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Cattolici coreani contrari alla conoscenza anticipata del sesso dei nascituri PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
mercoledì 13 agosto 2008
Seoul, 12. I cattolici coreani esprimono preoccupazione per una recente decisione della Corte Costituzionale di Seoul che ha dichiarato incostituzionale la norma che proibisce ai medici di rivelare alle donne in gravidanza e ai familiari gli esiti degli esami prenatali a riguardo delle determinazione del sesso del nascituro.
Questa norma di legge, stabilita nel 1987, secondo i cattolici coreani impedisce l'accrescersi del numero degli aborti selettivi in base al sesso del feto. Secondo la tradizione coreana, comune anche ad altri Paesi dell'Estremo Oriente asiatico, si dà la preferenza ai figli maschi piuttosto che alle femmine.
La Corte Costituzionale di Seoul - riferisce l'agenzia UcaNews - nella recente sentenza non tiene conto di questa tradizione ancestrale e stabilisce invece il diritto della donna in gravidanza e dei parenti di conoscere in anticipo il sesso del nascituro. Secondo i Giudici costituzionali sud coreani, la legge attualmente in vigore a proposito della riservatezza degli esiti degli esami prenatali dovrà essere rivista dalle due camere parlamentari di Seoul entro il 2009. Don Casimir Song Yul-sup, segretario del "Life 31 movement", associazione per la difesa del diritto alla vita in linea con le direttive della Conferenza episcopale dei vescovi cattolici della Corea, ha espresso profonda preoccupazione poiché una variazione delle norme attuali potrebbe intaccare il sistema coreano di protezione legislativa del diritto alla vita.
"Ritengo comprensibili - ha dichiarato il sacerdote - le richieste dei genitori per avere dai medici maggiori informazioni sullo stato di salute del feto. Tuttavia ai riguardi dei test per la determinazione del sesso del medesimo ritengo che debba prevalere il diritto di difesa della vita. Ormai sono in molti ad aver abbandonato l'antica usanza che dava la precedenza alla nascita dei figli maschi piuttosto che alle femmine, tuttavia in questo Paese il novanta per cento degli aborti si svolge in modo illegale. Svelare il risultato degli esami prenatali ai riguardi del sesso del nascituro potrebbe avere delle tragiche conseguenze con l'aumento del numero degli aborti".
Tra gli argomenti presentati nella recente sentenza della Corte Costituzionale di Seoul sulla determinazione e rivelazione del sesso ai parenti dei nascituri, vi è quello ricavato da recenti dati a proposito dell'equilibrio delle nascite nel Paese. Secondo i rilevamenti effettuati dal "Korean national statistical office" (Knso), nella Corea del Sud sono nati nel 2007 106,1 maschi ogni 100 femmine. Questo è il rapporto statisticamente più basso registrato dal 1981. Tuttavia questi dati sono il risultato di una media nazionale e non tengono conto della distinzione tra aree urbane e quelle rurali. In queste ultime le tradizioni ancestrali di preferenza verso i neonati di sesso maschile sono ancora radicate poiché relazionate al lavoro nei campi.
Il presidente della "Korean federation of catholic medical association", dottor Michael Park Jang-sang, ha sottolineato che la presunta incostituzionalità, asserita dalla Corte di Seoul, verrebbe anche giustificata dal fatto che i medici specializzati negli esami prenatali non sarebbero attualmente nelle condizioni di esercitare liberamente la loro professione. Il dottor Park ha obiettato che ogni professione può essere esercitata liberamente entro determinati confini etici. Impedire ai medici la libera divulgazione di alcuni risultati a riguardo del sesso del feto, non implica nessuna conseguenza verso lo stato di salute dello stesso ma semplicemente è una misura capace di prevenire l'uccisione di un essere vivente sulla base di motivazioni ancestrali che non trovano nessuna giustificazione nel contesto attuale. In ogni caso, dal punto di vista cristiano, difendere il diritto alla vita è una priorità irrinunciabile al di là di qualsiasi altra considerazione.
Padre Hugo Park Jung-woo, segretario generale del Comitato per la vita nell'arcidiocesi di Seoul, le statistiche rilasciate dal Knso vanno esaminate in profondità per rilevare ancor oggi la preferenza verso il sesso maschile per i nuovi nati all'interno delle famiglie coreane. "Esaminando i dati ai riguardi della nascita del terzogenito - sottolinea padre Hugo Park - si nota subito una sensibile impennata della percentuale maschile. Nel 2007 121,8 neonati maschi a fronte di 100 femmine. Nel 1994 furono addirittura 202,2 maschi a fronte di 100 femmine".
Per padre Hugo Park l'aborto selettivo nei confronti dei feti in base al loro sesso è una pratica ancora largamente diffusa nelle famiglie coreane. "La posizione della Chiesa cattolica ai riguardi dell'aborto in generale è estremamente chiara - ha aggiunto il sacerdote dell'arcidiocesi di Seoul -. Tuttavia vorrei aggiungere che praticare l'aborto per selezionare il sesso del nascituro è una pratica estremamente ripugnante". Padre Hugo Park è contrario anche all'ipotesi avanzata da alcuni esponenti di movimenti laici di poter rivelare il sesso del nascituro alla madre e ai parenti solo al momento in cui la crescita del feto è arrivata a tal punto da non permettere più la pratica dell'aborto. Il sacerdote sottolinea che si sono verificati casi di uccisione dei feti anche a stadi di gravidanza molto avanzati. Per padre Hugo Park, la tradizione che dà la preferenza ai neonati di genere maschile è ancora molto radicata nella popolazione coreana; un tradizione che implica pericoli sia per il nascituro sia per la donna in gravidanza.
Suor Marie Immanuel Shin In-mi, direttrice di "Notre Dame community rehabilitation center" nella diocesi di Incheon, afferma che la sentenza della Corte Costituzionale di Seoul permetterebbe ai medici di informare la madre e i parenti anche di eventuali disabilità mentali e fisiche del nascituro e questo potrebbe spingere i familiari a ricorrere alla pratica illegale dell'aborto. La suora coreana che ha la responsabilità di dirigere il centro per bambini disabili, aggiunge che anche con l'attuale legge in vigore molti genitori di bambini non ancora nati tentano di ottenere con vari metodi illegali informazioni dal personale medico e paramedico sul sesso del futuro nascituro.
Questo è il caso di una ostetrica che è stata condanna a sei mesi di sospensione dell'esercizio della propria professione per aver informato senza autorizzazione  una  madre  in gravidanza circa il sesso del bambino di cui era in attesa.
Negli ultimi anni in Corea del Sud si sono registrati diversi casi di genitori di bambini non ancora nati che hanno fatto ricorso ai tribunali per rivendicare il presunto diritto di conoscere in anticipo il sesso del nascituro o eventuali disabilità dello stesso rilevate attraverso gli esami prenatali. Finora tali istanze erano state respinte in base a quanto stabilito dalla legge entrata in vigore nel 1987. Nella norma ancora in vigore, la violazione del segreto medico ai riguardi del sesso di un nascituro è punibile con una multa che può arrivare fin quasi a diecimila dollari e con un periodo di detenzione non superiore ai tre anni. Alcuni medici che hanno violato queste norme hanno giustificato in sede di giudizio il loro reato asserendo che la coppia che aveva a loro chiesto informazioni ai riguardi del sesso del nascituro aveva affermato che di volere avere un solo erede, possibilmente maschio. Alcune piccole strutture sanitarie private informano indirettamente i genitori sul sesso dei bambini non ancora nati ricorrendo ad eufemismi come "cute" per le femmine o "energic" per i maschi.
La pratica dell'aborto illegale nella Corea del Sud è diffusa in tutte le sfere sociali ma con una accentuazione tra la popolazione contadina. Secondo statistiche attendibili, il numero degli aborti illegali praticati nel 2005 è stato di 342.000 unità

(©L'Osservatore Romano - 13 agosto 2008)
 
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