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Migliorano le condizioni dei cattolici a Sumatra PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
sabato 06 febbraio 2010
Medan, 6. Non c'è tensione interreligiosa nel Nord dell'isola di Sumatra, in Indonesia, dopo i recenti episodi di violenza contro due aule di culto protestanti:  "Si tratta di episodi rari, avvenuti in precise circostanze. Negli ultimi cinque anni la situazione a Sumatra - in particolare nella provincia di Aceh - è molto migliorata a livello sociale, umano, interreligioso":  è quanto dice in un'intervista all'agenzia Fides monsignor Anicetus Bongsu Antonius Sinaga, arcivescovo coadiutore di Medan, arcidiocesi metropolitana alla quale fanno riferimento le altre due diocesi di Nord Sumatra, Padang e Sibolga.
"Per i rapporti interreligiosi, soprattutto fra musulmani e cristiani, non sono preoccupato, anzi, sono molto fiducioso. Gli episodi isolati di violenza anticristiana (soprattutto contro le denominazioni protestanti) dipendono da fattori contingenti e non sono conseguenza di un odio diffuso. Ad esempio l'ultimo incidente (due aule di preghiera di una comunità Pentecostale incendiate a Padang, nel Nord Sumatra), è stato il frutto dell'incitamento di un leader musulmano radicale che è venuto a visitare la provincia e di un gruppo di fanatici che lo ha seguito. L'episodio è stato condannato da numerosi leader musulmani locali". Importante, sottolinea il presule, è la politica del governo locale:  "A livello pubblico il governo locale a Sumatra ha fatto sua e difende l'idea di pluralismo e pluriformità della società, come accade a livello nazionale, nel rispetto del Pancasila, i cinque principi cardine della nazione indonesiana, che garantiscono libertà ai credenti delle comunità religiose riconosciute". È vero che una forma di controllo e di pressione sulla crescita delle comunità cristiane protestanti è quella esercitata negando o allungando molto l'iter dei permessi per la costruzione di nuove chiese. Ed anche la "visibilità e rumorosità" delle liturgie cristiane delle denominazioni pentecostali a volte suscitano le reazioni di piccoli gruppi fondamentalisti islamici, che temono il proselitismo cristiano.
Inoltre a Nord Sumatra una potenziale situazione di conflitto si trova all'interno della comunità di etnia batak, che vive soprattutto nel Sud della provincia di Aceh:  tale comunità include cristiani e musulmani, e vi sono dunque forti pressioni per la conversione all'islam dei batak cristiani, nel tentativo di riallineare i due fattori, gruppo etnico e religione. Ma, pur considerando questo scenario e tale complessità di elementi, "occorre ricordare - conclude l'arcivescovo - anni dolorosi nemmeno tanto lontani (fine anni Novanta) in cui le chiese bruciate ogni anno in Indonesia erano un fenomeno preoccupante:  circa 800 incendiate o attaccate fra il 1996 e il 2000. Oppure si pensi alla violenza anticristiana che si è generata nelle Molucche e in Sulawesi fra il 1999 e il 2001. Da allora i passi avanti sono evidenti".
Intanto la comunità musulmana indonesiana ha partecipato con gioia alla festa dei 150 anni della presenza cristiana a Papua, il territorio più a oriente del Paese, e si è unita nella celebrazione della "diffusione evangelica". Insieme a Papua sono considerati territori cristiani anche l'isola di Flores e la provincia di Molucca. Tutti gli abitanti dei distretti si sono riuniti nell'isola di Mansinam, reggenza di Manokwari, per celebrare l'avvenimento. Il 5 febbraio è infatti considerato nella zona festa "nazionale", la commemorazione del seme cristiano piantato sul territorio. Elia Ibrahim Loupatty, rappresentante del Governo locale, conferma:  "Per noi è festa, come per tutti". Migliaia di persone hanno usato i battelli messi a disposizione dall'esecutivo per unirsi alle celebrazioni. Il 5 febbraio del 1855, infatti, due pastori protestanti tedeschi, Karl Wilhelm Ottow e Johann Gottlob Geissler, sono sbarcati per la prima volta proprio a Mansinam. La festa ricorda il loro arrivo e l'inizio dell'evangelizzazione. Alla festa si sono uniti il governatore di Papua, Barnabas Suebu; il capo dell'esercito generale Hotma Marbun e quello della polizia Bekto Prato.
Nelle parole di un cristiano del luogo il significato profondo della festa:  "Per esprimere un senso di gratitudine ai nostri evangelizzatori, celebriamo il cristianesimo che illumina la storia".

(©L'Osservatore Romano - 7 febbraio 2010)


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