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Il Perú e l'opzione per i più poveri PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
venerdì 30 luglio 2010
Lima, 29. "La situazione dei più poveri non dovrebbe lasciare indifferente l'intera nazione. È un debito che ancora preme, e che si legge sui volti di migliaia di fratelli che non vivono con dignità di figli di Dio. Pertanto, è il momento di dare priorità alla promulgazione di leggi che rispondano alle esigenze reali del nostro popolo, e tengano conto della natura della persona umana, della famiglia e della società".
La Conferenza episcopale peruviana ha diffuso un messaggio in occasione dell'anniversario dell'indipendenza del Perú, che si celebra il 28 luglio:  189 anni di vita democratica come repubblica libera dalla dominazione spagnola. Il messaggio, intitolato "La nostra patria, il Perú, è un dono" ricorda in primo luogo le parole di Benedetto XVI sul rispetto alla vita come centro di ogni vero progresso e dello sviluppo integrale dell'uomo. Quindi tutti i soggetti sociali e politici sono interpellati nella propria coscienza a lavorare per il perseguimento del bene comune. "La qualità della vita delle persone - sottolinea il messaggio firmato dal presidente della Conferenza episcopale, monsignor Héctor Miguel Cabrejos Vidarte, arcivescovo di Trujillo - è fortemente legata alla salute delle istituzioni del Paese; per cui è necessario che i poteri dello Stato, secondo la loro natura, continuino a rispettare la legittima autonomia e a completarsi mutuamente nel servizio al bene comune, considerando che la qualità istituzionale è il modo più sicuro per realizzare l'inclusione di tutti nella comunità nazionale".
Purtroppo - lamentano i presuli - vi sono ancora non pochi ostacoli:  i tempi attuali sono scanditi da profondi e repentini mutamenti che comportano, inevitabilmente, grandi sfide. C'è urgente bisogno - ribadiscono - di misure contro il degrado della vita sociale causato dalla crescita della criminalità organizzata - legata soprattutto al traffico della droga - della violenza, che portano morte in molte famiglie peruviane e lacerano il tessuto sociale.
Per non parlare poi dei molti volti della non accoglienza e del non rispetto della vita e della dignità delle persone. Un diffuso e crescente disprezzo che coinvolge donne, giovani e purtroppo bambini, i più indifesi e più deboli.
Ma non è tutto. "Ci sono situazioni di tensione - si legge ancora nel testo - che creano sfiducia e sospetto, e la paura a esprimere le proprie idee liberamente. La Chiesa, che difende i diritti della persona e del bene comune, non può rimanere indifferente a questi fatti, per questo chiediamo il dialogo e la riconciliazione per realizzare la nuova vita che porta Cristo Risorto".
I presuli ribadiscono la speranza "nella forza di tutti i peruviani per rendere il Paese più grande, cioè più ricco di carità, di condivisione, di solidarietà e soprattutto più unito, perché la situazione attuale richiede un corale e generoso intervento".
Si tratta di lavorare sinergicamente e con "chiara determinazione" - spiegano i presuli - per attuare in Perú un cambiamento qualitativo. "Dobbiamo impegnarci tutti insieme perché questa terra dove siamo nati, che Dio Padre nostro ci chiama a servire, diventi una nazione nel senso più completo del termine, diventi la Nazione peruviana, la patria di tutti i figli del Perú". Un invito i vescovi lo rivolgono a "tutti i fedeli e agli uomini di buona volontà perché preghino il Signore, chiedendogli di illuminare i leader e i legislatori del Perú, chiamati a non esitare di fronte alla difesa della vita, alla promozione integrale dell'uomo, al rafforzamento dei grandi valori etici, morali, sociali, culturali e religiosi che hanno forgiato la nazione e che costituiscono la forza e la speranza del Paese". Il messaggio della Conferenza episcopale si conclude con l'invocazione al patrono del Perú:  "Possa il Signore dei Miracoli (la più grande devozione dei peruviani di tutto il mondo, ndr) benedire il nostro popolo e dargli il coraggio di superare le paure per dare una testimonianza cristiana e umanitaria, facendo grande questo Perú:  dono prezioso che Dio ha posto nelle nostre mani". (paolo brocato)

(©L'Osservatore Romano - 30 luglio 2010)


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