| La Costituzione in Kenya e l'inizio della vita |
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| Scritto da Administrator | |
| sabato 06 febbraio 2010 | |
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Nairobi, 6. Forte preoccupazione per la Chiesa del Kenya in merito alla recente proposta della Commissione parlamentare per la revisione della costituzione di modificare una clausola che stabilisce l'inizio della vita al momento della nascita. Inoltre, la diagnosi di eventuali indicazioni di anomalie ereditarie o di patologie cromosomiche "porterà all'aborto eugenetico o selettivo perché il feto non è una persona vivente giuridicamente riconosciuta. La negazione stessa - spiega il sacerdote - porterà a modalità di fecondazione medicalmente assistita che ignorano o sostituiscono l'atto coniugale, portando alla separazione tra l'unione sessuale e la procreazione. Siamo ancora in tempo ad agire perché il progetto non è ancora stato approvato. Ogni società, civile o no, che non può difendere la vita dal suo inizio è contro la propria esistenza. Lo Stato deve riconoscere il diritto alla vita, ma non ha alcun mandato per crearla o sopprimerla, poiché essa esiste nella legge morale naturale. Ogni legge che non rispetta la pari dignità di ogni singola persona, indipendentemente dalle sue capacità, età, sesso, salute non ha alcuna ragione di essere riconosciuta. Per il fatto stesso che vi sia una persona umana in gioco dovremmo essere più cauti". Il sacerdote, inoltre, fa riferimento a diverse convenzioni internazionali nelle quali non si nega che la vita inizia dal concepimento. "Questo - ha precisato - è un fatto che, se approvato, porrà tutta la scienza e la biologia nel dilemma. La scienza ci dà i fatti che essa stessa vuole negare. Siamo chiamati ad andare oltre i fatti e giungere all'intelligenza di cui solo gli esseri umani sono dotati, per renderci conto che la verità sulla nostra esistenza non può essere nascosta. La parola diritti molto spesso citata dai gruppi lobbistici è fuorviante. Non potremo mai avere il diritto di possedere o non possedere un bambino in quanto lui o lei non sono una proprietà. Anche i medici non hanno il diritto, nonostante la loro esperienza, di eliminare la vita. La loro coscienza non sarà mai in pace - ha proseguito il sacerdote - proprio come quella di una madre che decide di abortire per qualsivoglia motivo". "La vita di un nascituro è altrettanto degna di quella di un bambino che nasce. È una questione di diritti fondamentali (vita) e beni supremi (salute) dove non si può rinunciare a nessuna delle due vite (madre e figlio). Una persona è fine a se stessa e non può essere eliminata per il bene dell'altra qualunque sia la ragione. I nostri governanti dovrebbero essere disposti a rinunciare agli aiuti economici piuttosto che accettare di subire le pressioni per legalizzare l'aborto. Prego e spero - ha concluso padre Mwambi - di unire tutti i nostri sforzi per difendere, tutelare e promuovere la vita dei nostri fratelli e delle nostre sorelle innocenti. Non si tratta soltanto di modificare una clausola della bozza di revisione costituzionale, ma si tratta, invece, di salvare le vite umane delle generazioni future". (©L'Osservatore Romano - 7 febbraio 2010) |







giuridicamente riconosciuta. La negazione stessa - spiega il sacerdote - porterà a modalità di fecondazione medicalmente assistita che ignorano o sostituiscono l'atto coniugale, portando alla separazione tra l'unione sessuale e la procreazione. Siamo ancora in tempo ad agire perché il progetto non è ancora stato approvato. Ogni società, civile o no, che non può difendere la vita dal suo inizio è contro la propria esistenza. Lo Stato deve riconoscere il diritto alla vita, ma non ha alcun mandato per crearla o sopprimerla, poiché essa esiste nella legge morale naturale. Ogni legge che non rispetta la pari dignità di ogni singola persona, indipendentemente dalle sue capacità, età, sesso, salute non ha alcuna ragione di essere riconosciuta. Per il fatto stesso che vi sia una persona umana in gioco dovremmo essere più cauti". 





