| La resa di Crisafulli sarebbe l'eutanasia di Stato: così Eluana muore ancora |
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| Scritto da Administrator | |
| lunedì 01 febbraio 2010 | |
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Salvatore Crisafulli è un uomo entrato in uno stato vegetativo persistente a seguito di un incidente stradale. Una condizione comatosa classificata con 3-4 punti della Scala di Glasgow (GCS) , in pratica l'identica condizione in cui si trovava la povera Eluana Englaro.
Nell'aprile dello stesso anno scrive al Capo dello Stato e, quattro mesi dopo, invia una lettera al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in cui denuncia come nei confronti di coloro che si trovano nella sua condizione «non esista un'intensa e continuativa assistenza» mentre «leggi come la 328 e la 162 non vengono recepite dalla Regione Sicilia».
Un destino funesto, però, continua ad abbattersi sulla famiglia Crisafulli. La vigilia dello scorso Natale, alle quattro di pomeriggio, Marcello, il fratello maggiore di Salvatore, viene travolto da un pirata della strada mentre, con la sua motocicletta, si stava recando ad acquistare delle focacce per tutti gli altri familiari riuniti in occasione della festa.
Dopo questo gravissimo incidente, la situazione della famiglia Crifasulli si trasforma in tragedia. Marcello, infatti, era il fratello che accudiva amorevolmente Salvatore di notte e di giorno, e rappresentava, praticamente, l'unica concreta possibilità di assistenza.
Così Pietro annuncia «un viaggio della morte per suo fratello», in una clinica belga ove praticano l'eutanasia. La rabbia, umanamente comprensibile, si scaglia contro le istituzioni pubbliche, i politici, le autorità e persino la Chiesa, colpevoli di aver abbandonato Salvatore privandolo del necessario aiuto e della dovuta assistenza. Ora, è difficile pontificare sulle disgrazie che hanno colpito la famiglia Crisafulli. Un senso di profondo rispetto fa sì che il giudizio si fermi di fronte alla soglia del mistero del dolore. Non so se davvero le istituzioni pubbliche abbiano abbandonato Salvatore Crisafulli al suo destino. Se così fosse, sarebbe incredibilmente triste. Sarebbe come se Eluana Englaro fosse morte inutilmente.
Non so - ripeto - se le istituzioni pubbliche abbiano fallito nel loro compito, ma certo non si è fatta attendere la voce di chi non smette di credere in quella profonda solidarietà che nasce dalla concezione cristiana dell'amore. L'Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi, infatti, ha subito dichiarato «la propria disponibilità ad accogliere in un clima di grande rispetto e di particolare solidarietà Salvatore Crisafulli». Certo, però, che lo Stato e soprattutto le Regioni non devono essere da meno. Non sarebbe giusto costringere i cittadini a minacciare l'improbabile ricorso all'eutanasia per chiedere assistenza. Che la minaccia paventata dai familiari di Salvatore rappresenti, in realtà, più una disperata provocazione che una reale intenzione, lo dimostrano gli interventi di due insospettabili personalità. Una di queste è Silvio Viale, il medico radicale che da anni si batte per l'eutanasia, e l'altra è il senatore Ignazio Marino, noto per le sue posizioni in tema di testamento biologico. Il primo, Silvio Viale, ha invocato la necessità di nominare un curatore per Salvatore Crisafulli, come fu per Eluana Englaro, e ha denunciato «le strumentalizzazioni del fratello e della famiglia di Salvatore Crisafulli» ritenendole «un'offesa per tutti coloro che si battono per il diritto all'autodeterminazione e per l'eutanasia, la quale, prima di tutto, è una libera manifestazione di volontà e non la morte imposta dai familiari». «Nessun medico belga, olandese, lussemburghese o svizzero - ha precisato Viale - procederà mai all’eutanasia o all’accelerazione della morte senza almeno una, sebbene ricostruita, chiara e manifesta volontà della persona».
Il secondo intervento è quello di Ignazio Marino il quale, dopo aver precisato di essersi sempre batttuto «per la libertà di scelta rispetto alle terapie, sulla base dell’articolo 32 della Costituzione», ha riconosciuto che «l’annunciata intenzione dei familiari di Salvatore Crisafulli di portarlo in Belgio perché gli sia praticata l’eutanasia, sembra apparire più come «frutto della disperazione ed esasperazione della famiglia per l’assenza di assistenza che denunciano».
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