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Pro life contro la governatrice ultra-abortista ed eutanasica PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
domenica 07 febbraio 2010
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È così che Federvita Piemonte, che raggruppa settanta tra Movimenti per la Vita e Centri di Aiuto alla Vita, esordisce nell'attacco alla governatrice del Piemonte Bresso. La sua presidenza è stata caratterizzata dall'offerta di "un ospedale piemontese in cui poter far morire per fame e per sete una giovane donna disabile".

Il riferimento è al caso Eluana Englaro, su cui Bresso disse: "La vita di Eluana è artificiale". Poi c'è stata la sperimentazione della RU486 ("Una soluzione dal punto di vista medico che permette alle donne di soffrire di meno", disse Bresso) e che per la prima volta in Italia è stata promossa nell'ospedale Sant'Anna di Torino.

La gestione Bresso è stata dominata in questi anni dall'idea che l'aborto è "necessità assistenziale che deve essere garantita" senza far parola di quella "preferenza per la vita" proclamata dalla legge 194. Federvita parla di "una spirale di banalizzazione dell'aborto volontario e contro i pur deboli presidi posti alla vita nascente dalla legge". Per queste ragioni i pro life piemontesi chiedono un altro candidato alla guida della regione.

Un fatto politico non da poco visto che l'Udc si è impegnato per Bresso. Non è un mistero che il Movimento per la Vita sia da molti anni vicino all'Udc. Ben vengano gesti inconsueti come questo che spezzano l'inerzia politicante che si è creata attorno alla difesa della vita umana. La Bresso, si osserva, "è una bandiera nazionale dell'attacco alla vita". La governatrice non ha mai fatto mistero della sua avversione alla chiesa ("Quale è la differenza tra l'Italia di oggi e gli stati clericali, come quello degli Ayatollah?") e della collaborazione, in tema di aborto, con Emma Bonino. Altra candidata pro death che molti cattolici laziali si apprestano a votare. Sarebbe interessante un confronto diretto tra i casiniani e i prolife piemontesi e laziali: questo giornale, in caso di disponibilità, è pronto a ospitarlo in un teatro di Torino e in uno di Roma.

© Il Foglio - 4 febbraio 2010



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