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| Non toccate mio padre, un santo |
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| Scritto da Administrator | |
| lunedì 17 novembre 2008 | |
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Agosto 1999, università di Tel Aviv. L'occasione è un seminario sui rapporti fra ebrei e cattolici, evento di un certo tono. Padre David Maria Jaeger, frate francescano, nato in seno al popolo di Abramo 53 anni fa (alunno modello del liceo Beilin di Tel Aviv, un futuro nella scuola rabbinica e invece, come un piccolo Saulo caduto da cavallo, prima della fine del liceo si troverà folgorato dalla Mystici Corporis Christi di papa Pacelli), si è preparato con cura. Alla fine dell'intervento alza gli occhi, vede tra il pubblico il presidente dell'Anti-defamation League, l'associazione che si occupa di combattere le false accuse contro gli ebrei, e gli dice: «Perché l'Adl non offre la sua esperienza nella lotta contro le calunnie per aiutarci a combattere le menzogne che circolano sul conto di Pio XII?
Oggi noi cattolici siamo nella situazione in cui tante volte si sono trovati gli ebrei, vittime di dicerie ripetute, di "tutti sanno che", che diventano verità comunemente accettate». Una proposta paradossale, che quel giorno cade nel vuoto. «Ma io rimango convinto che sarebbe un bellissimo gesto di amicizia», dice oggi a Tempi padre Jaeger, raggiunto per parlare di Pio XII in occasione della mostra che il Vaticano ha dedicato a papa Pacelli per il cinquantenario della morte. «Sarebbe un contributo pienamente nel solco della stima che gli ebrei hanno sempre manifestato per l'opera di questo grande papa». A leggere i giornali di queste settimane non sembrerebbe. Di fronte alla notizia di un possibile avanzamento del processo di beatificazione di Pio XII nel mondo ebraico c'è stata una levata di scudi. Non in tutto il mondo ebraico. E poi, come lei sa, non è sempre stato così. Subito dopo la fine della guerra dal mondo ebraico si levò un ringraziamento unanime per l'opera che Pio XII aveva svolto durante il conflitto in difesa degli ebrei. Una gratitudine che in occasione dei funerali di papa Pacelli, nell'ottobre del 1958, fu ribadita ai massimi livelli, da Golda Meir e da Nahum Goldmann, allora rispettivamente ministro degli Esteri di Israele e presidente del Congresso ebraico mondiale. Sono cose notissime. Poi è venuta un'opera di fiction, pura invenzione, Il vicario di Rolf Hochhut, che ha inventato dal nulla l'immagine di un Pio XII antisemita. Ma se si tratta di un'opera di fantasia, perché ha sostituito nella mentalità comune la verità storica? Perché si è mostrata strumentale ad altri fini, ai fini di chi pratica una strategia persecutoria che mira a tenere sempre la Chiesa cattolica in generale e la Santa Sede in particolare sul banco degli imputati. Perché serviva a "scuotere le coscienze", si diceva allora, a far crescere la consapevolezza nella Chiesa di tutti gli errori che aveva commesso nella storia nei confronti del popolo ebraico. Ma le coscienze ormai si sono risvegliate ben bene: i rapporti tra cattolici ed ebrei hanno subìto una svolta epocale, le due comunità vivono in un clima di stretta amicizia che si manifesta ai più diversi livelli e in tutto il mondo. Le polemiche di oggi mi sembrano il colpo di coda di una strategia che non ha più un obiettivo reale. Ma forse c'è qualcuno che di queste cose vive. Infatti la ricerca storica ormai ha messo in mostra quanto in realtà papa Pio XII fece in favore degli ebrei. La ricerca storica per sua natura non ha mai fine, e infatti continua a portare alla luce nuovi fatti, che permettono di conoscere sempre di più il bene che la Chiesa fece in quell'epoca oscura; ma quello che può scoprire sarà sempre una minima parte di quel che realmente accadde. Per capire questo punto bisogna avere ben presente le condizioni della Chiesa dell'epoca. Allora i monasteri che aprissero le porte a estranei, chiunque essi fossero, anche cattolici, anche religiosi, senza una specifica autorizzazione, incorrevano nella scomunica, automaticamente. È assolutamente impensabile che decine e decine di monasteri lo abbiano fatto senza la certezza che il Papa avrebbe concesso una deroga dalla norma. Deroga che certamente non fu mai messa per iscritto, ma altrettanto certamente fu fatta circolare oralmente, come è nella tradizione della Chiesa in caso di pericolo. Pensi che ho conosciuto un mio confratello che ai tempi della Guerra fredda portava le nomine episcopali in un paese in cui la Chiesa era perseguitata, non avrebbe dovuto esistere: persino un atto così ufficiale, in quella situazione, non veniva messo per iscritto; lui andava dagli interessati e a voce comunicava loro che erano stati nominati vescovi. La calunnia tuttavia non è legata a quel che la ricerca storica può documentare. L'accusa non è che Pio XII non abbia fatto "tutto il possibile" per salvare gli ebrei, perché se si sia fatto tutto il possibile non può mai essere stabilito. La calunnia sta nelle ragioni per cui Pacelli non avrebbe fatto tutto. Quali sarebbero queste ragioni? Mi costringe a fare un atto impuro, perché si viene contaminati dalla loro impurità anche solo a nominarle... Comunque vanno dall'accusa di avere personalmente una posizione antisemita a quella secondo cui Pio XII avrebbe preferito il nazismo al comunismo, fino all'insinuazione che avrebbe sacrificato gli ebrei per salvare i cattolici. Tutte imputazioni da respingere fermamente al mittente, prima ancora di ogni ricerca storica. E pretendendo le scuse. Perché se uno vuole avere un rapporto amichevole con me non può sputarmi in faccia, non può insultare mio padre. La Chiesa cattolica venera in Pio XII un grande papa, un padre santo: non puoi pretendere di essere mio amico e insieme di oltraggiare mio padre. Il punto della questione semmai è un altro. La discussione legittima non è su Pio XII, ma sul compito della Chiesa di fronte al male, e specialmente di fronte al male assoluto come è stato il nazifascismo. Che compito ha la Chiesa davanti al male? Ci sono due linee di pensiero, entrambe legittime. Una ritiene che il compito sia la denuncia profetica a oltranza, senza calcolare i costi, senza curarsi delle conseguenze, perché le verità da affermare hanno un valore assoluto. Da questo punto di vista, la Chiesa avrebbe come minimo dovuto non togliere la scomunica ai sostenitori del partito nazista, e anzi estenderla a tutti coloro che in qualche modo collaborassero con la sua opera, inclusi, per dire, i ferrovieri che facevano andare i treni o i postini che consegnavano gli ordini. Una seconda linea di pensiero invece, che costituisce la prassi istituzionale usuale, prevede che si cerchi, senza violare direttamente le coscienze, di sopravvivere come si può dentro le circostanze avverse, per fare comunque il massimo di bene possibile, sia sotto il profilo del conforto spirituale sia dal punto di vista dell'aiuto materiale. Non è solo un problema della Chiesa, si badi bene. Una volta, durante una trasmissione televisiva israeliana simile a Porta a porta si parlava di queste cose. Allora io ho ricordato che una situazione simile si era presentata al governo israeliano nei confronti del governo dei generali in Argentina. La politica di quel regime, infatti, per effetto della sua ideologia filonazista, aveva preso particolarmente di mira gli ebrei. Gli ebrei scampati alle persecuzioni e arrivati in Israele chiesero con insistenza al nostro governo di denunciare pubblicamente i crimini di quello argentino e di rompere ogni forma di collaborazione. Il governo israeliano decise al contrario di mantenere tutti i rapporti che lo legavano a quello argentino, perché questo offriva la possibilità di salvare almeno qualcuno degli ebrei argentini. Non potrò mai dimenticare l'espressione che si dipinse allora sulla faccia del conduttore della trasmissione, e la rapidità con cui disse: «Bene, passiamo a un altro argomento...». Pare di capire che lei si schiera con la seconda linea di pensiero. Guardi, io sono devotissimo al beato Franz Jägerstätter, un giovane padre di famiglia, terziario francescano, elevato agli onori degli altari poco più di un anno fa, che accettò liberamente e lietamente di essere condannato a morte per essersi rifiutato di prestare servizio nel 1943 nell'esercito tedesco, perché aveva capito di quali crimini si stesse macchiando il nazionalsocialismo e non voleva esserne in alcun modo complice. Secondo il mio personale parere, è il martire più significativo del XX secolo, l'espressione più genuina della Chiesa in Europa in quel tempo, il suo sacrificio ha espiato anche per i tanti che hanno chiuso gli occhi. Per uno Jägerstätter c'erano milioni di conniventi, questo semmai è il vero problema. Padre Jaeger, non le pare strano che di tanto in tanto rispuntino queste polemiche? Sembra quasi che puntualmente qualcuno torni a parlare della beatificazione di Pio XII apposta per suscitare le reazioni dei suoi avversari e ostacolarne il cammino. Vede, i processi di beatificazione si svolgono a porte chiuse, la proclamazione di un beato è una questione che riguarda unicamente il culto cattolico e spetta esclusivamente al Santo Padre, non all'opinione pubblica. Io certamente non ne so nulla. So però con certezza che queste discussioni sono nocive, perché distraggono da cose più importanti. Noi oggi non dobbiamo restare incollati al passato ma guardare verso il futuro. Forse a seminare zizzania è proprio chi non vuole un futuro di pace, di alleanza tra cattolici ed ebrei. Ma noi abbiamo davanti un futuro fatto di condivisione tra cattolici ed ebrei sulla base della rivelazione che condividiamo, un futuro di alleanza per annunciare insieme al mondo l'Alleanza di Dio con gli uomini. A questo dobbiamo guardare. © TEMPI |


