Loading feeds...
br>
Created by PHP Web Development
Now online:
- 115 guests
- 5 robots
- [Baidu]
- [Bot]
- [Google]
- [Yahoo]
- [Yandex]
Total members: 38
- Tot. visite contenuti : 21431994
Una mobilitazione che non si può arrestare
- Martedì 07 Febbraio 2012
- Scritto da - Staff ZM -
WASHINGTON, 6. Prosegue senza sosta l’impegno dei vescovi cattolici degli Stati Uniti in difesa della vita e della libertà di coscienza: due valori che appaiono seriamente minacciati dalle politiche federali legate alla riforma del sistema sanitario che, secondo le intenzioni, punterebbero ad agevolare l’accesso ai servizi di cura e di prevenzione per le donne, ma che in realtà per l’episcopato nascondo una maggiore facilità di ricorso alle pratiche abortive. Due obbiettivi per i quali c’è ora un nuovo intervento da parte dell’episcopato che, in una nota, ha offerto una serie di risposte in relazione ad alcune affermazioni sul tema che il Governo ha diffuso tramite uno spazio di discussione ospitato sul proprio sito internet. Al centro del dibattito, in particolare, vi sono le nuove direttive emanate dal Department of Health and Human Services, guidato dal segretario Kathleen Sebelius, che prevedono l’adeguamento dei piani di assistenza sanitaria coperti dalle assicurazioni private, nell’ambito dei quali si prevede l’utilizzo di farmaci abortivi e il ricorso a interventi di sterilizzazione. Assicurazioni private che tutti i datori di lavoro, incluse anche le organizzazioni religiose (con poche eccezioni), come ad esempio quelle che amministrano ospedali o cliniche, dovranno garantire ai propri dipendenti: un punto questo considerato come fondamentalmente lesivo della libertà di coscienza. Le considerazioni dei vescovi, affidate a una nota pubblicata sul sito in rete dell’episcopato, si appuntano sostanzialmente sulle eccezioni, che i presuli ribadiscono essere eccessivamente restrittive. Alla generica affermazione del Governo che le comunità religiose saranno esentate dall’obbligo di fornire tali coperture assicurative, si replica che soltanto quelle organizzazioni religiose che assumono dipendenti affiliati al proprio credo o che offrono servizi rivolti principalmente a servire persone affiliate alla propria religione potranno legittimamente opporsi alle nuove direttive. Ciò, si aggiunge dall’episcopato, non sarà consentito a quelle comunità religiose che, tramite le proprie organizzazioni, offrono un servizio più ampio, rivolto a tutte le persone indipendentemente dal loro credo religioso di appartenenza. Si tratta, si sottolinea, «di una vasta gamma di organizzazioni religiose, come ospedali, istituti di beneficenza, università e scuole che chiaramente non sono esenti». Per l’episcopato poi non corrisponde a verità il fatto che, secondo quanto affermano le autorità federali, nessun medico sarà costretto a violare la propria libertà di coscienza, prescrivendo i farmaci abortivi. In particolare si tratta dell’autorizzazione contenuta nei piani assicurativi privati, a coprire, sotto la definizione di «servizi di cura preventivi», la somministrazione di farmaci contraccettivi abortivi. In pratica, nei piani di assicurazione privata a livello nazionale sarà data la possibilità di offrire gratuitamente alle donne assistite farmaci come la pillola «Ella » (Ulipristal) utilizzata come «metodo contraccettivo di emergenza» che può bloccare l’ovulazione, ma anche agire sull’embrione impedendone l’annidamento nell’utero. I vescovi precisano infatti — ribadendo ancora una volta quanto già espresso in varie occasioni nel passato — che la classificazione di questi farmaci «come servizi preventivi» farà comunque «aumentare la pressione» sui medici e sui farmacisti affinché mettano a disposizione delle donne tali farmaci, violando così le esistenti norme in vigore che tutelano la libertà di coscienza. I vescovi specificano peraltro che la pillola «Ella» ha effetti analoghi al farmaco Ru- 486 «mifrepistone», la cui fornitura, tengono a precisare le autorità federali, non è prevista nei piani assicurativi privati. Fra l’altro, si ricorda che alcuni Stati, come ad esempio il North Carolina, con le loro leggi escludono la prescrizione di farmaci come la pillola «Ella» o la Ru-486, o altri del genere catalogati come «contraccettivi di emergenza». Le nuove direttive per i vescovi inducono, anzi, anche «a modificare» il comportamento riproduttivo delle donne, stabilendo la più ampia diffusione di tali farmaci. Le regole che entreranno in vigore nel 2013, stabilite dal Department of Health and Human Services, di fatto cancellano infatti il cosiddetto «copay», una sorta di ticket, che fino a oggi le donne dovevano pagare per l’acquisto dei farmaci abortivi. Di conseguenza tutti i prodotti farmaceutici che tutelano il controllo delle nascite, compresa appunto la controversa «Ella», saranno aggiunti nella lista dei servizi preventivi caratterizzati dalla gratuità. «Queste nuove regole — ha ammesso il segretario del Department of Health and Human Services, Kathleen Sebelius — sono basate sulla scienza e sulla letteratura medica esistente e aiuteranno le donne ad avere gratuitamente assicurato ogni trattamento sanitario di cui hanno bisogno». Una conferma implicita, affermano i vescovi, della natura di tali servizi. Nella nota dell’episcopato si richiama infine l’attenzione sull’affermazione circa la volontà delle autorità federali di proseguire la «forte collaborazione» con le organizzazioni religiose, rispettando la loro libertà di azione. Un principio questo che, si osserva dall’episcopato, appare non rispecchiarsi appieno nelle direttive sopracitate, nelle quali non emergerebbe «equilibrio» per quanto concerne la tutela dei diritti costituzionalmente garantiti. In particolare, si fa riferimento a un recente intervento del segretario Sebelius che ha rilevato, invece, come nelle direttive «non vi siano questioni costituzionali ». Mentre la voce dei vescovi si fa sempre più forte, anche le parrocchie proseguono in questi giorni la mobilitazione a sostegno della vita e della libertà di coscienza. Tutti i fedeli sono chiamati ad accogliere le esortazioni dell’episcopato e a documentarsi sul tema dell’aborto, approfondendo la conoscenza sulle nuove direttive del Governo. In un lettera diffusa tra le comunità parrocchiali della diocesi di Marquette si legge: «Non possiamo adeguarci a questa legge ingiusta e non lo faremo. I cittadini di fede non possono essere trattati da cittadini di seconda classe».© Osservatore Romano - 6 febbraio 2012



















