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Moratoria sui temi controversi per salvare l'unità degli anglicani PDF Stampa E-mail
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lambethCanterbury, 4. Nessuno "scisma", nessuna rottura ufficiale ma le distanze nella Comunione anglicana restano. E le decisioni sui temi che hanno diviso i vescovi alla vigilia slittano al 2009, probabilmente all'Anglican consultative council, il prossimo summit che si terrà in Giamaica. La Lambeth Conference si è chiusa domenica con il discorso dell'arcivescovo di Canterbury, Rowan Williams. Un discorso nel quale il primate della Chiesa anglicana ha rilanciato la proposta di una moratoria delle ordinazioni di vescovi apertamente omosessuali e dell'estensione di diocesi africane in territorio statunitense. "Abbiamo bisogno di spazi per studiare e discutere liberamente, senza pressioni, se accettare cambiamenti dell'interpretazione biblica tradizionale" ha detto Williams chiedendo però espressamente ai capi delle diocesi locali di "non ordinare altri vescovi omosessuali" e di "non benedire le unioni tra persone dello stesso sesso". Il rischio, concreto, è di provocare "spaccature insanabili". 
"Se le Chiese del Nord America non accettano il bisogno di una moratoria, allora non facciamo nessun passo avanti, per non dire peggio", ha detto l'arcivescovo di Canterbury, secondo il quale "ciò significa che come comunione continuiamo ad essere in grave pericolo". In una dichiarazione conclusiva, i vescovi hanno affermato che "esiste un vasto sostegno" a questa moratoria. Altra proposta analizzata è quella della creazione di un forum interno alla Comunione anglicana per risolvere dissidi giuridici e dottrinali e di un conseguente patto federativo con la sottoscrizione di una carta di principi e regole. Ma anche su questo, probabilmente, si tornerà a parlare l'anno prossimo in Giamaica.
Com'è noto, nella Comunione anglicana i problemi sono iniziati nel 2003, quando la Chiesa episcopaliana statunitense ordinò il primo vescovo apertamente omosessuale, Gene Robinson, del New Hampshire. Rowan Williams ha escluso Robinson e alcuni altri vescovi dall'incontro a Canterbury e ha organizzato l'evento senza una precisa legislazione né votazioni, incentrandolo invece sul tentativo di riannodare i fili interrotti. Ma 230 degli 850 vescovi tenuti a partecipare alla Lambeth Conference hanno boicottato l'incontro, irritati dal fatto che Williams aveva invitato i leader episcopali che avevano consacrato Robinson. E a giugno quegli stessi vescovi conservatori hanno formato una nuova rete globale in seno alla Comunione anglicana, sfidando l'autorità di Williams, anche se non sono giunti, come detto, a un vero divorzio.
Nei giorni scorsi il cardinale Walter Kasper, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, ha espresso l'auspicio della Chiesa cattolica che la Comunione anglicana trovi un modo per conservare la sua unità, ma ha pure avvertito che accettare pratiche contrarie alle Scritture e alla tradizione - il riferimento è all'ordinazione a sacerdote e a vescovo delle donne o di uomini apertamente omosessuali e alla benedizione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso - è un grave ostacolo agli sforzi di promuovere l'unità dei cristiani. Il vescovo anglicano di Guidford, Christopher Hill, presidente del Consiglio per l'unità dei cristiani della Chiesa d'Inghilterra, ha affermato di provare "grande ammirazione" per l'intervento del cardinale e per l'"amicizia critica" che ha dimostrato. Il cardinale, secondo Hill, "ha detto chiaramente che a causa dell'ordinazione delle donne la situazione del dialogo tra cattolici e anglicani certamente cambierà". Ciò nonostante Kasper "ha espresso l'auspicio di continuare un dialogo serio nella ricerca della piena unità". Dunque, "malgrado il nostro comportamento in apparenza contraddittorio - ha detto il vescovo - gli anglicani continuano ad essere impegnati nel raggiungimento dell'obiettivo dell'unità piena e visibile".
Hill ha proposto che nei futuri dialoghi tra anglicani e cattolici si guardi alla natura della tradizione della fede nei secoli:  "Sono certo - ha dichiarato - che il cardinale è d'accordo con me sul fatto che la tradizione debba essere in continuità con la fede apostolica custodita dalle Scritture, e anche che la tradizione è comunque dinamica, guidata dallo Spirito, e non un mero storicismo".
Anche il vescovo di Highveld (Sudafrica), David Beetge, co-presidente della Commissione internazionale anglicana-romana per l'unità e la missione, è d'accordo che il dialogo proseguirà e che "deve includere ulteriori riflessioni sulla struttura della Chiesa, sullo sviluppo storico del ministero episcopale e sulle implicazioni della Chiesa come comunione. Spero anche che questo dialogo continui a essere rafforzato da ciò che abbiamo già conseguito insieme, da ciò che già condividiamo e da ciò che facciamo e che possiamo fare per il bene della Chiesa di Cristo e del mondo" ha concluso il vescovo Beetge.

(©L'Osservatore Romano - 4-5 agosto 2008)
 
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