| LA TURCHIA E' DEMOCRATICA NONOSTANTE IL MARTIRIO DI DON SANTORO E MONSIGNOR PADOVESE |
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| Scritto da Administrator | |
| martedì 27 luglio 2010 | |
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Tra le mie letture estive mi ha colpito un servizio apparso sul mensile 30Giorni, n.4 2010, una conversazione del vicedirettore Giovanni Cubeddu con il ministro degli esteri della repubblica di Turchia, Ahmet Davutoglu, per ricordare il cinquantesimo anniversario delle relazioni diplomatiche tra Turchia e Santa Sede. Il politico turco un mese prima dell'uccisione di monsignor Padovese, esalta la democraticità del suo Paese proprio perchè musulmano, e aprendo una finestra sulla storia della Turchia, ricorda che ha accolto diverse civiltà, essendo geograficamente al centro tra l'Europa e l'Asia centrale.
Davutoglu fa l'elogio della società ottomana dove coabitano culture diverse tra loro. “A differenza di numerosi centri europei e asiatici, ad esempio, le città turche in Anatolia o i Balcani sono sempre stati multiculturali; in molte città turche si incontrano moschee, chiese, sinagoghe una accanto all'altra. Questo no si riscontra nell'Europa occidentale o centrale”. Ecco l'esponente politico turco è convinto che la società turca ha questo background multiculturale. E afferma che nelle società musulmane non esiste un problema di tolleranza, soprattutto in quella turca. E' un errore di percezione quello di considerare le società musulmane intolleranti. La nostra tradizione è stata sempre multiculturale, la democrazia in Turchia è radicata nella società, a questo proposito il ministro fa alcuni esempi, già nel 1820 in Turchia si votava e nel 1930, le donne avevano diritto al voto, mentre in Europa ancora bisognava aspettare. Pertanto secondo Davutoglu, “nessuno dovrebbe sentirsi autorizzato a identificare i musulmani in generale o i turchi in particolare con una cultura del regime autoritario, o con una cultura dell'uniformità o dell'intolleranza. E' vero l'opposto: la nostra storia è una storia della tolleranza”. Dovremmo chiederlo al popolo armeno che è stato decimato dai turchi agli inizi del secolo scorso. Il ministro sottolinea che perfino gli ebrei nel 1492 scacciati dalla Spagna sono stati accolti in Turchia e potrebbe offrire molti esempi di come il suo Paese è stato un approdo sicuro per molti uomini e donne provenienti dall'Europa. Questa è la nostra prospettiva: stiamo difendendo una cultura della tolleranza, dei diritti umani, del rispetto della multiculturalità, del rispetto delle differenti culture e religioni. Il ministro originario di Konya in Anatolia, territorio dove è stato massacrato il vescovo cappuccino monsignor Padovese, ricorda un filosofo, Gialal al-Din Rumi che nel XIII secolo poteva dire che chiunque credente o non credente venendo in Anatolia, “Tu non dovresti essere senza speranza, dovresti venire qui, chiunque tu sia”. Il ministro puntualizza che le sue parole non vogliono condannare l'Europa, ma anche qui secondo lui, bisogna cambiare idea:“la cultura dell'Anatolia è cultura di tolleranza, d'armonia e di mutuo rispetto e oggi a noi turchi non sembra assolutamente paradossale essere nello stesso tempo buoni musulmani e buoni democratici”. Forse monsignor Luigi Padovese non la pensa così. Bene a questa conversazione sarebbe interessante proporre, “La via crucis dei cristiani turchi”, cronologia dei principali episodi di violenza a danno dei fedeli, dall'omicidio di don Santoro a oggi, pubblicata dal giornale online Missiononline.org il 5 giugno scorso, due giorni dopo l'uccisione del vescovo milanese. Negli ultimi anni la Chiesa cattolica in Turchia è stata sottoposta ripetutamente a minacce e violenze. Ma anche ortodossi e protestanti hanno subito discriminazioni, aggressioni e soprusi. Di seguito offriamo un breve riepilogo dei fatti, che danno l’idea di una lunga via crucis. Di più: un ecumenismo della sofferenza quotidiana. 2010 Giugno. Giovedì 3 giugno mons. Luigi Padovese, vicario apostolico della Turchia, viene assassinato a Iskenderun. L'omicida, il suo autista, confessa. S. Teresa di Riva, 19 luglio 2010 Festa di S. Vincenzo dé Paoli. DOMENICO BONVEGNA
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