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Fare storia senza aggettivi e lontano dalle mode PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Chi guarda il Duomo di Milano resta sorpreso delle statue sulle guglie del Tempio. Sono i santi, ma sono sorretti da un edificio in pietra. Ogni alunno in qualche modo è portato in alto, sulle "spalle dei giganti", dall'edificio di "pietre vive", cioè dalla scuola che l'ha nutrito.
Gli alunni che hanno studiato in Gregoriana storia della Chiesa sono moltissimi. Essi hanno portato nel mondo un'esperienza, un metodo, uno stile. Ogni loro tesi di dottorato è frutto di anni di lavoro serio, di ricerca in archivi, di trascrizione di documenti, di controlli incrociati e di faticosa elaborazione. Quella della Gregoriana è una scuola fondata sulle fonti, lette con senso critico, ben contestualizzate.
In questi settantacinque anni ci sono stati molti cambiamenti nel mondo e anche nel modo di fare storia. Ci sono stati revisionismi, storie scritte sulla base del politicamente corretto, tentazioni apologetiche o polemiche. Sullo slancio dell'esempio dei padri fondatori della facoltà si è preferito evitare tutto questo. L'imperativo è stato di fare storia senza secondi fini:  non storia magistra vitae, né storia con scopi pastorali o conciliare. La storia non deve convincere, non deve unire, non deve sconfinare nella storia delle religioni. Il padre Kempf non presentava i crociati come cavalieri senza macchia e senza paura o i loro avversari come saggi uomini di pace. Nelle lotte fra impero e sacerdozio non distribuiva ragioni e torti. Per questo veniva considerato un grande maestro. Come Ludwig von Pastor, Hubert Jedin, Pedro de Leturia, Ricardo García Villoslada, Vincenzo Monachino.
Ciò che ha insegnato in questi settantacinque anni la facoltà è fare storia senza aggettivi. Lontano dalle mode. L'obiettivo non è essere letti, è essere veri.
La facoltà fu un luogo di ricerca, in primo luogo di ricerche sul papato. Basti ricordare i lavori di Leturia sulla prima evangelizzazione dell'America Latina, di Friederich Kempf su Innocenzo III, di Monachino sul primato, di Villoslada su Lutero, di Mario Fois sull'ecclesiologia, di Ludwig von Hertling sulla Communio. I Papi nella storia, diretti tra gli altri dal padre Monachino, sono stati per anni un punto di riferimento importante. Al recente Dizionario sul papato della Treccani ha partecipato il padre Giacomo Martina, autore tra l'altro di una fondamentale opera su Pio IX. I padri Burkhart Schneider e Pierre Blet, hanno contribuito all'edizione di un'opera importante come i dodici volumi degli Actes et documents du Saint Siège relatifs à la Seconde guerre mondiale.
La cura pastorale fu uno degli aspetti più seguiti. Ricordiamo i lavori di Monachino sulla vita pastorale del IV secolo, ma anche le innumerevoli ricerche sulla pastorale nei secoli della storia moderna e l'applicazione del Concilio di Trento. La storia delle missioni fu uno degli interessi maggiori. Se ne occuparono Leturia, Villoslada, ora il padre Fidel Gonzales, che guida molte ricerche di alunni.
Uno degli aspetti più importanti è da sempre la capacità didattica dei professori di condensare le loro ricerche in manuali. Esemplare è l'Historia de la Iglesia, cui parteciparono i nostri Villoslada e Llorca. e i manuali di Hertling, Villoslada e Martina hanno formato intere generazioni.
La facoltà ha contribuito a far nascere iniziative locali. Per l'Italia occorre rilevare quanto fece Monachino, che fondò l'associazione italiana dei professori di storia della Chiesa e quella degli archivisti. Non è superfluo ricordare che se l'associazione ha promosso quattordici convegni che hanno contribuito all'aggiornamento e all'approfondimento della storia, il merito fu nella lungimiranza dei fondatori, fra cui è da ricordare Michele Maccarrone. In questi giorni poi è apparso nelle librerie il volume Le diocesi d'Italia, curato da Maurizio Tagliaferri, Elio Guerriero e da chi scrive. Anche questo è frutto della scuola, in quanto decine di ex-alunni hanno collaborato con articoli sapienti sulle diocesi d'Italia.
Pierre Blet da parte sua, nei lunghi anni d'insegnamento ha studiato le nunziature Ragazzoni e Scotti; per lunghi anni si è occupato delle assemblee del clero gallicano. Il punto culminante di questo viaggio all'interno della storia della Chiesa di Francia è stato il suo recente Richelieu et l'Eglise, Versailles 2007. Frutto conclusivo delle sue ricerche sulla Santa Sede e la guerra è il suo volume su Pio XII e la guerra:  Pie XII et la Seconde guerre mondiale d'après les archives du Vatican (Paris, 1997), tradotto in parecchie lingue. Esso ha un grande pregio:  non è fondato sulle opinioni, ma sui documenti.
Leone XIII aveva scritto che la prima legge della storia è di non dire nulla di falso e di non tacere nulla di vero. Principio ribadito da Giovanni Paolo II per il caso Galileo e ripetuto in occasione del Grande giubileo del 2000.
Di fatto negli anni Trenta le cose non stavano così. La ricerca languiva. Hubert Jedin, il grande storico del Concilio di Trento, agli inizi della sua carriera era andato a Napoli a studiare Seripando. Benedetto Croce lo volle incontrare e gli disse "Da tre secoli abbiamo qui l'opera postuma di Seripando, ma nessuno dei nostri religiosi se ne è mai interessato. Doveva venire lei dalla Germania per studiarla a fondo e scrivere la biografia di Seripando da tanto tempo auspicata".
di Luigi Mezzadri

(©L'Osservatore Romano - 21 maggio 2008)
 
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