| Il sacerdozio esige senso del dovere e spirito di sacrificio |
|
|
|
| Scritto da Administrator | |
| venerdì 03 luglio 2009 | |
|
di Gianluca Biccini
"Le società moderne sono diventate allergiche ai concetti di dovere e spirito di sacrificio", due nozioni che invece da sempre "appartengono al patrimonio comune di tutte le grandi religioni". Hanno preso spunto da questa premessa le riflessioni che l'arcivescovo Jean-Louis Bruguès, segretario della Congregazione per l'Educazione Cattolica, ha offerto giovedì sera, 2 luglio, ai partecipanti all'incontro annuale del Servizio europeo per le vocazioni, in corso a Roma. Per il secondo aspetto il presule francese ha parlato dell'episodio evangelico della guarigione del paralitico. "Cristo - ha puntualizzato - gli restituisce un'integrità esteriore, ma anche interiore". Ciò significa che le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata sono "chiamate a essere veramente noi stessi. Il Signore ci conosce meglio di quanto non ci conosciamo noi stessi - ha suggerito il vescovo domenicano - e ci invita a trovare i veri e autentici noi stessi". Infine: "Non si può realizzare il piano di Dio se non attraverso il sacrificio". In un tempo che tende a rimuovere questo termine, se non a considerarlo "sospetto", il sacrificio diviene "luogo di scambio dove avviene l'incontro tra il divino e l'umano. Il sacrificio è il mezzo particolare per il quale offriamo al Signore la nostra libertà personale e riceviamo in cambio tutta la forza di Dio". Da qui la conclusione: "Non è un caso che il Papa abbia scelto per iniziare l'Anno sacerdotale la festa più sacrificale che c'è: quella del Sacratissimo Cuore di Gesù. Ora auspichiamo che da questo anno il Popolo di Dio possa riscoprire il gusto, il sapore e anche il posto giusto del sacerdozio". Quindi, richiamando la propria appartenenza all'Ordine dei predicatori, ha confidato ai presenti un sogno: quello che dopo l'Anno sacerdotale venga indetto un Anno della vita consacrata. Stamane, venerdì 3, è stato il segretario generale della Conferenza episcopale italiana, il vescovo Mariano Crociata, a presiedere l'Eucaristia. "L'incontro con la nostra personale chiamata - ha detto - non avviene in uno spazio disincarnato e spiritualistico, come di fronte a un Dio solamente interiore". Al contrario "si compie nell'orizzonte di fede delineato dalla vita e dalla esperienza della Chiesa". Per il presule infatti c'è sempre "una mutua implicazione tra vocazione e Chiesa". Per questo "vocazione ed esperienza ecclesiale non si possono confondere e tuttavia si richiedono l'una con l'altra". Relazioni e testimonianze di taglio biblico e pedagogico-pastorale stanno caratterizzando i lavori, apertisi con l'intervento della biblista Rosanna Virgili su "Vangelo della vocazione e le dinamiche della chiamata e della risposta". Da questi primi interventi emerge come la nuova situazione culturale dell'Europa richieda un nuovo modo di pensare alle vocazioni: Gesù, per esempio, all'inizio del proprio ministero scelse i suoi discepoli non tra i dottori della legge ma tra semplici pescatori, che divennero "pescatori di uomini". (©L'Osservatore Romano - 4 luglio 2009) |



Per il secondo aspetto il presule francese ha parlato dell'episodio evangelico della guarigione del paralitico. "Cristo - ha puntualizzato - gli restituisce un'integrità esteriore, ma anche interiore". Ciò significa che le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata sono "chiamate a essere veramente noi stessi. Il Signore ci conosce meglio di quanto non ci conosciamo noi stessi - ha suggerito il vescovo domenicano - e ci invita a trovare i veri e autentici noi stessi". Infine: "Non si può realizzare il piano di Dio se non attraverso il sacrificio". In un tempo che tende a rimuovere questo termine, se non a considerarlo "sospetto", il sacrificio diviene "luogo di scambio dove avviene l'incontro tra il divino e l'umano. Il sacrificio è il mezzo particolare per il quale offriamo al Signore la nostra libertà personale e riceviamo in cambio tutta la forza di Dio".