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| Il virus anticlericale s'inventa un Vaticano da resa dei conti |
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| Scritto da Administrator | |
| sabato 06 settembre 2008 | |
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Potremmo chiamarlo virus del tuttologismo. Il direttore Mauro ieri, infatti, ha dedicato il suo editoriale a una serie di argomenti che vanno dalla neuroscienza alla storia del cattolicesimo italiano, dalla politica al costume, dalla storia d'Italia alla dietrologia vaticanista. Il tutto naturalmente in poche righe e con stile piano. Il virus è splendido, fa fare discorsi filati e logici. Solo che modifica la percezione delle premesse, dei fatti da cui deriva il discorso. Così si ha un bel ragionamento tuttologico che rischia però di non capire un bel niente, o quasi. Per quel che si può sintetizzare un articolo tuttologo, provo. Mauro dice che: 1) il fatto che recentemente l'Osservatore Romano e la Segreteria di Stato Vaticana abbiano precisato che l'articolo di una collaboratrice pur titolata e avveduta come Lucetta Scaraffia non rappresenta la dottrina della Chiesa, indica una resa dei conti nella chiesa italiana. 2) Che aveva ragione don Giussani a rimproverare la prevalenza di un messaggio etico da parte della gerarchia e torto il card. Ruini che sulla presunzione di rappresentare l'etica del popolo italiano "naturaliter cristiano" ha fondato il suo potere politico grazie a convergenze parallele con la destra. 3) Che il Vaticano vuole addomesticare i vescovi italiani.Capisco che chi vive di giornali e nei giornali possa pensare che la realtà sia solo quello che avviene sui giornali. Ma il fatto accaduto che Mauro ha voluto leggere così è semplice: una collaboratrice esperta in materie di biopolitica ha invitato tutti (e non solo la Chiesa) a riflettere a 40 anni da certe scoperte e con l'avvento di altre che forse la morte umana potrebbe essere certificata in modo più aggiornato. I media hanno esaltato questa faccenda (poiché il tema è caldo) e la Santa Sede ha tenuto a precisare che pur essendo comparso sull'organo ufficiale quella posizione non è quella prevista dalla dottrina cristiana sulla morte. Punto. Semplice. Anzi interessante, poiché si tratta di vicende di interesse generale, in cui la dialettica tra persone serie e preparate è un bene che la Chiesa auspica e ospita sui suoi fogli ufficiali. Invece no. E poiché il virus di cui sopra produce l'effetto anche di sentirsi furbi, cosa fa Mauro, che ancora non si capacita com'è possibile che la maggioranza degli italiani si fidi di più della bimillenaria Chiesa che del suo giornale (vedi le modestissime inchieste sull'8 per mille e le campagne antiecclesiali)? Inventa una opposizione tra due grandi personalità, come don Giussani e il card. Ruini. Del primo dice che era una specie di profeta inascoltato e del secondo fa un ritratto da Richelieu che in nome dell'imposizione dell'etica cattolica al popolo trama congiure di potere. Mauro un merito ce l'ha e il virus è straordinario nel manomettere anche le punte di intelligenza. È vero che don Giussani ha più volte richiamato la Chiesa a non presentare il suo messaggio come se fosse un codice etico, ma come gioia dell'incontro con Cristo he investe la vita. Il fatto che sfugge a Mauro preda del virus è che non solo don Giussani non era inascoltato, come ha mostrato il recente Meeting di Rimini, ma anche che il card. Ruini era d'accordo, e specie negli ultimi anni mostrato come la gioia di quell'incontro - di cui parla ripetutamente anche Benedetto XVI - entra e vivifica tutti gli aspetti della vita, personale e pubblica. Da qui la passione di far vedere come un cristiano visitato dalla gioia del cristianesimo serve la vita dal concepimento alla morte, di come difende la più naturale e fertile delle convivenze umane che è famiglia, e di come è curioso di fronte alle scoperte della scienza senza farne una ideologia. Insomma, bizzarro quel virus. Al capo del giornale che da sempre si ammanta di essere il più evoluto culturalmente sfugge questo: che tra la fede e le scelte di etica privata e pubblica esiste un processo che si chiama proprio cultura. Il popolo che su certe cose fondamentali della visione dell'uomo segue di più Ruini che Repubblica non lo fa per timore che le guardie svizzere invadano l'Italia. Ma lo fa quando e se esiste una cultura cristiana. Gli infettati di Repubblica, abituati come sono a pensare la vita pubblica solo in termini di alleanze di potere, rischiano di perdere di vista proprio il fenomeno di cui si dicono campioni. Era Giovanni Paolo II, che volle Ruini a capo della Cei e diede grande incoraggiamento al movimento di don Giussani, a indicare che una fede che non diventa cultura è morta, si riduce a fideismo o a eticismo. Non si rassegnano. In Italia esiste una cultura cattolica - non una disposizione biologica al cattolicesimo. Ma una cultura, che anche se non viene accettata o quasi sulle terze pagine dei loro giornali è quella che fa tirare avanti tanta gente, nelle prove e nelle gioie del vivere. Una cultura che non è fatta solo di libri e non vive grazie a leggi, ma è tramata di un sentimento positivo e sacro della vita, di un rispetto per chi è debole, di una capacità di sacrificio e di speranza nutriti dalla fede e dalle testimonianze di tanti. È vero, spesso io per primo mi rompo le scatole di tante inutili omelie che esaltano aspetti o obblighi etici. Ma non è certo da lì che viene la forza della presenza pubblica della Chiesa in Italia e nemmeno dal numero di onorevoli amici. Viene, strano a dirsi vero direttore? dalla forza di una cultura, ricca, varia e soprattutto viva. Ne vogliamo parlare? Il Tempo - 6 settembre 2008 |







