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Ratzinger è la soluzione, non il problema
- Lunedì 05 Aprile 2010
- Scritto da - Staff ZM -
CITTA' DEL VATICANO
Secondo lei, monsignor Rino Fisichella, si sta assistendo alla Via Crucis di Papa Ratzinger o è un paragone azzardato?
«E' una stazione della Via Crucis, la sesta, l'incoronazione di spine. Come non vedere che sono stati riproposti fatti dolorosi del passato con un intento strumentale e strategico solo per attaccare Benedetto XVI? Ciò che fatico a capire è la miopia con la quale si sta affrontando (in diverse sedi) questa strategia. Non è chiaro perché non si voglia comprendere che la sua figura è la soluzione, non il problema». Una crisi di queste proporzioni non vi è mai stata. Lei che risposta si sta dando?
«E’ vero, non c’è mai stato in passato una sequela di attacchi così violenti e di queste proporzioni. Sicuramente alla base vi è il ruolo che sta svolgendo la Chiesa, in opposizione a diverse ideologie dominanti, le quali vorrebbero imporre una cultura di morte. La voce della Chiesa a livello internazionale è l’unico autentico e credibile riferimento per la difesa della vita innocente e della dignità della persona. Mai come in questi ultimi vent’anni, dall’Evangelium Vitae in poi, si fa sentire così forte, costante e convincente. Davanti a questa presa di posizione si materializzano potenze contrarie sia a livello culturale, che economico e mediatico, le quali non sopportano questa presenza chiara e credibile. Ciò che è in atto è un attentato alla credibilità globale della Chiesa».
Lei che conosce bene Papa Ratzinger, come sta vivendo questo momento?
«Da sacerdote vive il momento come una prova molto forte che sa coinvolgere direttamente tutta la quanta la Chiesa. Il suo pensiero e la sua formazione lo spingono a trasformare il male, in bene. Il momento deve diventare una ulteriore forma di purificazione della Chiesa e un passo in avanti per svolgere ancora meglio la sua missione».
La posta in gioco è alta: la credibilità della Chiesa è in picchiata e un sondaggio dice che la popolarità del Papa è calata di ben 13 punti dal 2006..
«Per mia fortuna non credo ai sondaggi. Piuttosto vorrei parlare di dati oggettivi, ovvero delle conversioni che maturano negli Stati Uniti. L’anno scorso vi sono stati 55 mila casi. Vi sono poi 60 parrocchie presbiteriane che vorrebbero entrare in blocco. Se il New York Times fosse davvero bene informato, forse non si sbilancerebbe tanto. Visto che questi sono fatti e non sondaggi, c’è davvero da chiedersi se la credibilità è così bassa come qualcuno insiste nel farci credere? Non è magari per evitare di parlare di questo movimento?»
Lo scandalo della pedofilia approdato anche in Europa è una specie di Mani Pulite?
«Come uomo di Chiesa sono esterrefatto nel venire a conoscenza di fatti e reati che hanno coinvolto dei bambini da parte di sacerdoti che per loro missione dovrebbero avere il culto della difesa della vita innocente. Sono incredulo come sia potuto accadere, e mi sento anche frustrato davanti al peso che queste piccole vittime porteranno per tutta la loro esistenza. Dall’altra parte, tuttavia, se vogliamo difendere i bambini dobbiamo agire: il fenomeno è talmente diffuso nella società che si dovrebbe imporre una svolta radicale nella mentalità globale».
Lei crede nella tesi del complotto contro la Chiesa?
«Certamente certi fatti non possono essere casuali. Il ripetersi continuo di accuse che risalgono agli anni Cinquanta e Sessanta, facendole passare come se fossero dei nostri giorni, non possono lasciare indifferente nessuna persona con un minimo di intelligenza, per non pensare che non si tratti di una strategia per impedire alla Chiesa di compiere la sua missione».
Più semplicemente non è che la questione morale che ha investito ogni settore della società doveva, prima o poi, arrivare anche alla Chiesa?
«La Chiesa vive nel mondo ed è fatta di uomini. Dal momento che c’è una cultura globalizzata che spinge a questi orribili comportamenti, è ovvio che ci siano anche alcuni sacerdoti che tradendo la propria missione, siano caduti in questo errore. Vorrei fare presente, però, che il primo ad avere sollevato il problema della urgenza dell’etica è stato Benedetto XVI. Nei documenti che ha varato da cardinale è scritto che la vittima è obbligata alla denuncia. Un principio come questo non dovrebbe portare di certo un vescovo al silenzio e a non collaborare con la giustizia. Ma non tocca di certo al vescovo denunciare un prete; non può. E’ la vittima o i suoi genitori. La collaborazione del vescovo con la magistratura è successiva ad una denuncia previa. Il vescovo ha il compito di fare indagini interne e prendere provvedimenti».
Il mondo anglosassone sempre critico nei confronti dei cattolici è tornato a cavalcare la polemica. Gli anglicani criticano gli irlandesi, non vogliono la visita del Papa a Londra. Che c’è dietro?
«In Gran Bretagna esiste ancora una componente fortemente discriminante nei confronti del mondo cattolico, equivale ancora ad essere emarginato e discriminato. A Londra funzionano benissimo lobby potentissime, multinazionali farmaceutiche a favore dell’aborto, di ricerche che vanno contro l’essere umano... Insomma è facile intravedere in quello che accade l’avversione nei confronti della Chiesa per la chiarezza dei suoi insegnamenti».
© Il Messaggero - 4 aprile 2010



















