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In Belgio un imprevedibile "sì" condanna i giudici italiani |
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lunedì 08 febbraio 2010 |
Gianfranco Amato
Un anno fa Eluana Englaro veniva messa a morte grazie ad un provvedimento della magistratura fondato, tra l’altro, su due assiomi. Il primo riguarda il fatto che la ragazza di Lecco si trovasse in uno stato di coma irreversibile (categoria scientifica inesistente), dal quale non sarebbe mai potuta uscire. Il secondo è relativo al fatto che senza una «pienezza di facoltà motorie e psichiche» quella di Eluana fosse una «vita non degna di essere vissuta», traduzione italiana del termine “lebensunwertes Leben”, coniato dai giuristi tedeschi negli anni ’30 e riecheggiato tristemente nelle aule giudiziarie del Terzo Reich.
Così, nel febbraio 2009, attraverso la carta bollata, si è spenta l’esistenza di Eluana. Per una strana ironia della sorte, a ridosso dell’anniversario della sua morte, i fatti e la ricerca scientifica hanno sconfessato quei discutibili postulati dei giudici. Due giovani belgi, entrambi in stato vegetativo persistente a seguito di un incidente d’auto, sono stati incaricati dal destino di sgretolare i due presupposti logici della tragica decisione sul caso Englaro.
Lo “scherzo” che hanno fatto i due belgi ai soloni togati è stato davvero beffardo. Uno dei due si è risvegliato dopo 23 anni (6 anni in più di Eluana), dimostrando ancora una volta che il cosiddetto “coma irreversibile” non esiste. L’altro, sottoposto ad esame attraverso una nuova tecnica di risonanza magnetica, ha manifestato segni di facoltà psichica, arrivando a “dialogare”, attraverso il cervello, con i medici.
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lunedì 08 febbraio 2010 |
di Zygmunt Zimowski
Presidente del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari
La pastorale sanitaria rappresenta l'attività propria svolta dalla Chiesa nel settore della sanità, è espressione specifica della sua missione e manifesta la tenerezza di Dio verso l'umanità sofferente. Dopo l'esortazione di Gesù "va' e anche tu fa' lo stesso" (Luca, 10, 37), non è più lecito delegare il lenimento della sofferenza soltanto alla medicina, ma piuttosto è necessario ampliare il significato di questa attività umana. Nella Lettera per la Giornata mondiale del malato, il Papa ricorda di proposito l'opera del Pontificio Consiglio per gli operatori sanitari che quest'anno celebra i venticinque anni della sua istituzione e ringrazia per il cammino percorso. L'azione del Pontificio Consiglio, che ha una valenza mondiale di indirizzo e di sollecitazione delle istituzioni cattoliche, è particolarmente attuale oggi, quando la medicina concentra la propria attenzione sulla realtà biofisica della malattia. È necessario, infatti, riscoprire l'attenzione olistica alla persona umana che contraddistingueva l'azione taumaturgica di Gesù, e già presente nell'Antico Testamento. Ciò significa - lo ricorda l'enciclica Salvifici doloris - unire le sofferenze morali col dolore di determinate parti dell'organismo: delle ossa, dei reni, del fegato, dei visceri, del cuore.
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E la Chiesa cercò la pace globale |
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lunedì 08 febbraio 2010 |
La guerra tra europei era divenuta mondiale. Le nazioni in lotta, attraverso i combattimenti e la propaganda di guerra, allargavano sempre più il fossato che le separava. Era un fatto incontestabile, rilevabile nel panorama internazionale e nelle varie opinioni pubbliche. Di questa lacerazione risentiva la Chiesa stessa nel suo intimo. La guerra mondiale è un terreno invivibile per la Chiesa cattolica, diffusa in tante e diverse nazioni: conduce lo stesso cattolicesimo a una lacerazione interna. Infatti, quella Chiesa cattolica, che Benedetto XV guidava da Roma (dietro le mura vaticane, protetto dalla fragile legge delle Guarentigie, non accettata dalla Santa Sede), soffriva proprio la divisione tra i diversi cattolicesimi nazionali coinvolti nel conflitto, l'uno contro l'altro.
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Mons. Negri: amore per Cristo e fraternità contro la tentazione della carriera e del potere |
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giovedì 04 febbraio 2010 |
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Il fuoco missionario di San Domenico e la tentazione della carriera e del potere anche in coloro che hanno un ruolo all'interno della Chiesa sono alcuni dei temi che ieri il Papa ha affrontato nella sua catechesi durante l'udienza generale in Aula Paolo VI. Proprio su quest'ultimo punto ascoltiamo la riflessione di mons. Luigi Negri, vescovo di San Marino-Montefeltro al microfono di Benedetta Capelli:
R. - Io credo che un invito pressante sul piano spirituale, come quello che il Papa ha fatto ieri e non per la prima volta, debba trovare tutti gli ecclesiastici in una posizione di reale e sereno ascolto, con una vera volontà di immedesimazione con quello che il Santo Padre testimonia e dice. E' indubbio che, come ci ha ricordato bene San Tommaso d'Aquino, un uomo ha nella vita un affetto fondamentale che lo lega all'essere, a Dio e agli altri: è Cristo l'affetto esauriente della nostra esistenza. Tutti gli altri affetti si ordinano e diventano legittimi e addirittura buoni e positivi se vengono illuminati e guidati dall'affetto verso Cristo. Io lo dico con fatica, ma non posso non dirlo, che vedo poco amore verso Gesù Cristo in certi spazi ecclesiastici. E' inevitabile che quando c'è poco amore a Gesù Cristo altri amori ci prendano e addirittura mobilitino le nostre esistenze, le nostre energie, così che diventiamo uno spettacolo ben miserevole di fronte al mondo, che ci usa e ci irride.
D. - A volte ci può essere una sottile tentazione, cedendo alla quale, pian piano, il servizio si trasforma in potere. Come smascherare questo pericolo?
R. - Io penso che una vera fraternità possa essere un luogo dove uno si consegna in qualche modo con sincerità, a cui comunica la propria vita, le proprie difficoltà, e quindi può sentirsi corretto. C'è però una grande solitudine. Se si coltiva una vita ecclesiastica solitaria, si diventa molto più vulnerabili di fronte alle tentazioni del demonio.
D. - Talvolta, nell'opinione di molti, la Chiesa, il Vaticano, il sacerdote, sono nomi legati proprio alla parola "potere". Cosa rispondere?
R. - Dando una testimonianza che si può essere preti, vescovi, cardinali, impegnati nella responsabilità della guida della diocesi in modo disinteressato. Disinteressato vuol dire totalmente innamorato di Cristo, perché il valore non è non avere affetti, ma avere l'affetto giusto. Io penso che la gran parte degli ecclesiastici non siano nella condizione descritta dal Santo Padre. Purtroppo, tre o quattro che tralignano buttano ombra anche sui molti buoni.
D. - San Francesco e San Domenico, di cui il Papa ha parlato nelle ultime catechesi, cosa ci insegnano allora?
R. - Loro hanno fatto una grande riforma culturale della Chiesa: hanno riproposto l'Evangelo nella sua radicalità come vita di fede e nella sua capacità di espansione dal punto di vista sociale. San Francesco ha riproposto quell'umanesimo cristiano. San Domenico ha dato come contenuto, a questo umanesimo cristiano, la cultura. Noi viviamo di questa ricchezza che è stata in questi grandi fondatori e dobbiamo riviverli noi come una presenza nella Chiesa, non semplicemente come un ricordo del passato. Ed è esattamente questo, mi sembra, l'intendimento del Santo Padre durante l'udienza.
© Radio Vaticana - 4 febbraio 2010
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Il caso Baoding e la Lettera del Papa |
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martedì 02 febbraio 2010 |
La vera storia del vescovo Francesco An Shuxin: detenuto per dieci anni dai comunisti, insultato da agenzie cattoliche, processato da suoi fratelli nella fede e trattato con qualche imbarazzo anche dal Vaticano. Una vicenda emblematica, che rivela diffuse resistenze ai suggerimenti pastorali rivolti da Benedetto XVI a tutti i cattolici cinesi nella Lettera del giugno 2007
di Gianni Valente
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