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Asia news
| La tradizione multireligiosa della società in Siria |
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| Scritto da Administrator | |
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Un viaggio di Benedetto xvi a Damasco preceduto da un incontro con il Papa a Roma: questo il desiderio espresso - di fronte al gruppo di giornalisti convocati presso il ministero del Culto siriano - da Ahmed Badr Al Deem Hassun, Gran Muftì della Siria. È una dimostrazione di cortesia che rientra nella normalità. Come confermano fonti ecclesiastiche, Papa Ratzinger ha ricevuto inviti ufficiali da tutti i Paesi "paolini", dove si recheranno inviati pontifici per la chiusura dell'Anno dedicato all'apostolo delle genti. Siriani musulmani e cristiani condividono preoccupazione e prevenzione per il fondamentalismo islamico, coscienti che esso si sta diffondendo in altri Paesi. Il clima bellico che circonda la Siria e la situazione economica che spinge i giovani a fuggire all'estero si aggiungono alle sfide di una società che, per natura accogliente, si sforza in tutti i settori di far spazio al milione e mezzo di rifugiati iracheni arrivati negli ultimi tre anni. "Molti portano con sé odio, hanno perso tutto", spiega con preoccupazione padre Antonio Musleh, vicario giudiziale della Chiesa Melchita a Damasco. Sono numerosi gli iracheni che non intendono integrarsi in modo normale; sono solo di passaggio in attesa del visto per l'occidente. Questo fenomeno migratorio provoca tensioni all'interno della società siriana - di venti milioni di abitanti -, che mantiene una convivenza equilibrata tra i gruppi di credenti: il novanta per cento musulmani, soprattutto sunniti; il dieci per cento cristiani, per la maggior parte ortodossi. "Grazie a Dio in Siria non ci sono problemi di carattere religioso; finora tutte le comunità religiose hanno sempre vissuto in pace, non solo i cristiani"; "è il governo e in particolare il presidente, Bashar Al Assad, a cercare di mantenere questa posizione", sottolinea il sacerdote melchita. Essere cristiano in Siria oggi "significa vivere nuovamente la missione di Paolo", che "partì da Damasco per portare la pace di Gesù a tutti", aggiunge padre Musleh. E se Paolo "ricevette la fede cristiana a Damasco", "la sua testimonianza definitiva la dette a Roma", sottolinea l'arcivescovo Youssef Massoud Massoud, della eparchia dei maroniti di Laodicea (Tartous). Per il presule, il fatto di essere cattolico in Siria è indice dei forti legami delle Chiese orientali con il Papa. "È una gioia profonda - ammette - sentire che siamo davvero cattolici e che siamo uniti al Santo Padre". La comunità cristiana siriana conserva la fede e vive la religiosità "poiché è impossibile per gli orientali non credere in Dio" afferma il sacerdote melchita Faez Fregiat del monastero di San Sergio a Maalula, dove sopravvive la lingua aramaica di Gesù. "Sono soprattutto i cristiani d'oriente - aggiunge - a vedere con preoccupazione la decristianizzazione dei Paesi occidentali". (©L'Osservatore Romano - 3 agosto 2008) A Damasco si conosce il vero Paolo
(©L'Osservatore Romano - 3 agosto 2008) |







