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Guida pratica per firmare e far firmare |
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Dove raccogliere le firme.
Ogni persona di buona volontà può raccogliere le firme nel proprio luogo di lavoro, nella propria associazione, all'oratorio, con gli amici, perché il bene della famiglia è il bene dell'intero Paese; questa non è una operazione a favore o contro alcun partito politico (ed è iniziata ben prima della campagna elettorale). Domenica 2 marzo sono stati realizzati centinaia di punti di raccolta; molte attività sono segnalate anche per i prossimi giorni, ma in queste settimane ciascuno può attivarsi per realizzarne altre: la campagna di raccolta firme non è finita, anzi. Il nostro invito è di raccogliere firme ovunque: allestendo banchetti, nei gruppi, tramite i Gruppi famiglia, nelle varie riunioni... L'importante è che non vi siano duplicazioni di firma, e che sia riportato il documento di identità.
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Scritto da Administrator
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Ho letto con molta pena, in questi giorni, le dichiarazioni di don Gelmini sulla sua posizione all’interno della Chiesa, sul Vescovo di Terni, sulla Santa Sede; pena non per il Vescovo o per il Papa, ovviamente, ma per lui. Se infatti i giornali hanno riportato fedelmente le sue parole, bisogna dire che ci troviamo di fronte a un’incredibile carenza di cultura teologica e ignoranza di elementari insegnamenti del Concilio Vaticano II. Dispiace dover dire questo di un fratello di fede, sacerdote per giunta, che per libera scelta e per doverosa missione dovrebbe essere maestro di dottrina e guida sicura del popolo di Dio, oltre che promotore dell’unità ecclesiale. Ma non si può tacere. Perché l’unità della Chiesa è un valore troppo grande per lasciare che venga impunemente lacerato, e perché gli insegnamenti del Concilio sono così essenziali per la vita della Chiesa che qualsiasi tentativo di negarli o stravolgerli costituisce un gravissimo attentato contro la sua integrità. Non entro ovviamente nel merito delle questioni giudiziarie che lo riguardano; esprimo anzi la vivissima speranza che possa quanto prima risultare del tutto innocente.
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Ru486: negli ospedali fa già a pugni con la 194 |
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Scritto da Administrator
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Ci sono donne nel nostro Paese che abortiscono già con la Ru486. Sono le pazienti che in alcuni ospedali di sette regioni italiane (come risulta dalle richieste di importazione giunte al ministero della Salute fino allo scorso anno) hanno aderito ai protocolli di sperimentazione o ai semplici "progetti pilota" inaugurati a discrezione delle singole strutture. Dalla Toscana al Piemonte, passando per Marche, Veneto, Trentino, Puglia ed Emilia Romagna (ma ci sono casi documentati anche in Liguria, dove però a oggi non risulta più alcun utilizzo): ecco come funziona l'uso della pillola abortiva. E come risulta incompatibile con la legge 194.
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L'ecumenismo? S'impara studiando |
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A colloquio con padre Cyril Vasil', rettore del Pontificio Istituto Orientale, che accoglie Bartolomeo I
Dai banchi di studio alla cattedra, quarant'anni dopo. È un ritorno alla sua alma mater la visita del Patriarca ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I al Pontificio Istituto Orientale. All'illustre ex alunno - che dal 1963 al 1966 ha frequentato i corsi di diritto canonico, conseguendo il dottorato con una tesi su "La codificazione del diritto della Chiesa ortodossa" discussa il 21 dicembre 1968 - la comunità accademica conferisce giovedì pomeriggio, 6 marzo, la cattedra in teologia orientale intitolata a Daniel e Bernardine Murphy Donohue. Il Patriarca tiene per l'occasione una conferenza sul tema "Teologia, liturgia, silenzio: prospettive fondamentali dei Padri orientali per oggi".
A fare gli onori di casa è padre Cyril Vasil', rettore dal settembre dello scorso anno. In questa intervista a "L'Osservatore Romano" il gesuita slovacco spiega il significato della visita e traccia un bilancio dei primi novant'anni di vita dell'Orientale. Con lo sguardo rivolto già al traguardo del centenario e senza dimenticare il grande sogno coltivato da Benedetto XV sin dalla fondazione dell'Istituto avvenuta il 15 ottobre 1917: farne una vera e propria università dedicata esclusivamente allo studio del patrimonio teologico dell'Oriente.
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Quell’aborto invisibile più duro del chirurgico |
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Scritto da Administrator
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Si dice che la pillola Ru486 provochi l'aborto 'invisibile'. Forse è per questo motivo che oggi appare così tanto desiderata. Lo è dai medici che praticano l'aborto, i quali così sperano di non dover più mettere le mani sul feto: per quanto possano mostrarsi disponibili a sopprimere una vita umana, si tratta di un evento non certo tra i più piacevoli neppure per coloro che sono abituati a praticarlo. Forse la pillola abortiva è desiderata anche da chi pensa che un intervento chirurgico non sia un fatto di poco conto - fisicamente, psicologicamente e moralmente - ed è indotto a credere che una pillola sia più sopportabile. Certo chi invoca la Ru486 spera di ridurre l'aborto a qualcosa di impalpabile, un evento possibilmente indolore e dalla durata minima. Con la stessa motivazione si vorrebbe far usare la pillola abortiva non in ospedale, come richiederebbe la legge 194, ma in privato, a casa propria, seppure sotto un generico controllo medico. Questo è il punto. L'aborto invisibile cui si vuole giungere è anche un aborto completamente privatizzato, che sfuggirebbe a quei sia pur minimi controlli previsti dalla legge, con immaginabili ricadute tra le più giovani.
Sarebbe uno degli esiti estremi del più generale fenomeno della 'privatizzazione della coscienza' per il quale ciascuno si può regolare come crede, senza dover rendere conto ad altri delle proprie scelte. Non è possibile però considerare l'aborto come fatto puramente privato: la vita umana non è un oggetto in balia della volontà di chiunque.
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