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Asia news
| Giornata Internazionale della famiglia, l'Onu la tradisce |
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| Scritto da Administrator | |
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«La più ampia protezione e assistenza possibile alla famiglia» per rafforzare il tessuto sociale. È con questa motivazione che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha deciso con la risoluzione 47/237 del 20 settembre 1993 di istituire una annuale Giornata Internazionale della Famiglia da celebrarsi il 15 maggio a partire dal 1994. Eppure, malgrado la diffusa consapevolezza degli Stati membri sull’importanza di politiche a sostegno della famiglia, la Giornata Internazionale passa sempre sostanzialmente sotto silenzio, anche alle Nazioni Unite. «La spiegazione fondamentale sta nel fatto che i burocrati che gestiscono l’Onu e decidono in materia sono generalmente ostili alla concezione tradizionale della famiglia», afferma Austine Ruse, presidente del Catholic Family and Human Rights Institute (C-Fam), una Organizzazione non governativa (Ong) pro-family che opera all’interno del sistema delle Nazioni Unite: «L’ala radicale che domina le strutture dell’Onu – prosegue Ruse – con i propri sostenitori nelle Ong e nei governi nazionali, vede la famiglia come una forma di soffocante patriarcato che impedisce la libertà. La famiglia è il nemico. Lo dimostra il fatto che proprio mentre si celebrava l’Anno della Famiglia è stato chiuso all’Onu l’ufficio che doveva occuparsi specificamente del sostegno alla famiglia». Le due "anime" dell’Onu sono emerse fin dall’origine. Non a caso proprio nell’Anno Internazionale della Famiglia, nel 1994, alla Conferenza Internazionale su Popolazione e Sviluppo (Icpd) svoltasi al Cairo, per dieci giorni si è assistito a una battaglia furiosa scatenata dalle lobby che volevano sostituire nel testo finale la parola "famiglia" con "famiglie". In questo modo si voleva introdurre in un documento internazionale l’equiparazione alla famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna di ogni forma di legame: unioni di fatto, coppie omosessuali, rapporti poliamorosi o poligamici. Alla fine venne fuori una espressione di compromesso – «La famiglia nelle sue varie forme» – dove veniva salvata l’unicità della famiglia naturale pur riconoscendo l’esistenza di non meglio specificate peculiarità legate alla cultura e alle tradizioni locali. Tale formula è stata poi riconfermata in tutti i documenti ufficiali dell’Onu, ma la battaglia non è finita lì e ciò che non è stato possibile affermare in linea di principio si cerca di realizzarlo di fatto. «Praticamente tutto ciò che fa l’Onu in materia di politica sociale – dice ancora Austin Ruse – costituisce una minaccia potenziale per la famiglia. Basti pensare alla forte pressione – talvolta coercitiva – per indurre i Paesi a ridurre i tassi di fertilità. È un attacco al cuore della vita della famiglia, che è il baluardo contro perniciose influenze esterne. Come può un burocrate che risiede nella First Avenue di New York sapere quanti figli debba avere una famiglia che vive nel Botswana?». Peraltro si cerca di rendere comune e accettabile il termine famiglie in modo subdolo, ovvero usando sempre più spesso l’espressione "famiglie" in documenti informali o di presentazione delle iniziative. Ad esempio il tema scelto per la Giornata del prossimo 15 maggio è «Padri e famiglie: responsabilità e sfide». Ma l’esempio più clamoroso lo si trova nel sito ufficiale delle Nazioni Unite dedicato alla Giornata: sebbene tutte le risoluzioni dell’Assemblea Generale facciano esplicito riferimento alla Giornata e all’Anno Internazionale della Famiglia, il sito è dedicato alla Giornata Internazionale delle Famiglie.
Non sembri una questione di poco conto: all’Onu è normale che si combatta aspramente su ogni parola o concetto, perché i documenti internazionali sono spesso usati per "rovesciare" le legislazioni nazionali, e se anche nei testi ufficiali si affermassero le "famiglie" sarebbe la fine per la "famiglia". |







