English Chinese (Simplified) French German Japanese Portuguese Russian Spanish
Zammerù Maskil
sito cattolico
catechesi
formazione
spiritualità

Zeta Emme Mailing iscriviti

I vostri dati sono archiviati al solo scopo dell'invio di una newsletter pastorale. In ottemperanza al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento di dati personali,
in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio.






 
 

fai una donazione, sostieni il sito
ingrandisci diminuisci
Una sentenza assurda, una vita da salvare PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
venerdì 08 agosto 2008
Lo scorso 9 luglio, dopo un complesso iter processuale, la Corte d’appello di Milano si è espressa sulla vicenda della giovane lecchese entrata in stato vegetativo nel 1992, in seguito a un incidente stradale. Con una decisione tanto sorprendente quanto assurda, che ha dato vita nelle ultime settimane a un drammatico dibattito civile e istituzionale: Eluana, per suo padre Beppino Englaro e per il tribunale che ha accolto la sua richiesta, può essere lasciata morire. Di fame e di sete, come si fa in questi casi. Per i giudici milanesi, peraltro, il provvedimento sarebbe giustificato dalle stesse convinzioni espresse in passato da Eluana e dal fatto che lo stato di coma sarebbe permanente: un ragionamento che corre dritto nella direzione auspicata da alcuni, e cioè che in Italia venga al più presto approvata una legge sul testamento biologico. E, perché no, sull'eutanasia. Le questioni sul tavolo, oggi, sono molte: Eluana può essere lasciata morire? È vero che la sua vita non è degna di essere vissuta? E chi può decidere sulla vita di questa ragazza, e delle centinaia di persone in stato vegetativo, o malate, che ogni giorno vengono seguite e curate con amore negli ospedali e nelle varie strutture di accoglienza del nostro Paese?
Segue speciale su Avvenire
 

go to the top