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Memoria di Santa Chiara di Assisi PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
lunedì 11 agosto 2008

Santa Chiara, al secolo Chiara Scifi (Assisi, cc 1193 - Assisi, 11 agosto 1253), è stata una religiosa italiana, collaboratrice di san Francesco e fondatrice delle "povere recluse di San Damiano" (chiamate in seguito Clarisse): è stata dichiarata santa da papa Alessandro IV nel 1255. Il 17 febbraio 1958 venne dichiarata da Papa Pio XII santa patrona della televisione e delle telecomunicazioni.
Nata da Favarone di Offreduccio e da Ortolana, appartenente ad un'alta classe sociale, dimostra forza d'animo nelle sue scelte radicali che la inducono a sfuggire il matrimonio predisposto dalla famiglia di origine, per seguire il desiderio di dedicare la vita a Dio.
La notte del 28 marzo 1211 (è la sera della domenica delle Palme: Chiara ha solo 18 anni), stando alle testimonianze del processo di canonizzazione, fugge da una porta secondaria della casa paterna, situata nei pressi della cattedrale di Assisi, San Rufino. Subito raggiunge Francesco d'Assisi e i primi frati minori presso la chiesetta di Santa Maria degli Angeli, già da allora comunemente detta la Porziuncola, dipendente dal monastero di San Benedetto al Subasio. A sottolineare la sua condizione di penitente, Francesco le taglia i capelli, le dà una tunica e la fa entrare nel monastero benedettino di San Paolo delle Badesse presso Bastia Umbra a 4 chilometri da Assisi, per poi cercarle ricovero presso un altro monastero benedettino alle pendici del monte Subasio: Sant'Angelo di Panzo. Qui, al riparo dalle ire familiari, viene presto raggiunta dalla sorella Agnese.
Infine Chiara prese dimora nel piccolo fabbricato annesso alla chiesa di San Damiano, che era stata restaurata da Francesco, sotto le dipendenze del vescovo Guido. Qui Chiara fu raggiunta dall'altra sorella Beatrice e dalla madre Ortolana, oltre a gruppi di ragazze e donne, e presto furono una cinquantina. Qui trascorre quarantadue anni di cui ventinove cadenzati dalla malattia. Affascinata dalla predicazione e dall'esempio di Francesco, Chiara volle dare vita a una famiglia di claustrali povere, immerse nella preghiera per sé e per gli altri. Chiamate popolarmente "Damianite" e da Francesco "Povere Dame", saranno poi per sempre note come "Clarisse".
Ottenne da Francesco una prima regola fondata sulla povertà. Il carisma della donna si manifesta entro le mura del monastero in contemplazione e preghiera, seguendo in parte il modello benedettino da cui si differenzia per la ferma e coraggiosa difesa della povertà. Questo è il tema centrale della sua esperienza mistica, la «sequela Cristi», da cui Chiara non vuole essere dispensata nemmeno dal Papa (Il cardinale Ugolino, vescovo di Ostia e protettore dei Minori, le diede una nuova regola che attenuava la povertà, ma lei non accettò sconti: così Ugolino, diventato papa Gregorio IX (1227-1241) le concesse il privilegio della povertà, poi confermato da Innocenzo IV con una solenne bolla del 1253, presentata a Chiara pochi giorni prima della morte). Solo abbandonando i beni materiali e affidandosi a Dio, Chiara si sente libera di percorrere il suo cammino religioso. È questo l'argomento principale su cui vertono i rari scritti, da cui emerge una donna decisa e fiduciosa (quattro lettere ad Agnese di Boemia, figlia del re Ottokar e la Regola, e altri scritti di cui non si ha certezza di autenticità) che non aiutano però a ricostruirne la figura storica. Soltanto dopo la sua morte, una Leggenda scritta da Tommaso da Celano ne narra la vita scandita dal silenzio, dalla preghiera, dalla ricerca continua di "altissima povertà".
Passò la seconda metà della vita quasi sempre a letto perché ammalata, pur partecipando sovente ai divini uffici. Portando l'Eucaristia, avrebbe salvato, secondo la tradizione religiosa, il convento da un attacco di Saraceni nel 1240. Morì a San Damiano, fuori le mura di Assisi, l'11 agosto del 1253, a sessant'anni. A soli due anni dalla morte, Papa Alessandro IV la proclamò Santa ad Anagni (15 agosto 1255).
Leggende :

  • Chiara è la protettrice delle telecomunicazioni: il giorno di Natale, nella messa servita da Francesco, non c'era Chiara, poiché era costretta a letto a causa della sua infermità. Volendo vedere la messa, le sarebbe apparsa una visione della celebrazione;
  • I Saraceni erano alle porte di Assisi, e stavano assediando san Damiano. Chiara, allora, avrebbe preso l'ostensorio, esponendolo alla finestra. Una luce accecante avrebbe spaventato i Saraceni facendoli fuggire dal convento e da Assisi;
  • Papa Gregorio IX le fece visita al convento, e le chiese di benedire il pane. E, quando Chiara lo benedì, vi sarebbe comparsa sopra una croce.

Significato del nome Chiara : "trasparente, illustre" (latino).


OMELIA NELLA FESTA DI SANTA CHIARA

Assisi, Protomonastero di Santa Chiara, 11 agosto 2007

Per ben nove volte,  nel brano evangelico appena proclamato, il Signore Gesù ripete il verbo "rimanere", verbo che rimanda all'intimità, alla fedeltà, alla comunione che nasce e si alimenta ad un dialogo, ad una reciprocità. Noi rimaniamo in Dio proprio perché lui per primo ha scelto di rimanere in noi e tra noi. E il nostro rimanere in lui significa concretamente osservare il suo comandamento, cioè credere nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e amarci gli uni gli altri. Perché solo l'infinito riempie il cuore e il vero amore è totalizzante: «tutto crede, tutto spera, tutto sopporta e non ha mai fine» (1 Cor 13, 7-8).

Gesù si identifica esplicitamente con la vite, ma i tralci di questa pianta spirituale sono i discepoli, cioè la Chiesa. In questa vera vite troviamo insieme il profilo di Cristo e la nostra realtà: la fede, infatti, è intimità, è comunione, è rimanere in Cristo. Da questa comunione nascono meraviglie, è quel portare frutto che Gesù arriverà a descrivere così: «chi crede in me compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi» (Gv 14,12). Ce lo ha ricordato ancora recentemente Papa Benedetto, proprio qui ad Assisi: «L'uomo è veramente se stesso, e si realizza pienamente, nella misura in cui vive con Dio e di Dio, riconoscendolo e amandolo nei fratelli» (Omelia nella celebrazione eucaristica, 17 giugno 2007).
 
Principio fondamentale della vita cristiana è dunque il rimanere innestati nella vite che è Cristo: se il discepolo rimane in Gesù attraverso la fede e l'amore, Gesù rimane in lui con il suo amore e la sua fecondità. Ce lo ha detto: «Senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5). Se manca questa continua osmosi di vita con Cristo, l'esistenza si inaridisce, le azioni diventano meccaniche, le parole solo vani suoni, la freddezza del cuore e la secchezza della coscienza ci attanagliano. Uscire da questa comunione significa solo morte. Il tralcio seccato è simile alla pula arida e impalpabile che si distacca dal grano ed è bruciata o portata via dal vento (cf Sal 1,4).

Chiara di Assisi lo ha capito e lo ha messo in pratica. Un nome solo abita il suo cuore: quello del Signore Gesù. Un solo desiderio la brucia: vivere il Vangelo sull'esempio di Francesco, perché l'esempio di Francesco era contagioso.

Così, ha declinato il suo rimanere in Cristo con la scelta cosciente e risoluta della povertà. I privilegi della sua famiglia aristocratica, l'opposizione dei suoi, i rischi della folle avventura in cui si impegnava, nulla ha potuto flettere la sua determinazione e il suo coraggio: «Non avevamo indietreggiato davanti a nessuna penuria, povertà, fatica e tribolazione, né ignominia o disprezzo del mondo, che, anzi, tutto ciò stimavamo sommo diletto», scriverà nel suo Testamento (n. 27: FF 2832). Il suo cuore di donna non aveva altro desiderio che di battere «per amore di quel Signore che, povero alla sua nascita, fu posto in una greppia, povero visse sulla terra e nudo rimase sulla croce» (ib. n. 45: FF 2841). E quando questo progetto era minacciato da considerazioni puramente umane, la sua tenacia nel difenderlo altro non era che espressione di fedeltà. La preoccupazione di Papa Gregorio IX davanti alla precarietà dei mezzi di sussistenza delle Sorelle povere ha incontrato sempre la ferma risoluzione di Chiara: «A nessun patto e mai, in eterno, desidero essere dispensata dalla sequela di Cristo» (Leggenda di Santa Chiara, 14: FF 3187). San Damiano diverrà lo scrigno che custodisce, luminosa, la gemma della povertà:  «Così forte patto strinse con la santa povertà e talmente la amò, che nulla volle avere se non Cristo Signore; nulla alle sue figlie permise di possedere» (ib., 13: FF 3184).

Nella sua povertà, Gesù seduce il cuore di Chiara: «La attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore... Ti farò mia sposa per sempre... ti fidanzerò con me nella fedeltà» (Os, 2, 14.19.20). È là che Chiara ama, è là che pianta le sue radici, è là che contempla il fuoco dell'amore per lasciarsi consumare da lui. La povertà di Gesù è per lei il linguaggio che esprime l'inaudita passione di Dio per le sue creature, la sua prossimità, la sua follia d'amore. La gloria di Dio le si rivela nella fragilità del neonato e nel volto sfigurato dell'uomo torturato: «Mira, in alto, la povertà di Colui che fu deposto nel presepe e avvolto in poveri pannicelli» - scrive ad Agnese di Boemia. E continua: «O mirabile umiltà e povertà che dà stupore! Il Re degli angeli, il Signore del cielo e della terra, è adagiato in una mangiatoia! Vedi poi, al centro dello specchio, la santa umiltà, e insieme ancora la beata povertà, le fatiche e pene senza numero ch'egli sostenne per la redenzione del genere umano. E in basso contempla l'ineffabile carità per la quale volle patire sul legno della croce e su di essa morire della morte più infamante» (Lettera quarta alla Beata Agnese di Boemia, 19-23: FF 2904).

 
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