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Non si cambia tanto per cambiare ma per pregare sempre meglio PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Nel corso della Messa Crismale del Giovedì Santo, il 20 marzo, nel Duomo di Milano, davanti a centinaia di sacerdoti e alcune migliaia di fedeli, è avvenuto un atto solenne e - per la Chiesa locale - di portata storica:  dalla Cattedra l'arcivescovo di Milano, cardinale Dionigi Tettamanzi, ha firmato il decreto di promulgazione del nuovo Lezionario Ambrosiano. Nel contempo ha annunciato che esso entrerà in vigore dall'Avvento 2008, il quale per il rito ambrosiano incomincerà con la domenica 16 novembre, cioè con le consuete due settimane di anticipo rispetto al resto della chiesa cattolica. Benedetto XVI, attraverso la competente congregazione, ha approvato e confermato il nuovo lezionario il 16 marzo; così il cardinale Tettamanzi, nelle sue funzioni e prerogative di "Capo del rito ambrosiano", ha potuto procedere alla lettura e firma del predetto decreto. L'atto è l'ultima tappa di un cammino di aggiornamento dei libri liturgici, che ha preso il via in forza delle indicazioni del concilio ecumenico Vaticano II, il quale afferma che "la Santa Madre Chiesa considera di uguale diritto e con pari onore tutti i riti legittimamente riconosciuti, e vuole che in avvenire essi siano conservati e in ogni modo incrementati" (Sacrosanctum Concilium, 4). Così alcuni libri liturgici ambrosiani erano stati riformati:  fra di essi, il Messale Ambrosiano, rinnovato dal 1976, e un lezionario, edito dall'arcivescovo cardinale Giovanni Colombo ad experimentum quale "supplemento ambrosiano ai volumi del Lezionario Romano".
Quella in uso negli ultimi trent'anni al servizio della liturgia della Parola, dunque, era un'opera incompleta e "provvisoria"; parlando in questo momento di "nuovo" lezionario ci si rapporta appunto a quello sopra citato del 1976. Fra gli altri passi per giungere all'edizione attuale è da ricordare quello compiuto dal Sinodo diocesano XLVII, promulgato nel 1995 dall'arcivescovo cardinale Carlo Maria Martini, che nella Costituzione 87, auspicando il compimento della riforma della liturgia ambrosiana avviata con il Vaticano II, citò la revisione dei libri liturgici già pubblicati, "in particolare il lezionario".
Nel 1996 lo stesso cardinale Martini incaricò la Congregazione del rito ambrosiano di formare una Commissione di esperti, affinché esplorasse la possibilità di un lezionario ambrosiano completo, organico e originale per l'intero arco dell'anno liturgico. Nel 2005 la congregazione valutò con parere positivo il lavoro svolto dalla commissione.
"Dopo un lungo iter preparatorio supportato da un'accurata indagine storica e un'attenta considerazione degli aspetti liturgici e pastorali - ricorda il cardinal Tettamanzi nel decreto - la Congregazione del rito ambrosiano ha predisposto il testo di un nuovo Lezionario Ambrosiano che, completo di letture bibliche per l'intero anno liturgico secondo la struttura del calendario ambrosiano, previamente riformato, corrispondesse meglio alla ricca tradizione del rito ambrosiano".
In effetti, insieme con il documento firmato dal cardinale, sono promulgati le "Norme generali per l'ordinamento dell'Anno liturgico", con il relativo Calendario Ambrosiano, parzialmente rivisti, e il nuovo Lezionario Ambrosiano, con i Praenotanda e i tre libri del lezionario de tempore redatti sia in lingua latina, conformemente al testo della Nova Vulgata, sia in lingua italiana, conformemente alla nuova traduzione adottata dalla Conferenza episcopale italiana.
Si può notare come il nuovo lezionario sia espressione della costante comunione nella fede cattolica e nella disciplina sacramentale tra la Chiesa ambrosiana e la Chiesa romana. Si è giunti alla promulgazione, in modo tale che dall'Avvento 2008 "il nuovo lezionario deve essere adottato come ufficiale e obbligatorio in tutte le chiese, oratori e cappelle di rito ambrosiano. Si intendono pertanto revocate tutte le concessioni per l'uso del Lezionario Romano".
Il documento siglato dall'arcivescovo e dal cancelliere conclude:  "Affido alla Congregazione del rito ambrosiano, in collaborazione con i competenti uffici e servizi della Curia il compito di predisporre quanto necessario per dare attuazione alle presenti disposizioni, provvedendo anche a fornire indicazioni circa l'uso del Messale Ambrosiano e della Liturgia Ambrosiana delle Ore in coerenza con le nuove norme liturgiche e in particolare con il Calendario Ambrosiano modificato".
L'introduzione dei nuovi testi non è un mero cambio di libri, ma una spinta verso il rinnovamento della capacità di pregare la Parola e con la Parola dentro la Liturgia. Nel mutare il programma delle letture della messa e di altre celebrazioni, sono stati adottati nuovi criteri per selezionare i brani biblici. Vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli sono chiamati a comprendere, accogliere e applicare con gioia e serietà le novità apportate.
Com'è noto, il rito ambrosiano si richiama nel nome stesso a sant'Ambrogio - l'aggettivo ambrosiano col tempo è divenuto sinonimo di "milanese" - anche se non tutto il suo patrimonio liturgico deriva direttamente dagli scritti del patrono, in particolare gli inni. I primi documenti - per esempio l'evangeliario conservato nella Biblioteca Ambrosiana - attestanti un rito organizzato e distinto sono dei secoli IX-X; a epoche precedenti si possono far risalire formule liturgiche (con il vescovo Eusebio, 449-462); quindi ci sarebbe un secondo sviluppo del rito ambrosiano a partire dalla metà del secolo VII, mentre si sentiva l'influsso di elementi orientali per il tramite della Chiesa di Ravenna.
Diversi documenti tra il X e il XII secolo attestano che Papa Adriano I (772-795) riconobbe alla chiesa ambrosiana il diritto di avere un proprio rito particolare, contro le pretese di soppressione da parte di Carlo Magno. Il rito ambrosiano, con proprio calendario, messale e lezionario, liturgia delle ore e alcuni rituali, è in uso in quasi tutte le parrocchie dell'arcidiocesi di Milano e inoltre in 31 parrocchie della diocesi di Bergamo, in 2 di quella di Lodi, in 55 di Lugano, in 7 di Novara e in 3 di Pavia.
Il lezionario intende dare nuovo impulso alla liturgia e alla pastorale:  l'itinerario dell'anno liturgico e la proposta biblica al suo interno saranno la prima fonte di educazione alla fede. In questo impegno, da una parte si valorizza la bimillenaria tradizione ambrosiana, nella ricchezza del patrimonio liturgico che essa ha custodito nei secoli, dall'altra si rafforza un ponte spirituale con l'Oriente:  il rito ambrosiano ha una sensibilità che ha punti di contatto con quella orientale, non contrapposta alla romana, ma con essa armonicamente composta, istituendo così nella chiesa latina una peculiare modalità di leggere e pregare le Sacre Scritture. In tal modo la chiesa ambrosiana, anche mediante l'approvazione del proprio lezionario definitivo, prende meglio coscienza della sua vocazione ecumenica.
Il Lezionario Ambrosiano è in tre parti, corrispondenti a tre libri, intitolati:  Mistero dell'incarnazione; Mistero della Pasqua del Signore; Mistero della Pentecoste. Il primo copre l'arco di tempo che va dalla I domenica di Avvento al sabato che precede la I domenica di Quaresima; il secondo quello dalla I domenica di Quaresima a Pentecoste; il terzo quello dal lunedì seguente la solennità di Pentecoste al sabato che precede la I domenica d'Avvento. Seguirà un quarto libro, il Libro per le feste dei santi. Una seconda scelta portante è l'architettura globale del lezionario (e quindi di ognuno dei tre libri citati) in tre percorsi:  quello domenicale, organizzato su tre anni, denominati anno A, B, e C; quello sabbatico (del sabato) su due anni, denominati anno I, II; quello feriale, anch'esso su due anni, denominati anno I, II.
Un'annotazione particolare merita il sabato, che nelle liturgie eucaristiche del mattino prende ispirazione dalla lettura del Pentateuco nelle sinagoghe ebraiche e prevede che siano sempre tre le letture proposte, per sottolineare un carattere festivo anche in questo giorno, per continuità con la tradizione ebraica. Infine, si evidenzia la novità della liturgia vigiliare vespertina, per le grandi solennità e le domeniche, in forma solenne o semplice.
È una scelta che intende rilanciare la centralità della domenica:  superando il ripiegamento pastorale sulla "messa prefestiva", si propone lo strumento liturgico adeguato per mostrare la fecondità di una tradizione vigiliare, che si affaccia appunto sul giorno del Signore a partire dalla sera precedente.

(©L'Osservatore Romano - 20-21 marzo 2008)
 
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