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Per una fede più autentica PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
sabato 13 marzo 2010
Pistoia, 13. Niente paure o scoraggiamenti. Le molte difficoltà che la fede oggi incontra nella società non sono unicamente una minaccia, ma possono anche essere colte come un'"opportunità", anzi una "grande opportunità", uno stimolo alla crescita di una vita cristiana più autentica e più forte. È quanto, in sintesi, ha detto il vescovo Mariano Crociata, segretario generale della Conferenza episcopale italiana (Cei), nella meditazione rivolta ieri al clero diocesano di Pistoia riunito per un ritiro spirituale nell'aula magna del seminario vescovile.
"Se è vero che possiamo riconoscere, dove più dove meno, in modi magari diversificati per intensità e forme di manifestazione, che persiste una religiosità impregnata dalla tradizione cattolica del nostro Paese - ha detto il presule - dobbiamo comunque ammettere che molti sono i segnali di una dissipazione del patrimonio religioso del nostro popolo". Di fronte al "calo della pratica religiosa", alla "riduzione progressiva delle vocazioni al ministero e alla vita religiosa", alle "difficoltà a proporre percorsi formativi" e alla "fatica a organizzare la nostra stessa attività pastorale", tutte "le risposte che possiamo riuscire a escogitare alla questione del da farsi a nulla valgono, anche quando sono pertinenti ed efficaci - ha ribadito Crociata - se non muovono da un atteggiamento adeguato, e poi anche se non individuano appropriatamente il fine da perseguire, l'obiettivo da raggiungere".
In particolare, tre sono i pericoli o le "tentazioni" per i presbiteri indicate dal segretario generale della Cei. In primo luogo, la tentazione della "paura", dello scoraggiamento e della demotivazione, nonché della disillusione senza speranza e del disincanto cinico. Tuttavia, "nel marasma culturale, etico e religioso di questa epoca, stiamo vivendo fondamentalmente la prova della fede tipica del nostro tempo". E dalla situazione attuale può scaturire anche "la più grande opportunità di veder crescere in noi e tra i nostri fedeli una fede più pura e più forte, che dica a noi stessi e agli altri che è vero che ci crediamo".
Vi è poi una seconda tentazione, che è quella della "recriminazione e della ricerca del colpevole", che riguarda anche "la vita della Chiesa perché vede tanti suoi membri esaurire le loro energie e le loro fatiche buttandosi sulla esteriorità delle dinamiche e delle relazioni ecclesiastiche per evidenziare tutti i difetti, i limiti e le malefatte degli altri".
Infine, per il prete vi è la tentazione di sentirsi come un "cavaliere solitario", come uno che "non si mescola con gli altri, ma con senso di sufficienza, e ancora una volta di superiorità, si cerca i suoi percorsi, fa i suoi progetti e cerca realizzazioni separate". Per Crociata, tuttavia, il sacerdote ha la capacità di leggere in anticipo la fecondità del proprio ministero, "poiché perfino là dove sembrerebbe umanamente contraddetto noi vediamo con gli occhi della fede il legame e la potenza del sacramento".

(©L'Osservatore Romano - 14 marzo 2010)


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