Loading feeds...

Created by PHP Web Development

Custode di un'identità

  • PDF
014q04bL'invito di Montini a vivere la cultura come "carità intellettuale"

Nel pomeriggio di martedì 18 gennaio viene presentato a Milano, il Catalogo sistematico del Museo diocesano edito da Electa, in collaborazione con Intesa Sanpaolo, nella collana "Musei e Gallerie di Milano". Partecipano il cardinale arcivescovo Angelo Scola, e il vescovo Franco Giulio Brambilla. Anticipiamo stralci di uno degli interventi.


di PIETRO PETRAROIA
"L'inventariazione e la catalogazione dei beni culturali mobili e immobili (...) costituiscono il fondamento conoscitivo di ogni successivo intervento". Così si legge nell'Intesa fra il ministero per i Beni e le Attività culturali e la Conferenza episcopale italiana, stipulata nel 2005. Si tratta di parole sintetiche e chiare, dette assai meglio qui che in qualsiasi altra norma italiana, incluso il Codice dei beni culturali e del paesaggio. Si afferma in sostanza che gli interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale non sono affidabili, se non si fondano su un rigoroso previo momento conoscitivo, di studio e documentazione, i cui esiti non devono essere relegati a una fruizione individuale, soggettiva, ma vanno invece esplicitati in una forma che ne consenta la verifica critica da parte di una pluralità di soggetti, facilitando così interventi consapevoli, e dunque responsabili, più corretti ed efficaci possibile.
 La difficile ma solidissima fedeltà, con la quale la Banca Commerciale Italiana avviò e oggi Intesa Sanpaolo prosegue l'impegno di catalogare e pubblicare il patrimonio artistico di tutti i musei milanesi, sembra orientarsi a questa medesima finalità e proprio per questo costituisce un contributo di grande e permanente validità per il perseguimento del bene comune, in particolare dell'obiettivo di restituirci la percezione piena del valore dei beni culturali musealizzati, intesi come preziosi riferimenti per la cura, nel tempo, della nostra identità. Nel caso del Museo diocesano l'identità di cui esso si prende cura, anzitutto con lo studio e la catalogazione delle proprie opere d'arte, sino alla loro pubblica esposizione, ha una valenza davvero pregnante e in certo modo duplice, perché alla storia artistica e culturale del territorio correla inestricabilmente la storia delle variegate comunità cristiane della diocesi, vissute nei secoli nella fedeltà alla tradizione, ma anche nella ricerca appassionata e continua di espressioni sempre nuove per celebrare nell'arte l'accoglienza della fede in termini attuali.
Non possiamo qui dimenticare che proprio alcuni grandi arcivescovi di Milano del secolo passato ebbero grande ruolo come committenti di nuove chiese e quindi assunsero la responsabilità del confronto con l'architettura e la società del proprio tempo: Andrea Carlo Ferrari, Alfredo Ildefonso Schuster, Giovanni Battista Montini. E in particolare Montini, affiancato da monsignor Pasquale Macchi, ebbe rinnovata attenzione al tema dell'arte contemporanea e, più in generale, alla cultura da vivere come "carità intellettuale" nel suo tempo di grandi modernizzazioni.
Proprio la carità intellettuale (che aveva ispirato già Federico Borromeo nel fondare l'Ambrosiana) era stata al cuore della spiritualità di Antonio Rosmini, così caro a Paolo VI; e giustamente monsignor Luigi Crivelli - realizzatore e primo presidente del museo - nella biografia che al Montini arcivescovo dedicò dieci anni or sono, ha voluto definire con questa espressione, carità intellettuale, il suo atteggiamento specifico rispetto al mondo della cultura.
La storia del Museo diocesano, dalla prima idea di Schuster, lungo il suo settantennale percorso, sino all'inaugurazione del 5 dicembre 2001, è maturata con difficoltà in un contesto storico di vicende socio-culturali complesse e quindi di scelte pastorali talvolta ardue.
 Il catalogo sistematico del museo che oggi ci viene offerto si pone, dunque, non soltanto come un accurato rendiconto scientifico, il compimento insomma del processo che porta il museo, proprio nel suo decennale, alla riconosciuta maturità fra gli altri musei milanesi presenti nella collana di Electa curata da Carlo Pirovano: vero modello di metodo per l'Italia e non solo. Di fatto questo catalogo ci appare infatti consegnato anche alle numerose comunità cristiane della diocesi, che al museo non possono non sentirsi legate; e non soltanto nel caso in cui esso abbia dato protezione e visibilità a opere d'arte che da tali comunità locali provengano, ma soprattutto perché il museo da un decennio si pone - grazie anzitutto al suo direttore e al suo staff scientifico e tecnico, grazie ai suoi volontari - come un servizio concreto per un intenso dialogo con la società contemporanea, provocandola, tramite l'esperienza diretta dell'arte, a riconoscere i suoi bisogni profondi, nel suo continuo mutarsi.
 Nella prefazione al catalogo il direttore non esita a chiarire con limpida onestà professionale che il risultato attuale dell'assetto espositivo è il migliore possibile nelle condizioni date, anche se non è il migliore in assoluto; che la realizzazione del quarto braccio è pertanto obiettivo irrinunciabile; e non è facile, aggiungo qui, il raccordo fra le opere raccolte dal territorio e quelle afferenti a preziose collezioni acquisite in dono, a partire da quella arcivescovile, le quali, peraltro, hanno potuto raggiungere il museo e offrirsi al nostro godimento proprio perché il museo è nato e dà prova costante di ben lavorare per la crescita della cultura e la maturazione nella fede cristiana, come aspetti di un'integrata - ma non integralista - proposta di servizio.
Nutro infine l'opinione personale che il futuro del Museo diocesano di Milano possa giovarsi di un coraggioso intervento strategico, che si dispieghi anche fuori dai suoi confini, promuovendo un'interazione costante e intensa nella gestione di numerose collezioni artistiche e storiche di inestimabile valore, per le quali questa diocesi può serbare gratitudine alle generazioni passate.
Senza pretendere di citarle tutte, ritengo che già soltanto evocarne talune, una accanto all'altra (l'Ambrosiana, il Museo del duomo di Milano, il Museo del duomo di Monza, il Museo di Sant'Ambrogio, in parte qui trasferito con oggetti di pregio supremo), e ricordare poi altre collezioni e centri artistici di pregio, come la Galleria d'arte sacra dei contemporanei a Villa Clerici, il Centro San Fedele, le collezioni del Pime, il Museo dei Cappuccini, basti a far intendere quali grandi ricchezze e responsabilità le comunità ecclesiali di questa diocesi si trovino oggi a dover ben amministrare, in una società che diviene sempre più multietnica e pluriculturale, terrorizzata dalla paura dell'impoverimento materiale.
Nessuno, immagino, vorrà credere che la diocesi possa o voglia far tutto da sola; il cardinale arcivescovo lo ha escluso nelle parole e nei fatti con l'incontro del 29 settembre scorso proprio qui, nel Museo diocesano, ricordando che lo stesso servizio dell'autorità "o è collettivo o non è"; parimenti, nessuno potrebbe credere che bastino le soprintendenze per assicurare ovunque la tutela. Nessuno, poi, vorrà ignorare l'inscindibile legame storico, che va sempre curato, tra le opere d'arte musealizzate e quelle delle tante chiese e case religiose della diocesi.
Il catalogo sistematico di questo museo, che oggi ci viene consegnato, mettendoci sotto gli occhi valori assolutamente unici esprime, dunque, nel contesto di tutta la collana dei cataloghi dei musei milanesi, anche un preciso appello alla corresponsabilità di quanti, nelle istituzioni pubbliche e private, così come nelle famiglie e nelle comunità, potrebbero aprirsi a una generosa cooperazione e a un confronto creativo e senza pregiudizi, per continuare a salvaguardare e godere oggi e in futuro quanto i musei ecclesiastici ci offrono.

(©L'Osservatore Romano 18 gennaio 2012)
rssfeed
Email Drucken Favoriten Twitter Facebook Myspace Stumbleupon Digg MR. Wong Technorati aol blogger google reddit YahooWebSzenario