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Anche la Chiesa desidera porre un freno alle intercettazioni PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
sabato 17 luglio 2010

Ai "delitti più gravi" riservati alla congregazione per la dottrina della fede, le nuove norme pubblicate il 15 luglio 2010 ne hanno aggiunto uno che riguarda il sacramento della penitenza.

Dice il paragrafo 2 dell'articolo 4 delle nuove norme:

"Fermo restando il disposto del [precedente] § 1 n. 5 [riguardo alla violazione del sigillo sacramentale], alla congregazione per la dottrina della fede è riservato anche il delitto più grave consistente nella registrazione, fatta con qualunque mezzo tecnico, o nella divulgazione con i mezzi di comunicazione sociale svolta con malizia, delle cose che vengono dette dal confessore o dal penitente nella confessione sacramentale, vera o falsa. Colui che commette questo delitto, sia punito secondo la gravità del crimine, non esclusa la dimissione o la deposizione, se è un chierico".

Come è noto, il delitto qui richiamato è ricorrente, nei media. Tant'è vero che a un caso di questi "La Civiltà Cattolica" dedicò il 17 febbraio del 2007 un editoriale molto severo anche sotto il profilo della deontologia giornalistica.

L'editoriale della "Civiltà Cattolica", approvato dalla segreteria di Stato vaticana e riprodotto integralmente in www.chiesa, così concludeva:

"Questo episodio avvilente mette in luce una volta di più l'inadeguatezza dell'Ordine dei giornalisti, caratterizzato come sempre più spesso accade dall'assenza. Molti ritengono - secondo noi purtroppo giustamente - che sia giunto il momento di valutare più approfonditamente il modo con il quale l'Ordine vigila sulla deontologia dei suoi iscritti".

© Sandro Magister - settimo cielo



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