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Per i diritti delle donne in India PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
venerdì 12 marzo 2010
New Delhi, 12. La Chiesa in India è al fianco delle donne per il rispetto dei loro diritti e della loro dignità. Sono molteplici le iniziative programmate in diversi Stati della nazione, con il sostegno delle comunità religiose locali, per favorire la piena integrazione delle donne nella società, a tutti i livelli, inclusi quelli governativi. Fra l'altro, recentemente, è stata approvata una legge che riserva alle donne il 30 per cento dei seggi nel Lokh Saba, la Camera bassa dell'Assemblea legislativa federale indiana e nei Parlamenti dei vari Stati. Il segretario generale della Catholic Bishops' Conference of India (Cbci), l'arcivescovo di Agra, Albert D'Souza, ha espresso rallegramenti per la decisione. In particolare è nello Stato del Madhya Pradesh che si sono concentrate le principali iniziative di sostegno contro la discriminazione. Nella città di Rehli si è svolta nei giorni scorsi una pacifica marcia, cui hanno partecipato anche numerose religiose, per promuovere il rispetto dei diritti, in particolar modo per quanto concerne il pieno e libero accesso all'istruzione. Nel Paese asiatico, infatti, soprattutto nelle zone rurali vi è un alto tasso di analfabetizzazione, mentre anche il proseguimento degli studi è ostacolato dalle difficili condizioni economiche delle famiglie.
Inoltre, sempre nel Madhya Pradesh, la federazione delle organizzazioni laicali cristiane (Madhya Pradesh Isai Maha Sangh) è intervenuta, in occasione di un'iniziativa pubblica, chiedendo alle autorità statali di promuovere dei programmi sociali per migliorare l'integrazione femminile nella società. A tale riguardo, si sottolinea che le comunità ecclesiali sono da tempo impegnate su questo fronte, fra l'altro favorendo una maggiore partecipazione delle donne e dei giovani nelle attività parrocchiali e diocesane. Uno dei principali problemi da risolvere, si osserva, è quello della comunicazione:  spesso le donne non sono neppure a conoscenza dei programmi governativi dedicati alla loro emancipazione.
Una rappresentante del Madhya Pradesh Isai Maha Sangh, Sheela Santiago, ha ribadito che "numerose donne sono completamente all'oscuro dei programmi statali sul welfare e delle opportunità che questi offrono, soprattutto nel campo del lavoro".
Un funzionario dello State's Backward Classes and Minorities Finance Development Corporation, Anil Mittal, ha per esempio ricordato che esiste un apposito progetto di sostegno che garantisce tassi d'interesse modesti a favore di tutte quelle donne che intendono avviare un'impresa o accedere a corsi di formazione.
Il teologo e docente presso l'University of Mumbai, padre Augustine Kanjamala, già segretario della Commissione per la missione della Cbci, ricorda che "per millenni le donne indiane hanno sofferto enormi difficoltà, perché l'India è una società patriarcale". Le donne, aggiunge, "sono state discriminate già a casa, come in ogni strato della società. Hanno subito un ineguale accesso all'istruzione, alla sanità e ai diritti di proprietà".
Come accennato, la Camera alta del Parlamento indiano, dopo tredici anni di dibattito, ha finalmente approvato la legge che riserva una quota di seggi nelle assemblee parlamentari. Il primo ministro Manmohan Singh ha affermato che si tratta "di un passo storico molto importante verso il potere delle donne e una celebrazione dei loro diritti".
Il segretario generale della Cbci, monsignor D'Souza, ha ribadito recentemente che "l'attenzione per la dignità e il ruolo della donna nella Chiesa e nella società indiana sono una importante priorità nel ministero della Chiesa". Il presule ha ricordato che la comunità ecclesiale nel Paese è stata benedetta dal dono di due donne molto importanti:  sant'Alfonsa dell'Immacolata Concezione (Anna Muttathupadathu) e la beata Madre Teresa di Calcutta, che sono un chiaro esempio del ruolo delle donne.
Per l'arcivescovo è triste che le donne dalit o di altre minoranze "subiscano ancor di più le discriminazioni, a causa di povertà, malattie, scarse possibilità di accesso all'istruzione e altro". La Chiesa, ha rilevato ancora il presule, "provvede, con le proprie risorse, a fornire aiuto per l'istruzione, la sanità e le condizioni sociali di queste donne, per eliminare le discriminazioni e per consentire loro di accedere alle migliori opportunità sociali".
La Chiesa, si legge in un documento della Cbci, è in prima linea nel dare spazio e per lasciare emergere le potenzialità e i carismi delle donne. Il testo dei vescovi indica, a tal proposito, alcune priorità:  rafforzare i programmi di educazione alle famiglie; incoraggiare i movimenti ecclesiali che operano pastoralmente con le coppie di coniugi, per diffondere una cultura di parità di diritti; promuovere studi biblici e teologici per incrementare la riflessione sul contributo specifico femminile. Tra le indicazioni, c'è infine anche quella di riservare alle donne almeno il 35 per cento dei posti nei consigli pastorali e diocesani; di coinvolgerle in compiti di animazione pastorale e di sostenere la loro presenza e l'impegno nella vita sociale e politica, e di operare per lo sviluppo socio-culturale nelle aree tribali.

(©L'Osservatore Romano - 13 marzo 2010)


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