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Giovanni Maria Vian, oggi lei esce con un editoriale sul suo giornale, l'Osservatore Romano, nel quale descrive il discorso del Papa di ieri ai diplomatici come «concreto e realistico». In che senso?
Nel senso che Benedetto XVI ha saputo entrare nelle vicende del mondo che più gli stanno a cuore andando al nocciolo dei problemi, senza fermarsi alla superficie. Su Gaza non ha semplicemente auspicato la sospensione delle ostilità o la cessazione della violenza, ma è arrivato a ricordare le prossime elezioni dalle quali si è augurato escano leader capaci di guidare i loro popoli verso la riconciliazione.
Permetta una battuta: è una sorta di ingerenza nelle questioni israelo-palestinesi?
È, piuttosto, realismo. La Chiesa ha un punto di vista molto preciso sulle questioni del Vicino e Medio Oriente. E se parla è perché ritiene sia necessario farlo per il bene di tutti. Ed è per il bene delle popolazioni coinvolte che ha voluto ricordare la responsabilità che ognuno ha di fronte alle prossime tornate elettorali. Non a caso, nei messaggi per la Giornata mondiale della pace, i Pontefici hanno più volte ricordato come la pace sia nelle mani di tutti.
Qual è la posizione della Santa Sede sul conflitto che vede contrapposti Hamas e Israele?
È una posizione molto equilibrata e che la si può desumere dalle parole del Papa pronunciate il primo dell'anno. Benedetto XVI parlando dei raid israeliani ha usato il termine «violenza massiccia» in risposta «ad un'altra violenza». Insomma, possiamo dire che ha mostrato di comprendere le ragioni degli uni e quelle degli altri.
Israele ha detto che il Vaticano sembra parlare basandosi sulla propaganda di Hamas...
La linea della Santa Sede è quella espressa dalla Segreteria di Stato. Da questa si può conoscere e capire il pensiero vaticano in merito alle varie questioni. In primo luogo, questa linea viene comunicata a livello diplomatico dai rappresentanti pontifici presenti in ogni parte del mondo e, inoltre, dai due principali media della Santa Sede: l'Osservatore Romano e la Radio Vaticana. Sulle questioni, invece, più urgenti e su cui si ritiene opportuno intervenire con particolare enfasi, interviene direttamente la Sala Stampa della Santa Sede. E in questi giorni i media vaticani hanno sempre mantenuto una posizione coerente sul conflitto di Gaza: attenzione e preoccupazione altissime, e grande equilibrio.
Nel suo editoriale c'è un richiamo ai media perché siano all'altezza del loro compito...
È mia convinzione che in molti paesi, occidentali e non, i media possano fare molto di più per allargare gli orizzonti alle questioni mondiali, contribuendo così a un'informazione il più possibile onesta e, insieme, alla formazione delle persone, soprattutto dei più giovani.
Il Papa ieri ha parlato ancora una volta di «sana laicità». Una società ad essa ispirata deve arrivare ad accettare che migliaia di musulmani preghino nella nostre principali piazze come è accaduto in questi giorni?
Il Papa non ha certo parlato riferendosi a questi episodi. Il Pontefice ha fatto un discorso più generale, richiamandosi a quanto già aveva detto soprattutto nel viaggio in Francia. La vera laicità, comunque, è sempre tollerante verso tutte le credenze e tutte le fedi. Perché un atteggiamento veramente laico riconosce quanto la religione può offrire di buono alla società. La ragione, infatti, sa riconoscere il valore della fede. E dalla fede la ragione può essere arricchita.
Il Papa ieri ha citato tantissime situazioni difficili del mondo. E ha parlato che ovunque occorre basarsi sul rispetto della dignità umana...
La Chiesa difende sempre la dignità di ogni persona umana, nessuna esclusa. Benedetto XVI è perfettamente consapevole che in tantissime parti del mondo la dignità dell'uomo è calpestata.
P. Rodari
© Palazzo Apostolico
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