro, all'origine della tua storia: il lavoro dei monaci religiosi, e il lavoro degli artisti chiamati dai monaci e dai religiosi. E, ovunque, le tracce di questo lavoro: nelle tue città, nelle tue chiese, nei tuoi palazzi, nelle strade. In quadri, sculture, statue, via via fino alle piccole edicole di campagna con rappresentazioni di santi e madonne. Non c'è un posto, uno solo (mia cara vecchia Europa) che non richiami alla memoria le tue origini cristiane. Per cui mi chiedo, di che cosa si sta parlando. E forse lo so. Perché prendere di petto la religione, prima o dopo fa notizia. Del resto, noi cittadini d'Europa e del mondo, ancora parliamo di chi prese di petto quel tale, all'incirca duemila anni orsono. Lo prese di petto e lo inchiodò in alto, ben visibile. Ne parliamo ancora e per far parlare di sé basta cercare di riportarlo giù. Hai visto quante altre parole spese su chi ha deciso di riportare quel tale giù dalla croce, duemila anni dopo che era stato inchiodato su quella croce? Come è volubile il nostro carattere umano, mia cara vecchia Europa! Duemila anni fa, il mondo fece a gara per chiedere quella crocifissione e di mettere quella croce in alto, ben visibile, come segno di una punizione umana e oggi si fa di tutto per riportare quella croce in basso, lontano dagli occhi di chi potrebbe ricordare quell'uomo morto per un'idea, per vedere un mondo migliore, costruito sull'uguaglianza e sull'amore per il prossimo. Come è strano l'essere umano, mia cara vecchia Europa. Perché si corre sempre dopo? Chi voleva a terra quell'uomo non poteva parlare ieri, duemila anni fa? E perché, solo oggi, dopo duemila anni si chiede di riportare a terra quel crocifisso? Siamo strani e volubili, mia cara vecchia Europa. E troppo spesso ci battiamo per un'idea. Senza averne. (©L'Osservatore Romano - 29 luglio 2010) |













