| Il concilio e i giovani degli anni Settanta |
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| Scritto da Administrator | |
| mercoledì 10 marzo 2010 | |
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In occasione della pubblicazione del volume del gesuita John W. O'Malley Che cosa è successo nel Vaticano II (Milano, Vita e Pensiero, 2020, pagine 384, euro 25) l'11 marzo a Milano, presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, si svolge una giornata di studio organizzata in collaborazione con la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale. Anticipiamo stralci di alcune delle relazioni in programma. di Gilles RouthierUniversità di Laval, Quebec
La ricezione del Vaticano II ha inizialmente beneficiato di un forte sostegno della generazione dei baby-boomers anche se essi hanno vissuto dopo il concilio un periodo di disillusione - ma non di indifferenza - in rapporto ai cambiamenti della Chiesa cattolica. In seguito, le intuizioni conciliari hanno avuto molte difficoltà a incarnarsi in forme di vita e modalità di espressione della fede in ragione del sentire anti-istituzionale e anti-tradizionale dominante nel corso degli anni Settanta. Insomma, si osserva una sconnessione tra il programma di riforme istituzionali di grande portata condotto soprattutto a partire dal governo centrale della Chiesa e il sentire anti-istituzionale che costituisce un tratto culturale di quel periodo. Si offrono da un lato forme rinnovate mentre dall'altro si vogliono inventare o creare nuove forme. È la mancata coincidenza o assenza di sincronia tra la ricezione kerigmatica e l'ethos spirituale e culturale (o l'orizzonte d'attesa) della prima generazione che ha recepito il Vaticano II a porre un problema particolare. Non è tuttavia eccezionale che vi siano sensibilità diverse tra i pastori incaricati di promuovere le decisioni di un concilio e il popolo cristiano, o addirittura tra diversi gruppi responsabili della attuazione delle decisioni conciliari. Ricordiamo che dopo il concilio di Trento, come gli storici hanno mostrato, vi furono diverse transazioni tra gli sforzi riformatori profusi dai pastori al seguito del concilio e le aspirazioni spirituali latenti dell'epoca. In effetti, gli storici hanno mostrato che il clero post-tridentino aveva dovuto fare numerosi compromessi e acconsentire a vari accomodamenti nella attuazione della riforma tridentina: approvazione del culto dei santi, della credenza nei miracoli, delle domande di beni materiali, che pure erano tutte cose estranee alla Riforma tridentina. (©L'Osservatore Romano - 11 marzo 2010) |













