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Si moltiplicano i forni e i fornai ma non si intravede la nuova generazione PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
domenica 07 febbraio 2010
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Forni, fornai e... rosette. Sì, i cattolici italiani sembrano ormai ridotti a "rosette" che ogni fornaio può decidere di mettere nel suo forno, sia questo grande o piccolo, nuovo o vecchio. Sorge però il sospetto che non si tratti neppure di fornai, ma di panettieri, cioè venditori del pane prodotto da altri. Per carità, sappiamo tutti quanto sia difficile il lavoro del fornaio, ma c'è il sospetto che, a forza di cercare dei vantaggi o delle situazioni più facili, non si voglia più produrre pane fresco e di qualità, quanto mettere sul bancone qualcosa che attiri l'interesse degli acquirenti con il suo prezioso profumo per poi vendere altri prodotti ben più cari e con maggior utile per il panettiere. Ne verrebbe fuori un possibile paradosso per il panificatore che, dovendo solo "mostrare" le rosette e non produrle per il consumo della comunità, potrebbe decidere di abbandonare la ricetta originale o addirittura usarne di plastica profumata.
Osservo che la questione dei panifici ove infornare i cattolici non è cosa nuova nel panorama politico italiano, viene dai lontani tempi di Giolitti e Crispi, con annessi e connessi. Il tradimento del Partito Popolare Italiano e la svolta fascista. Poi l’unità anticomunista della Democrazia Cristiana, con le sue correnti da destra verso sinistra e, infine, l’era ultima nata nel “secondo tempo” della Prima Repubblica italiana. In costanza di Carta Costituzionale, in questi anni abbiamo sentito di cattolici adulti di marca prodiana, come delle molteplici  costituenti cattoliche di centro o di centro destra. Però, con molta moderazione, vorrei osservare che l’elemento politico della “rappresentanza” dei cattolici nella società italiana non sembra abbia saputo valorizzare le radici cristiane espresse nella dottrina sociale della Chiesa. Anzi, desidero ricordare come don Luigi Sturzo contestava un certo modo di far politica: “per un cattolico tutto è e deve essere cristiano: la vita individuale, la famiglia, l’attività economica, la concezione filosofica, la creazione artistica, l’arte politica, si da non esservi nessun angolo del proprio essere che non sia impregnato di cristianesimo. Per tanto, la specifica denominazione di cristiano messa a democratico o afferma una concezione di vita del cristiano o non ha significato. Peggio quel democristiano può degenerare in ’demicristiano’ in quanto una politica sporca infetta la fede e la pratica cristiana del soggetto infedele al suo ideale di vita”. (Opera Omnia, serie II, vol. X, p. 93)
Credo che la tattica di moltiplicare forni e fornai possa solo produrre “demicristiani” e mi sembra inaccettabile l’assenza di strategia per quell’atto di amore verso il prossimo che dovrebbe essere la politica per il bene comune. Siamo in presenza di balletti leaderistici sulle alleanze e sulle candidature alle presidenze delle Regioni che non dicono nulla al popolo italiano sui progetti per il nostro futuro e sui programmi attraverso i quali realizzarli. Sappiamo bene quanti e quali poteri abbiano le Regioni sulla vita individuale delle persone, sulla famiglia, lo sviluppo economico, la cultura, eppure si parla solo di candidati. Bene, parliamo di questo. Tentiamo di capovolgere il ragionamento: chi ha il potere si assuma la responsabilità di offrire ai cittadini di scegliere il meglio, senza cautele di tattica politica e lasciamo che liberi cittadini possano decidere il loro futuro premiando le proposte migliori in termini di progetti, programmi e, naturalmente, uomini.
Il cardinale Bagnasco e, prima ancora, Benedetto XVI ci hanno dato delle indicazioni precise che guardano alla necessità di dar vita a una nuova generazione di cattolici impegnati in politica. Mi pare di poter osservare che questi “segni”, prima di essere “erga omnes”, siano rivolti al laicato cattolico, associato o meno. Probabilmente è questo il campo dove andrebbe maggiormente verificata la validità di certe scelte compiute, le forme di rappresentatività, l’apertura al mondo esterno per una ampia azione di evangelizzazione e l’efficienza dei risultati raggiunti. Il Santo Padre fa riferimento anche alla urgenza della formazione evangelica e dell’accompagnamento pastorale per questi nuovi cittadini fortemente radicati nel cristianesimo e il cardinale indica, inoltre, la necessità di attrezzarsi per stare all’interno del sistema culturale nazionale. Mi sembra che la strada che i nostri pastori ci indicano passi per una riscoperta delle nostre radici cristiane e per la rivendicazione dei nostri valori nella cultura della comunità. Allora occorrono spazi di discussione, confronto e condivisione, in cui le nostre idee si trasformino in progetti sociali, economici e culturali; luoghi in cui far maturare questi nuovi cattolici preparati e competenti, moralmente integri, forniti di spirito d’amore per il prossimo e pronti alla battaglia contro tutti i mali dell’egoismo umano. Una “rinnovata specie” di politici che vogliano governare la cosa pubblica a vantaggio della comunità e non per dominarla per fini di parte, di partito, di corrente o di gruppo. Gente fedele al suo ideale di vita, perché “una politica sporca infetta la fede”.

Gaspare Sturzo

© http://www.piuvoce.net/newsite/index.php - 5 febbraio 2010



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