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Il Brasile fra questioni etiche e nuove tecnologie PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
giovedì 04 febbraio 2010
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 Brasilia, 4. Con la legalizzazione dell'aborto, il matrimonio tra persone dello stesso sesso (alle quali è stato garantito il diritto alle adozioni) e altre misure "progressiste", il Governo del presidente Luiz Inácio Lula da Silva minaccia la pace sociale. Lo afferma un documento emesso da 67 vescovi della Chiesa brasiliana dopo un incontro pastorale a Rio de Janeiro. Molti vescovi brasiliani hanno reagito duramente al decreto di creazione del Programma di diritti umani, firmato nel dicembre scorso dal presidente Lula, che fra le altre misure proibisce l'esibizione di simboli religiosi (e quindi del crocifisso) in luoghi pubblici. L'istanza ha innescato dure critiche da parte della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile (Cnbb) che considera "questa misura laica un atto di violenza" poiché "la maggior parte della popolazione brasiliana è cattolica e la storia del Paese è segnata fortemente dalla presenza religiosa". Secondo i presuli il piano nazionale sui diritti umani racchiude "evidenti infiltrazioni di una mentalità laicista. I diritti umani prevedono la libertà religiosa".

"Ci sono proposte - sottolineano i presuli - che banalizzano la vita, deformano l'istituzione familiare del matrimonio, riducono la libertà di espressione della stampa, riducono le garanzie giuridiche della proprietà privata, limitano l'esercizio del potere giudiziario, e per di più rischiano di riaccendere conflitti sociali già pacificati con la legge dell'amnistia". Queste proposte secondo l'episcopato brasiliano rappresentano quindi "una minaccia alla pace sociale stessa". Il Programma di diritti umani promulgato dal Governo Lula ha unificato nelle reazioni negative numerosi settori della società brasiliana che raramente si trovano d'accordo, dalle forze armate agli ex militanti contro la dittatura militare, dai grandi possidenti terrieri alle organizzazioni cattoliche di base.
Intanto, sotto l'egida della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile, si è aperto, presso la Pontificia università cattolica di Rio Grande do Sul, il Mutirão de comunicação dell'America Latina e dei Caraibi. Una manifestazione incentrata sulle comunicazioni sociali e sui nuovi orizzonti tecnologici dell'informazione dal tema "Processi e cultura per lo sviluppo".
All'incontro ha preso parte l'arcivescovo Claudio Maria Celli, presidente del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali. La tecnica - ha sottolineato il presule - attrae fortemente l'uomo perchè lo sottrae alle limitazioni fisiche e ne allarga l'orizzonte. Ma la libertà umana "è propriamente se stessa solo quando risponde al fascino della tecnica con decisioni che siano frutto di responsabilità morale".
Di qui l'urgenza di una formazione alla responsabilità etica nell'uso della tecnica. Nel delicato settore della comunicazione sociale gli operatori non possono prescindere dalla dimensione etica e dal rispetto della deontologia professionale. Occorre allora "una formazione permanente per recuperare il senso vero della libertà che non consiste nell'ebrezza di una totale autonomia, ma nella risposta all'appello dell'essere, nell'orizzonte di senso della persona presa nella globalità del suo essere". L'arcivescovo Celli ha anche fornito alcuni dati comparativi sulla comunicazione. In Brasile ci sono 180 stazioni radio cattoliche mentre in Africa meno di 200. "Occorre uno sforzo per incrementare la comunicazione soprattutto nella prospettiva missionaria dell'evangelizzazione".

(©L'Osservatore Romano - 5 febbraio 2010)


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