| La Parola e il parlare umano |
|
|
|
| Scritto da Administrator | |
| mercoledì 10 marzo 2010 | |
|
di Pietro Bovati Pontificio Istituto Biblico L'influenza della Parola di Dio nel Vaticano II non si limita certo alla stesura della Dei Verbum, anche se questo documento ha costituito un catalizzatore delle istanze di rinnovamento gradualmente emerse dall'assemblea conciliare. La Costituzione "sulla divina Rivelazione" è significativa, certo, per il fatto di introdurre nella Chiesa alcune precisazioni di ordine dottrinale - come una più adeguata formulazione del rapporto tra Scrittura e Tradizione - oltre che per l'impatto concreto sul versante della prassi liturgica e pastorale. Più radicalmente tuttavia, la Dei Verbum, portando a compimento la traccia della Divino afflante Spiritu di Pio xii, rappresenta una sintesi magistrale della riflessione ecclesiale sulla "parola", quella parola umana che è resa sacra dalla presenza dello Spirito. Ora, la parola è una componente essenziale della struttura antropologica, ed è quindi di rilevanza fondamentale per qualsiasi considerazione sull'uomo; la parola, anzi, definisce l'essere spirituale in quanto tale, perché è capace di creare la comunione, rispettando le singole individualità ed esaltando la libertà di ciascuno. È perché Dio ha scelto di parlare agli uomini, è perché questi sono in grado di intendere il Suo sublime linguaggio, che la parola umana è resa vera, sovrana e creatrice; senza l'ascolto di Dio, il parlare umano è balbettio vacuo o menzognero. Il concilio Vaticano II attesta questo ascolto della voce del Signore, e promuove dunque l'intera espressività della Chiesa, in tutti i suoi documenti e in tutta la sua attività comunicativa. In breve, è l'accoglienza della parola di Dio, accoglienza esplicita e programmatica, a costituire l'"evento linguistico" nel quale ravvisare il contributo innovativo del Vaticano II. La lingua della Chiesa non è il latino, ma la parola promossa dal Verbo di Dio. Per questa ragione la Dei Verbum è una "Costituzione dogmatica": essa detta cioè alcuni principi fondamentali su cui poggia la comunità dei credenti in Cristo. È, in primo luogo e essenzialmente, un'attestazione di fede: vi si esplicita ciò che la Chiesa crede, ciò di cui il popolo di Dio vive. La Chiesa infatti vive della Parola di Dio, non di dottrine universali, di riti o leggi rispettabili, tradizioni o costumi devoti; il suo "codice" fondamentale non è il Diritto Canonico, ma la Sacra Scrittura. Anche nella consapevolezza di essere spesso infedele a ciò a cui essa crede, la Chiesa dice di essere fondata e radicata, guidata e promossa da un dono di luminosità che nessuna miseria sociologica potrà offuscare: questo dono è la divina Rivelazione. Il popolo di Dio non ha parole di potere, che pretendano assoggettare gli uomini con vincoli coercitivi, ma si affida invece al potere mite della Parola, alla sua spoglia bellezza, alla sua semplice profondità, alla sua penetrante energia di verità. Il popolo di Dio non si basa su strutture istituzionali che gli garantirebbero la stabilità, ma confida radicalmente nella Parola di Dio, più sicura di qualsiasi protezione mondana. È proprio questo esplicito riferimento al patrimonio comune dei credenti che conferisce alla Dei Verbum, ma anche all'insieme dei testi conciliari, un carattere innovativo, inconfondibile, esemplare. (©L'Osservatore Romano - 11 marzo 2010) |
|
| Ultimo aggiornamento ( giovedì 11 marzo 2010 ) |







spirituale in quanto tale, perché è capace di creare la comunione, rispettando le singole individualità ed esaltando la libertà di ciascuno. È perché Dio ha scelto di parlare agli uomini, è perché questi sono in grado di intendere il Suo sublime linguaggio, che la parola umana è resa vera, sovrana e creatrice; senza l'ascolto di Dio, il parlare umano è balbettio vacuo o menzognero. Il concilio Vaticano II attesta questo ascolto della voce del Signore, e promuove dunque l'intera espressività della Chiesa, in tutti i suoi documenti e in tutta la sua attività comunicativa. In breve, è l'accoglienza della parola di Dio, accoglienza esplicita e programmatica, a costituire l'"evento linguistico" nel quale ravvisare il contributo innovativo del Vaticano II. La lingua della Chiesa non è il latino, ma la parola promossa dal Verbo di Dio. 





