| Libertà di coscienza? Una vera bomba |
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| Scritto da Administrator | |
| venerdì 23 luglio 2010 | |
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Sabato 24 luglio a Bedonia (Parma), per iniziativa dell'Associazione Centro Studi Cardinale Agostino Casaroli, viene presentato il volume Pagine di storia contemporanea: la Santa Sede alla Conferenza di Helsinki (Siena, Cantagalli, 2010, pagine 208, euro 17). Pubblichiamo la prefazione del cardinale prefetto emerito della Congregazione per le Chiese Orientali e, in basso, uno stralcio del volume. La Conferenza di Helsinki sulla Sicurezza e la Cooperazione in Europa ha rappresentato un'esperienza unica nel suo valore. Era la prima volta, dopo il congresso di Vienna del 1815, che la Santa Sede partecipava come full member in un consesso di Stati. Come aveva rilevato l'ambasciatore Roberto Ducci, segretario generale del ministero degli Esteri italiano, la conferenza di Helsinki aveva un carattere politico generale, per un bene generale e non per risolvere competizioni temporali, per cui non ostava l'articolo 24 del Trattato lateranense. Helsinki è stata un'intuizione di grande significato. Nella trattativa fra est e ovest la tematica dei diritti umani era inevitabile. La Santa Sede pose opportunamente e con tenacia la questione della libertà religiosa. La strategia della formazione dei diritti umani è stata un'arma molto forte contro il comunismo che ha prodotto effetti nel tempo; fu uno strumento di contrasto psicologico oltre che politico e culturale, che ha consentito di demolire nell'opinione pubblica aspetti ritenuti positivi del marxismo, mostrare le violazioni sistematiche dei diritti umani e sociali, e l'errore antropologico del comunismo. La diffusione all'est di milioni di copie dell'Atto finale rappresentò un argomento a favore delle istanze di libertà: così operò la Carta '77 diffusa da Praga, che dimostrò che si poteva scommettere su una progrediente fragilità del sistema comunista nei Paesi dell'Europa orientale. (©L'Osservatore Romano - 24 luglio 2010) |













