| Per i Paesi poveri un cammino di sviluppo sostenibile |
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| Scritto da Administrator | |
| martedė 30 giugno 2009 | |
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Pubblichiamo la traduzione dell'intervento pronunciato il 26 giugno dall'arcivescovo Celestino Migliore, Osservatore permanente della Santa Sede presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite a New York, alla Conferenza sulla crisi finanziaria ed economica mondiale e sul suo impatto sullo sviluppo.
Signor presidente, In termini di azione specifica, accogliamo con piacere gli impegni assunti durante il vertice del g20 che si è tenuto a Londra lo scorso aprile per rendere disponibili più di mille miliardi di dollari come aiuti aggiuntivi. Purtroppo, però, solo una piccola parte di tali aiuti è stata destinata ai Paesi in via di sviluppo più poveri. Pertanto, è fondamentale destinare ancora un aiuto finanziario adeguato a questi Paesi, i cui bisogni finanziari devono essere attentamente monitorati. È anche importante che tali aiuti vengano dati a condizioni minime dalle Ifi (Istituzioni finanziarie internazionali). Siamo consapevoli delle dimensioni umane e sociali di questa crisi globale. Alla luce di ciò, appoggiamo le misure volte a rafforzare la sicurezza alimentare, il sostegno alle spese sociali e, più in generale, una spesa pubblica che ponga al centro le persone. A tale riguardo, apprezziamo in modo particolare le proposte per le necessarie risorse aggiuntive da destinare al Vulnerability Financing Framework della Banca Mondiale. La nuova crisi globale non deve servire da pretesto per dimenticare le questioni che da tempo preoccupano. Nella Conferenza di Doha abbiamo sottolineato l'importanza di riaffermare il principio di sviluppo finanziario sostenibile e di assicurare un cammino di sviluppo sostenibile per tutti i Paesi in via di sviluppo. In modo particolare, l'eliminazione dei sussidi per le esportazioni agricole è una misura che può recare notevoli benefici ai Paesi in via di sviluppo molto poveri. Questa prerogativa essenzialmente morale è diventata nel frattempo ancora più urgente poiché la crisi finanziaria globale si è aggravata. Pertanto ci uniamo agli Stati membri nel sollecitare una conclusione rapida della Conferenza di Doha dell'Organizzazione Mondiale del Commercio, nel senso che vengano rispettati gli impegni assunti a favore dei Paesi meno sviluppati. Allo stesso modo, è importante che i Paesi sviluppati mantengano i loro impegni di assistenza ufficiale allo sviluppo (oda). In merito alle misure volte a prevenire il ripetersi di questa crisi in futuro, appoggiamo regolamentazioni pratiche e attuabili per assicurare la trasparenza globale e il controllo a tutti i livelli del sistema finanziario. Sottolineamo che alla base dell'attuale crisi economica vi è un'ideologia che pone l'individuo e i desideri individuali al centro di tutte le decisioni economiche. La pratica dell'economia ha rispecchiato questo centro ideologico e ha cercato di cancellare i valori e la moralità dal dibattito economico invece di tentare d'integrare tali preoccupazioni nella realizzazione di un sistema finanziario più efficace e giusto. Questa visione del mondo ha creato una società in cui i guadagni economici e personali a breve termine vengono realizzati a spese altrui e hanno l'effetto di produrre un individualismo che non riconosce i diritti e le responsabilità condivisi, necessari per creare una società che rispetti la dignità di tutte le persone. Mentre la comunità delle Nazioni Unite si assume questa responsabilità collettiva di sostenere i Paesi in via di sviluppo più poveri in questo tempo di crisi finanziaria, riteniamo opportuno ricordare le riflessioni fatte da Papa Benedetto XVI all'inizio dell'anno, nel celebrare la Giornata mondiale della pace. Egli ha posto particolare enfasi sul bisogno fondamentale di un "forte senso di solidarietà globale" tra Paesi ricchi e Paesi poveri per affrontare in modo efficace la lotta contro la povertà. Il suo è stato essenzialmente un appello morale, fondato sul bene comune per tutti gli esseri umani. Nel campo del commercio internazionale e della finanza sono in atto processi che consentono un'integrazione positiva dell'economia che conduce a un miglioramento generale delle condizioni. Allo stesso tempo, però, sono in corso processi nella direzione opposta che emarginano i popoli e possono portare a guerre e conflitti. Nonostante la grande crescita del commercio dopo la Seconda Guerra Mondiale, sono rimasti molti Paesi a basso reddito che sono ancora emarginati dal punto di vista del commercio. In tali Paesi, molti dei quali si trovano in Africa, è in gioco una questione fondamentale di equità globale. Anche nell'ambito della finanza la recente crisi mostra come l'attività finanziaria può essere incentrata su se stessa e avere una prospettiva a breve termine, senza alcuna considerazione a lungo termine del bene comune. Per concludere, ribadiamo la nostra istanza di dare priorità ai Paesi più poveri in questo tempo di crisi e di adottare un approccio etico (1) in campo economico da parte di quanti operano nei mercati internazionali, (ii), in ambito politico da parte di quanti svolgono una funzione pubblica e (iii) di consentire una partecipazione che comprenda tutti i membri della società civile. Solo adottando un simile approccio sarà possibile realizzare una solidarietà globale autentica. Grazie, signor presidente. (©L'Osservatore Romano - 30 giugno 1 luglio 2009) |