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Il Papa concede la perdita dello stato clericale al presidente eletto del Paraguay, Fernando Lugo PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
giovedì 31 luglio 2008

La nunziatura apostolica in Paraguay ha annunciato ieri che Benedetto XVI ha concesso la "perdita dello stato clericale" a Fernando Armido Lugo Méndez, già vescovo emerito di San Pedro, eletto presidente della Repubblica nelle elezioni del 20 aprile scorso, il cui insediamento avverrà il 15 agosto prossimo. "Il suo stato clericale e gli obblighi del ministero episcopale - si legge nel decreto a firma del cardinale Giovanni Battista Re, prefetto della congregazione per i vescovi - non è compatibile con la carica di presidente della Repubblica". Il Pontefice, si legge ancora nel decreto diffuso dalla nunziatura ad Asunción, esorta il signor Fernando Lugo "ad essere fedele alla fede cattolica" e a "condurre una vita coerente con il Vangelo". Il servizio di Luis Badilla di Radio Vaticana 


Fernando Lugo "il 18 dicembre 2006 chiese la perdita dello stato clericale - si ricorda nel documento - per presentarsi candidato alle elezioni alla presidenza della repubblica", richiesta, affermava, "che non implica abdicare al mio amore verso la Chiesa né alla considerazione nei confronti del servizio ministeriale e della vita religiosa". Inoltre, nel decreto, si ricorda che le autorità della Santa Sede, in ottemperanza del Codice di diritto canonico, (can. 285 § 3, can. 287 § 2) dopo aver tentato di dissuadere il vescovo a non entrare in politica hanno deciso la sua sospensione dall'esercizio del ministero sacerdotale. "La recente situazione che si è creata con l'elezione di mons. Fernando Lugo quale presidente della Repubblica del Paraguay - prosegue il decreto - esige la riconsiderazione" della richiesta di perdita dello stato clericale "sia per il bene del Paese sia perché si possa distinguere chiaramente, in modo definitivo, tra la carica di presidente della Repubblica e quella dell'esercizio del ministero episcopale" (...) "poiché l'accettazione della carica" presidenziale "non è compatibile con gli obblighi del ministero episcopale e dello stato clericale".
 
Il documento della congregazione per i Vescovi afferma poi che "dopo aver esaminato con attenzione tutte le circostanze", il Santo Padre "ha concesso la perdita dello stato clericale" e conseguentemente "dei diritti inerenti al medesimo stato, dispensandolo al tempo stesso dai voti religiosi" assunti nella Società del Verbo Divino, "dell'obbligo del celibato (can. can. 292)". Infine, la nunziatura presso il governo del Paraguay, nel rendere pubblico il decreto ricorda che nel caso di Fernando Lugo ogni atto e decisione ecclesiale sono state ispirate "esclusivamente a ragioni canoniche e pastorali". La Chiesa, si legge ancora, continuerà le sue relazioni con le autorità civili del Paraguay, ispirandosi a quanto insegna la "Guadium et Spes" del Concilio Vaticano II, secondo la quale "la comunità politica e la Chiesa sono indipendenti e autonome l'una dall'altra nel proprio campo. Ma tutte e due, anche se a titolo diverso, sono a servizio della vocazione personale e sociale degli stessi uomini" (n. 76)

Con una lettera diffusa il 1° febbraio 2007 da parte della nunziatura apostolica di Asunción, capitale del Paraguay, era stato comunicato che il cardinale prefetto della congregazione per i Vescovi, Giovanni Battista Re, aveva sospeso "a divinis" (con data 20 gennaio 2007) mons. Fernando Lugo, vescovo emerito di San Pedro, che poche settimane prima si era candidato alla presidenza del suo Paese capeggiando una coalizione di forze politiche e sociali. Mons. Lugo, 60 anni, il 25 dicembre 2006 aveva annunciato pubblicamente la sua volontà di candidarsi alla presidenza del Paese. Il 18 dicembre 2006 aveva inviato una lettera al Vaticano nella quale affermava di voler rinunciare allo stato clericale; una richiesta che nasceva, fra l'altro, da una disposizione precisa della Costituzione del Paraguay in base alla quale si proibisce a un religioso appartenente a qualsiasi fede di assumere la carica presidente o vicepresidente del Paese.
 

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