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| Dalla Cina con furore |
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| Scritto da Administrator | |
| lunedì 11 agosto 2008 | |
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Giovanni Pellielo (nella foto) ha conquistato la seconda medaglia italiana alle Olimpiadi di Pechino dopo il secondo posto di Davide Rebellin nel ciclismo su strada. Nella disciplina del Tiro a volo, il tiratore italiano, nato a Vercelli l’11 gennaio 1970, ha chiuso la serie finale con 143 punti (cioè piattelli colpiti), tre in meno del ceco David Kostelecky, medaglia d'oro.
Bronzo all'australiano Michael Diamond. Il 38enne tiratore vercellese, agente della Polizia Penitenziaria, punta di diamante del gruppo sportivo delle Fiamme Azzurre, è alla sua terza medaglia olimpica dopo il bronzo a Sydney 2000 e l'argento di Atene 2004. La carriera sportiva di Pellielo è iniziata nel giorno del suo diciottesimo compleanno, quando la madre, che da anni praticava questo sport, lo accompagnò su un campo da tiro. A soli 22 anni venne poi convocato per partecipare alle Olimpiadi di Barcellona del 1992. Dopo quell'esperienza, che lo vide classificarsi a ridosso della finale a sei, ha inanellato un successo dietro l'altro vincendo 6 finali di Coppa del Mondo, 3 titoli mondiali, 3 titoli europei, 17 prove di Coppa del Mondo, 8 titoli italiani, 2 volte i Giochi del Mediterraneo, la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Sydney 2000 e la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Atene 2004 e, appunto, a Pechino 2008. Dal Capo dello Stato, il 3 ottobre 2000 ha ricevuto la nomina a Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana, mentre il 27 settembre 2004, quella ad Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana. Cosa c’entra, diranno i lettori più attenti di ‘Petrus’, questa notizia di sport con la filosofia di questo giornale on-line? Sin qui nulla. Ma andiamo ad indagare meglio e rientriamo in tema… Pellielo, oltre ad essere un agente carcerario, è un profondo studioso di teologia ed ha una grande fede e non ha paura di affermarla in ogni angolo del mondo in cui gareggia. “Per me è importante poter essere portatore della verità - ha detto in un’intervista -. Sta scritto: ‘Siate Santi come io lo sono e chi mi riconoscerà davanti agli uomini io lo riconoscerò davanti al Padre mio...’. Bisogna avere la capacità di testimoniare la propria esperienza di fede. In fondo è come per San Paolo quando sbarcò a Malta ... So che questo paragone non può reggere, tanto più che io non sarò mai Santo, però sono consapevole che riuscire con le mie parole a portare un’esperienza di fede in un mondo come quello cinese, pervaso da tante brutte cose, non ultime quelle di cui si è letto in questi mesi, sarebbe una grande conquista”. Pellielo aveva raccontato la sua fede già alle precedenti Olimpiadi di Atene, ma tale devozione ha un sapore e un peso profondamente diversi a Pechino, dove, nei giorni scorsi, tre cristiani americani sono stati fermati in piazza Tiananmen perché pacificamente, con uno striscione in inglese e mandarino che riportava "Gesù Cristo è il Re", protestavano contro le repressioni dei cristiani e la politica abortista del figlio unico (evidentemente dalle rigide regole imposte, l’iniziativa è stata considerata in grado di “minacciare l’unità nazionale, danneggiare l’ordine pubblico, turbare la stabilità sociale, incoraggiare il separatismo etnico”!). Le contraddizioni della Cina, verrebbe da dire, dove il Governo ha permesso la libera e gratuita distribuzione di Bibbie durante i giochi olimpici, centri di preghiera per cristiani, musulmani, ebrei, buddisti e induisti, mentre non cessano vessazioni e detenzioni per i cristiani cinesi. E non sono le uniche antinomie. Ritornando a Pellielo, ha dato del tu al Signore; gli ha chiesto: “Daì, dammi una mano, lo sai che per te sarebbe una bella pubblicità a far bene io qui; in Cina avrebbe il valore di una testimonianza in un Paese così lontano dal nostro”. La “pubblicità” al Signore era il suo unico obiettivo, la testimonianza al mondo della sua fede, per di più in Cina. E così è stato. Già prima della gara si era detto sereno: "Dio mi darà una mano". “Dio mi ha dato la forza sempre quando serve per davvero”. Una prima mano gliela aveva data da ragazzino. Infatti, a causa di uno stato di salute precario, dovuto a crisi d’asma, non ha potuto dedicarsi ad attività sportiva fino all'età di 15 anni. In quel periodo le crisi asmatiche cominciarono a diminuire, fino a scomparire del tutto. E iniziò la sua ascesa nel mondo del tiro. Dopo aver conseguito il diploma di perito tecnico agrario, si iscrisse alla facoltà di ingegneria genetica ma capì ben presto che alle teorie scientifiche preferiva la teologia, vista la sua crescente sensibilità religiosa. La particolarità del suo linguaggio, la concretezza dei suoi contenuti, hanno superato anche le mura vaticane. Così nel 2000 è stato convocato da Papa Giovanni Paolo II in udienza e, nello stesso anno, è stato insignito del Discobolo D'oro per la morale dal Cardinal Camillo Ruini a Castel Gandolfo, in occasione della festa nazionale del CSI, il Centro Sportivo Italiano. In seguito Pellielo è stato inserito in un progetto di apostolato per i giovani in tutte le diocesi italiane con particolare riferimento a quelle piemontesi e lombarde. Mentre recentemente ha fondato un gruppo di solidarietà per i più bisognosi ed una Scuola Internazionale di Tiro che ha sede a Vercelli e di cui sta portando avanti la ristrutturazione. “Semplicemente, io vivo la fede da laico, come ho sempre fatto e come continuerò a fare. Spesso molte persone, per la mia vicinanza al mondo cattolico, per gli studi di teologia, per il mio vivere da cristiano, sono giunte a considerazioni falsate. Qualcuno ha detto che avevo addirittura preso i voti. Ma, francamente, tra il sottoscritto e uno che decide di diventare sacerdote passa tanta strada...”. “Un conto è vivere la fede da buon cristiano, un conto da ipocrita e un conto da sacerdote. Sono tre visioni completamente diverse, soprattutto al giorno d’oggi dove molti si professano credenti e fanno ben altro. C’è gente che dice di essere cristiana e tiene condotte di vita immorali e urla ai quattro venti bestemmie”. Molti atleti sono superstiziosi, specie durante certe gare importanti. Lui in un’intervista rispondeva: "Non sono superstiziosissimo perchè sono credente, anche se in molti frangenti la tentazione di cedere a questi piccoli riti è grande". Alla domanda: Qual e la sua idea di felicità? La risposta pronta: "Riuscire in ogni momento della giornata a essere se stessi". E alle altre due domande: Ha paura di invecchiare? E come vorrebbe morire? Altrettanto sinceramente: "Non ho paura di invecchiare perchè fa parte della vita e non mi spaventa nemmeno la morte. Come vorrei morire? Con gli angeli che mi accompagnano per mano in Paradiso, senza soffrire e possibilmente senza passare dal Purgatorio". L’oggetto che porta sempre con sè è la croce, e su una cosa che migliora la qualità della vita non ha dubbi: "Sì, la fede". Curiosa la risposta alla domanda: In quale film le sarebbe piaciuto recitare? "Nel film L'Esorcista". Dunque, dove la diffusione del cristianesimo sembra preoccupare le autorità, dove è quantomeno delicata la situazione dei diritti umani e della libertà religiosa, Pellielo ha testimoniato la sua fede in Gesù Cristo, figlio di Dio. Coerentemente al suo essere cattolico. Un esempio ammirabile. Dalla Cina con furore. Fonte Petrus |







