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| Ma con le tasse non si scherza mai |
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| Scritto da Administrator | |
| lunedì 18 agosto 2008 | |
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In un ferragosto ovviamente orfano (non certo inconsolabile) di notizie politiche, si può sempre contare su qualche esibizione pirotecnica del leader della Lega Nord. L'anno scorso tenne banco con la minaccia di rivolta fiscale, oggi, al contrario, parla di rentrodurre l'imposta comunale sugli immobili (Ici) appena abolita (per la prima casa) dal governo di cui fa parte. L'anno prossimo, con ogni probabilità, di questa ' Ici rispolverata' non si ricorderà più nessuno. Proprio come lo sciopero delle tasse dell'anno scorso, finito nell'oblio più totale. Però l'anno scorso Umberto Bossi era un leader dell'opposizione, adesso è ministro delle Riforme, il che dovrebbe suggerirgli un po' più di sobrietà, ma questa - l'irruenza verbale dell'uomo è nota - è una speranza destinata ad andare delusa. È tuttavia più che ragionevole tornare a sottolineare che se c'è un tema sul quale i cittadini hanno diritto alla chiarezza e alla coerenza da parte dei governanti, questo è quello delle tasse. Si può pensare che l'abolizione dell'Ici sia una misura di equità a favore del patrimonio che le famiglie hanno accumulato con fatica e con decenni di risparmi. O, al contrario, si può ritenere che una modesta tassa patrimoniale sia l'unico antidoto possibile all'incapacità dello Stato di scovare tutti i redditi e di ottenere da essi ciò che gli spetta in termini fiscali. Quel che non si può proprio fare - tra l'altro nel bel mezzo di una crisi immobiliare che dall'America sta invadendo l'Europa - è creare un clima di incertezza, far pensare che il regime fiscale dipenda dal ghiribizzo momentaneo di questo o quel ministro, e che neppure un impegno programmatico solennemente assunto e immediatamente onorato da una maggioranza stabile sia davvero credibile. Anche il riferimento di Bossi al federalismo fiscale può diventare un boomerang. È ragionevole mettere gli amministratori locali e regionali alla prova della responsabilità, in modo che i cittadini possano giudicare più da vicino la corrispondenza di ciò che viene chiesto in termini fiscali e ciò che viene dato in termini di servizi. Il meccanismo centralistico della finanza derivata - introdotto illuministicamente da Bruno Visentini come superamento del sistema ideato da Ezio Vanoni (basato sulla tassa di famiglia riscossa localmente e che prevedeva il quoziente familiare) - è fallito. Doveva servire a controllare rigidamente dal centro gli sprechi delle amministrazioni locali, ha dimostrato che alla fine paga sempre Pantalone, senza neppure sapere chi deve ringraziare. Se però il federalismo fiscale significa che è possibile reintrodurre categorie di gabelle - come quelle patrimoniali, soprattutto su un bene centrale per la famiglia come la casa di abitazione - che hanno il solo pregio di essere facilmente esigibili, anche il decentramento fiscale sarà guardato con sospetto. Con le tasse non si può scherzare, né per invitare a non pagarle per protesta, né per spargere preoccupazioni per il futuro tra cittadini che già ne hanno abbastanza. E questa aurea regola non scritta vale anche per un ferragosto padano. Tratto da Avvenire del 17 agosto 2008 |


