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Leader musulmano condanna le violenze contro i cristiani in Egitto PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
lunedì 15 marzo 2010
di Nirmala Carvalho
Mumbai (AsiaNews) - "Condanno gli attacchi contro i cristiani in Egitto nella maniera più ferma possibile". Non usa giri di parole Asghar Ali Engineer, musulmano indiano e responsabile del centro Studi sulla società e il secolarismo di Mumbai, per stigmatizzare le violenze contro la comunità copta egiziana. "La vita umana è sacra - spiega ad AsiaNews - e nessuno può arrogarsi il diritto di attaccare un altro essere umano, per nessun motivo. Ciò è inammissibile". Il 12 marzo scorso a Mersa Matrouh, nel nord-ovest dell'Egitto, una folla di 3mila fanatici si è scagliata contro i fedeli copti riuniti in preghiera. A scatenare le violenze dei fondamentalisti, aizzati dall'imam locale, la voce secondo cui i cristiani hanno iniziato a costruire una nuova chiesa, anche se - in realtà - si tratta di un ospizio. Al termine degli scontri, che hanno causato 25 feriti, le forze di polizia hanno arrestato una trentina di persone fra cristiani e musulmani.   Anche per l'assalto avvenuto in Egitto, come in molte altre occasioni, sono gli imam locali a fomentare gli animi lanciando invettive contro i cristiani e invocando la "guerra santa". "Al mondo vi sono guide religiose di tutti i tipi - sottolinea Asghar Ali Enginneer - dai fondamentalisti che incitano all'odio verso le minoranze, agli imam che hanno una visione più liberale". Tuttavia, aggiunge il leader musulmano, chiunque scalda gli animi della folla e fomenta l'odio interconfessionale "è da condannare in modo fermo".   Lo studioso indiano precisa che "i musulmani si riferiscono al profeta Maometto come ‘Muhsin-e-Insaniyyat', ovvero il benefattore dell'umanità, ma è raro che si chiedano cosa significa davvero questa caratteristica". Egli spiega che "Maometto aveva a cuore il senso di giustizia", un concetto caro a tutto l'islam tanto che è "uno dei nomi di Allah (Adil): la giustizia per le frange più deboli della società era di vitale importanza". Allah, in base al Corano, siede a fianco dei deboli e sono proprio "i più deboli (mustad'ifin) che devono guidare il mondo, mentre i potenti e gli arroganti (mustakbirun) sono destinati a fallire".   Analizzando il testo sacro dell'islam, Asghar Ali Engineer aggiunge che "il Corano dichiara che spetta a ciascun individuo far fronte ai propri oneri. Una affermazione rivoluzionaria a quei tempi - commenta - in cui la comunità tribale era tutto e l'individuo non aveva alcun peso all'interno della società". Egli chiarisce inoltre che "il Corano delineava premi o castighi basati sui comportamenti dell'individuo, non della tribù. Ciò affranca l'individuo dai vincoli dettati dai costumi e dalle superstizioni di natura tribale... La collettività è importante, ma non al punto di sacrificare l'individuo".   Insieme al Corano, anche Maometto ha dato all'essere umano "diritti e dignità", uniti al "senso di responsabilità". "La dignità umana - spiega lo studioso musulmano - non è appannaggio di una religione, di una tribù, di un'etnia ma comprende tutti i figli di Adamo (karramna bani Adam). Anche questa è una dichiarazione rivoluzionaria in tema di diritti umani, che precedete la Carta delle Nazioni Unite di almeno 1400 anni. E poi, il profeta ha affermato che tutto il creato è parte della famiglia di Allah".   Asghar Ali Engineer conclude la riflessione sottolineando la distonia fra "gli omaggi verbali" a Maometto e "i comportamenti che vanno nella direzione contraria". Molti fedeli, infatti, non vivono una "vita semplice" come quella del profeta, non rispettano i diritti e la dignità umana, non tutelano la giustizia e non tengono in alta considerazione la vita umana, "sacra perché deriva da Allah". "I musulmani - conclude - devono riflettere in modo serio sui loro fallimenti e ritornare ai valori sanciti dal Corano".

© Asia News - 15 marzo 2010


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