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UN DIALOGO CHE NON SI FERMA PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
giovedì 08 gennaio 2009
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"Oggi il dialogo ebraico cristiano non si è fermato. Non bisogna fare di singoli episodi o momenti anche di difficoltà un motivo di sospetto o addirittura di interruzione di un processo di avvicinamento e di mutua comprensione". Si conclude con questa constatazione il messaggio che l'Ufficio per l'ecumenismo e il dialogo interreligioso della Conferenza episcopale italiana ha diffuso ai delegati diocesani in vista della "Giornata dell'ebraismo" che dal 1990 la Chiesa italiana celebra ogni anno il 17 gennaio, alla vigilia della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani. "Occorre certamente fare ancora passi avanti sulla via della comprensione e del dialogo", si legge nel messaggio (su http://www.chiesacattolica.it/) ma - aggiunge - "c'è bisogno di affermare, pur non disconoscendo le differenze, la necessità di non tornare indietro rispetto ai passi importanti compiuti in questi ultimi cinquanta anni". Dal 2006, ebrei e cattolici proponevano per la "Giornata" del 17 gennaio una riflessione comune sui dieci comandamenti. Quest'anno però gli ebrei italiani hanno deciso di non partecipare a causa della loro contrarietà per la nuova formulazione (nel rito latino) della preghiera per gli ebrei del Venerdì Santo. Si è così pensato di dedicare quest'anno la riflessione della Giornata al rapporto ebraico-cristiano alla luce delle Sacre Scritture. Il sussidio diffuso dalla Cei si intitola "Ebrei e cristiani. 1959-2009: mezzo secolo di dialogo". Nella sua ricostruzione storica, il documento parte dal Venerdì Santo del 1959, data in cui papa Giovanni XXIII "faceva omettere l'espressione ‘perfidi' dalla Preghiera pro Judaeis: fu un gesto - si legge nel testo - che additò un'aurora di nuova speranza per i rapporti ebraico-cristiani". Il documento ripercorre le tappe e i documenti più importanti di questo dialogo. "Da parte cattolica - constata l'Ufficio Cei - esiste il compito immenso di permettere a questi documenti di passare nella riflessione teologica così come nella catechesi e nella mentalità quotidiana". Anche "da parte ebraica" - si legge nel testo - "sarebbe opportuno" sviluppare "una comprensione (teologica, si potrebbe dire) del cristianesimo e delle sue radici ebraiche" perché "si deve purtroppo riconoscere che anche nel mondo ebraico l'ignoranza del cristianesimo è tuttora diffusa" . "Oggi - si legge ancora nel messaggio - abbiamo ancora bisogno anche di gesti di riconciliazione che mostrino con chiarezza che cristiani ed ebrei sono diversi, ma si possono guardare l'un l'altro con rispetto, fiducia e stima, riconoscendo nell'altro la presenza di quel Dio unico, che si è rivelato ad Abramo, a Mosè, ai profeti e a Gesù Cristo, ebreo di Nazaret di Galilea, profondamente credente nel Dio dei padri".
© SIR


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