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| PAPA E IMMIGRAZIONE, IL PROBLEMA E' LA MISSIONE |
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| Scritto da Administrator | |
| mercoledì 20 agosto 2008 | |
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La tentazione di strumentalizzare le parole del Papa è sempre forte, e non ha fatto eccezione l'Angelus del 17 agosto in cui Benedetto XVI ha fatto cenno alla questione del razzismo. Immediata - anche se ingiustificata a leggere le parole del Papa - la traduzione politica riferita alle leggi sull'immigrazione e la sicurezza. Triste che siano anche esponenti cattolici a prestarsi a questo tipo di letture politiche.
In realtà il Papa, riferendosi alle letture del giorno, ha ricordato "l'universalità della salvezza" e "l'universalità della missione della Chiesa, costituita da popoli di ogni razza e cultura". In riferimento a questo Benedetto XVI ha quindi richiamato alla "grande responsabilità della comunità ecclesiale, chiamata ad essere ospitale per tutti, segno e strumento di comunione per l'intera famiglia umana". Tale testimonianza, ha proseguito il Papa, è tanto più importante oggi "al fine di aiutare anche la società civile a superare ogni possibile tentazione di razzismo, di intolleranza e di esclusione e ad organizzarsi con scelte rispettose della dignità di ogni essere umano!". Il Papa nota infatti che "in diversi Paesi" si registrano "nuove manifestazioni preoccupanti" di razzismo, "legate spesso a problemi sociali ed economici". E' certo che anche la questione dei rom e le politiche sull'immigrazione in Italia vanno giudicate a partire da questi criteri, ma soltanto un paraocchi ideologico può ridurre queste parole a un pronunciamento sulla politica del nostro governo. Purtroppo in Italia sembra impossibile uscire da uno schema per cui accoglienza e legalità sono due cose opposte. Per cui l'accoglienza scade facilmente nella sua parodia, che nella migliore delle ipotesi è buonismo, e nella peggiore diventa complicità delle associazioni criminali. Sul fronte ecclesiale non possiamo non ricordare che alcuni anni fa anche la CEI dovette intervenire per spiegare ad alcuni parroci che accoglienza non significa concedere - ad esempio - locali ecclesiali per uso moschea. Sull'argomento immigrazione sarebbe certamente utile andarsi a rileggere il documento che scrisse il cardinale Giacomo Biffi, allora arcivescovo di Bologna, di cui si occupò anche Il Timone. Mi si consenta due ulteriori semplici riflessioni: 1. Chi vive in una grande città si imbatte spesso ai semafori o alla stazione ferroviaria o in metropolitana con bambini (quasi esclusivamente rom) che chiedono l'elemosina. La domanda è: in questo caso è un atteggiamento razzista identificare questi bambini, capire chi li sfrutta e porre fine a questa situazione con i mezzi consentiti dalla legge di uno stato democratico; o non lo è forse più tollerare (e quindi incoraggiare) queste situazioni, reputando evidentemente che certe razze non possono aspirare a nulla di meglio che all'accattonaggio e alla schiavitù? 2. Nell'Angelus il Papa fa riferimento all' "universalità della missione della Chiesa". E qual è la missione della Chiesa? Annunciare Cristo a tutte le genti. La forte immigrazione è allora anche l'occasione di annunciare Cristo ai tanti "gentili" che arrivano nel nostro Paese. Ovvero, le nostre comunità dovrebbero preoccuparsi soprattutto di riscoprire la dimensione della missionarietà, piuttosto che preoccuparsi - come accade da qualche parte - di costruire o facilitare la costruzione di moschee. Sarebbe confortante se alcuni di coloro che tanto si sbracciano contro il razzismo dimostrassero veramente il bene che vogliono agli immigrati facendo loro scoprire la bellezza del Vangelo. News da Il Timone * Il testo integrale dell'Angelus |


