English Chinese (Simplified) French German Japanese Portuguese Russian Spanish
Zammerù Maskil
sito cattolico
catechesi
formazione
spiritualità

Zeta Emme Mailing iscriviti

I vostri dati sono archiviati al solo scopo dell'invio di una newsletter pastorale. In ottemperanza al Decreto Legislativo 30 giugno 2003, n.196, per la tutela delle persone e di altri soggetti rispetto al trattamento di dati personali,
in ogni momento è possibile modificare o cancellare i dati presenti nel nostro archivio.






 
 

fai una donazione, sostieni il sito
ingrandisci diminuisci
Più bimbi Down, in Gran Bretagna cresce l'accettazione PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
venerdì 28 novembre 2008

Nel Regno Unito più bambini con la sindrome di Down arrivano alla nascita. Nel 2006 le nascite sono state 749 rispetto alle 717 del 1989, anno in cui alle madri è stata offerta per la prima volta la possibilità di avere un test prenatale. La Down Syndrome Association, l'associazione britannica che si occupa della tutela delle persone Down, ha da poco condotto un'inchiesta tra un migliaio di genitori di bambini con la sindrome chiedondo loro perché abbiano deciso di andare avanti con la gravidanza nonostante il test positivo. Un quinto degli intervistati ha dichiarato di conoscere qualche persona Down; un terzo ha citato ragioni etiche, morali e religiose riguardo la propria scelta; il trenta per cento ha detto di essere convinto che le condizioni di vita per le persone Down sono migliorate considerevolmente negli ultimi vent'anni mentre un quinto ha affermato che vivere o conoscere qualcuno con la sindrome è un dono e un'ispirazione più che un peso. Non solo, la maggior parte degli intervistati ha sottolineato come si sia sentita appoggiata dalla famiglia, dagli amici e dalle stesse istituzioni nel crescere il proprio figlio.

«La società è molto più pronta oggi - ha detto Carol Boyce, presidente della Down Syndrome Association, nel commentare i dati - di quanto non lo fosse qualche anno fa. L'integrazione di queste persone nella società, vedi la scuola per esempio, ha fatto passi da gigante con il risultato che oggi è più facile vedere persone Down ricoprire ruoli "normali" ed essere accettate per la loro diversità». E ha continuato: «Quando io e altri madri abbiamo avuto i nostri figli lo abbiamo fatto in un'altra era, in un mondo diverso dove le persone con la sindrome di Down venivano trattate diversamente dagli altri. Oggi queste persone sono molto più incluse e accettate, con la scuola pubblica che riveste un ruolo fondamentale nella loro crescita. A scuola questi ragazzi sono integrati e rappresentano una figura importante anche per gli altri ragazzi che già da piccoli cominciano a imparare il significato dell'accettazione dell'altro e il concetto che la perfezione non esiste. Oggi i nostri ragazzi Down fanno molte cose anche a livello lavorativo».

Per la maggior parte dei genitori intervistati avere un figlio Down è un dono. «Non credo - spiega uno di loro - nella nozione dell'essere umano perfetto e trovo l'idea di selezionare un figlio invece di un altro abominevole». Un altro genitore racconta: «Ho sempre sentito una forte responabilità nei confronti di mio figlio, già da quando era nel mio grembo e ho sempre saputo che l'avrei accettato e amato anche con i suoi requisiti speciali e che avrei potuto contare sull'appoggio di amici e familiari».
Dopo l'introduzione dei test prenatali il numero dei bambini Down diminuì consistentemente da 717 nel 1989 a 594 all'inizio di questa decade. Ma durante gli ultimi dieci anni la tendenza ha preso un'altra direzione con un incremento delle nascite fino a una crescita pari al 15% rispetto al dato registrato nel 2000.

Per l'associazione dei medici, la British Medical Association, però, le ragioni di un numero così alto vanno individuate non solo in una rinnovata accettazione del "diverso", ma anche e soprattutto nel fatto che sempre più donne decidono di diventare madri in un'età più matura, intorno e oltre i quarant'anni. C'è anzi chi esprime particolare scetticismo, come Joan Morris, professore di pediatria, secondo il quale il numero di aborti motivati dalla sindrome di Down non è cambiato: «La percentuale di donne che decidono - spiega - di terminare la gravidanza dopo aver scoperto di avere in grembo un figlio Down è rimasta molto alta, intorno al 92%, da quando sono stati introdotti i test».

Un altro dei genitori intervistati, Frances Dine, era incinta di dodici settimane quando ha scoperto, attraverso l'amniocentesi, un test che in Gran Bretagna verrà presto sostituito da altri meno invasivi, di aspettare un figlio Down. Ma lei e il marito, Paul, non hanno mai preso in considerazione la possibilità di un aborto. «Siamo credenti, è vero - spiega Frances Dine - e abbiamo grande rispetto della vita umana, ma siamo anche coscienti del fatto che la società è assai cambiata e che oggi è più propensa ad accettare e integrare le persone che sono diverse. Nostro figlio, che oggi ha nove anni e frequenta la scuola locale, ha amici che non lo giudicano e insegnanti che lo seguono senza fargli pesare le sue differenze. Siamo sicuri che continuerà a sentirsi parte della comunità anche quando sarà adulto come quel ragazzo, nel negozio in fondo alla nostra strada, che lavora lì da più di cinque anni ed è adorato da tutti o come quello che recita nella soap opera più amata dagli inglesi, Eastenders».
© E' Famiglia - Avvenire

 

go to the top