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Il sacerdote dinanzi a sfide sempre nuove PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
giovedì 07 agosto 2008
 Il sacerdote - tra solitudine e sfide sempre nuove - e i problemi di una pastorale che conosce una forte crisi di vocazioni; il rapporto tra fede e ragione con la mediazione dell'arte e il rispetto dell'ambiente. Ecco le questioni che, con sei domande, i sacerdoti della diocesi di Bolzano-Bressanone hanno posto al Papa durante l'incontro che si è svolto, nella mattina di mercoledì 6 agosto, nel duomo. 
L'amore di Dio e la possibilità di vivere la fede nel mondo di oggi sono stati i due temi centrali che si riconoscono nelle risposte di Benedetto XVI. In apertura un pensiero alla festa della Trasfigurazione:  "è come essere sul Tabor e abbiamo il dovere di portare la luce di Dio a tutti gli uomini". Ha invitato ad aprirsi totalmente all'amore di Dio e a "strutturare la giornata" per dare spazio alle priorità di una autentica vita di fede:  parola di Dio, eucaristia, preghiera e penitenza.
Ricordando Giovanni Paolo II che "ci ha insegnato che Dio è amore anche nella sofferenza", lo ha definito "gigante della fede", un Pontefice che "ha aperto strade nuove" e ha fatto "crollare mura" di ogni genere. Infine è sempre l'amore a dover regolare l'atteggiamento dei sacerdoti verso i sacramenti:  bisogna aprirsi alle persone che sono ai margini, con misericordia, cercando ad esempio di coinvolgere i genitori nella catechesi dei più piccoli.
L'incontro si è aperto con la preghiera dell'ora media. Con il Papa i sacerdoti si sono confrontati a viso aperto sui temi più scottanti e non hanno esitato a mettere il dito sulle piaghe di una pastorale che deve fare i conti con un clero piuttosto anziano (l'età media è di 66 anni) e con la crisi vocazionale (ci sono al momento solo cinque seminaristi).
In duomo c'erano praticamente tutti gli oltre trecento sacerdoti diocesani e i duecento religiosi. Ha preso per primo la parola il vescovo Egger che ha presentato l'incontro come una singolare catechesi del mercoledì, un'udienza caratterizzata da domande che - ha spiegato - "vengono direttamente dai sacerdoti, sono state scelte quelle che meglio rappresentano il sentire di tutti e anche la nostra realtà diocesana". Ha poi ricordato, a trent'anni dalla morte, Paolo VI a cui si deve la definizione dei confini e il nuovo assetto della diocesi.
A rompere il ghiaccio è stato il giovane seminarista Michael Horrer, reduce dall'esperienza della Giornata mondiale della gioventù di Sydney. Proprio l'incontro con migliaia di giovani lo ha portato a riflettere su come è possibile riuscire a essere testimoni di Cristo nella quotidianità di ogni giorno, al di là dei grandi eventi. E a Benedetto XVI ha chiesto un consiglio pratico. Quindi padre Willibald Hopfgartner, francescano impegnato nel mondo della scuola, nella sua domanda ha riproposto la fondamentale questione del rapporto tra fede e ragione, facendo riferimento al discorso del Papa a Regensburg, inserendo anche la questione dell'arte e della bellezza come strumenti per accostarsi al mistero di Dio.
Dopo le prime due domande in tedesco, è intervenuto don Willi Fusaro che in italiano ha chiesto al Papa una parola per i tanti sacerdoti che, come lui, vivono l'esperienza della malattia. Don Willi, cooperatore nella parrocchia del Corpus Domini di Bolzano, è ammalato dal 1991, anno della sua ordinazione, e riconosce nella testimonianza di Giovanni Paolo II un punto di riferimento sul valore salvifico della sofferenza cristianamente vissuta.
La quarta domanda, nuovamente in tedesco, è stata presentata al Papa da don Karl Golser, professore di teologia morale, che ha collaborato con l'allora cardinale Ratzinger nella Congregazione per la Dottrina della Fede. Il rispetto per l'ambiente, in tutte le sue sfaccettature, il tema proposto a Benedetto XVI. Un argomento che suscita una particolare sensibilità in tutta l'area tedesca e che, secondo don Karl, dovrebbe vedere i cristiani più attenti per poter mettere insieme creazione e redenzione.
Don Franz Pixner, decano di Kastelruth, parroco di due grosse parrocchie, ha affrontato, sempre in tedesco, alcune questioni legate alla vita dei sacerdoti. Ha parlato di carichi di lavoro pesanti per i preti, di mancanza di riconoscimenti, di solitudine - occorre uno spirito di comunità per aiutarsi vicendevolmente - ma anche di celibato e di come sviluppare al meglio i carismi, in particolare quelli delle donne, nella realtà ecclesiale facendo riferimento alle cooperatrici per i battesimi e la predicazione.
L'ultima domanda, di impronta pastorale, l'ha posta al Papa, in italiano, don Paolo Rizzi, parroco e docente di teologia all'Istituto superiore di scienze religiose:  ha indicato il problema di come coinvolgere davvero i bambini e i ragazzi che si accostano alla prima comunione e alla cresima e che si perdono facilmente dopo il corso di catechismo finendo per non frequentare più neppure la messa domenicale. È una questione molto sentita nella diocesi.
Al termine dell'incontro il Pontefice ha guidato la preghiera dell'Angelus e ha impartito la benedizione. Quindi ha salutato personalmente i sacerdoti ammalati.

(©L'Osservatore Romano - 7 agosto 2008)
 

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