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Appello di Cirillo al superamento delle divisioni al termine del suo viaggio nel Paese PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
mercoledì 28 luglio 2010
Il Patriarca di Mosca e l'unità degli ortodossi in Ucraina
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Kiev, 28. "Proviamo dolore per l'unità spezzata della Chiesa e preghiamo affinché tutti coloro che sono fuori della comunione con la Chiesa ortodossa ucraina possano ritornare. Chiediamo a Dio misericordioso che Cristo, che è "la via, la verità e la vita" (Giovanni 14, 6), possa guidare tutti sul sentiero dell'amore e dell'unanimità". Si conclude con queste parole l'appello all'unità lanciato agli ortodossi ucraini dal Patriarca di Mosca e di tutta la Russia, Cirillo, al termine del sinodo riunitosi lunedì scorso nel monastero della Dormizione, all'interno del Pecerska Lavra di Kiev. Parole che Cirillo ha ripetuto spesso nel corso del viaggio in Ucraina, che lo ha portato prima a Odessa, poi a Dnipropetrovs'k e infine a Kiev, dove oggi - giorno nel quale si commemora il battesimo del principe Vladimiro, avvenuto nel 988, e la conseguente conversione al cristianesimo della Rus' di Kiev - presiederà la divina liturgia al monastero delle Grotte. Sarà l'ultimo atto del primate ortodosso prima del suo ritorno a Mosca. Nell'appello - il cui testo in inglese è riportato sul sito ufficiale del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne della Chiesa ortodossa russa - Cirillo ricorda i "continui disordini" provocati, per oltre vent'anni, dallo scisma ecclesiale in Ucraina, che ha portato "discordia e confusione, divisioni e lutti", che hanno colpito non solo l'ortodossia ucraina ma l'intera società. Lo scisma, si sottolinea, ha infatti avuto un impatto sulla vita delle persone e ostacolato l'armonia nelle famiglie, ma "il suo più terribile risultato è che una parte considerevole dei fedeli è rimasta fino a oggi fuori della comunione con la pienezza di grazia dell'ortodossia universale". Questi fedeli - spiega il Patriarca di Mosca - "sono privati dell'opportunità di venerare i comuni santuari della Chiesa una, di pregare insieme ai loro fratelli e sorelle nella fede, di prendere il corpo e il sangue di Cristo da un solo calice. Poiché il più grande disastro al quale uno scisma inevitabilmente conduce è una diminuzione della grazia divina". Cirillo cita il primo canone di san Basilio il Grande per affermare che è incontrovertibile il fatto che, nelle comunità che si sono separate dalla comunione ecclesiale, "la grazia ha cessato di essere impartita quando la continuità si è interrotta". Coloro che si sono separati sono divenuti "laici non più in grado di dare agli altri quella grazia dello Spirito Santo dalla quale essi stessi si sono allontanati".
Com'è noto, in Ucraina, a partire dagli anni immediatamente successivi al crollo dell'Unione Sovietica, gli ortodossi sono divisi in tre entità ecclesiali distinte:  una, guidata dal metropolita di Kiev, Vladimiro, canonicamente legata al Patriarcato di Mosca; le altre due, l'autoproclamatosi "Patriarcato di Kiev" e la piccola chiesa autocefala, dissidenti e in contrasto con Mosca. Alcune riunioni congiunte, svoltesi negli ultimi anni, non hanno portato a risultati concreti, e la strada che porta all'unità è ancora lunga. Tuttavia - afferma Cirillo nel suo intervento al sinodo - "in tempi recenti abbiamo avuto un numero crescente di testimonianze sul fatto che, molti di coloro che hanno lasciato l'ovile della Chiesa, si sentono oppressi da questa situazione. Che cosa si può desiderare di più del ritorno dei fratelli separati all'ovile salvifico della Chiesa una, santa, cattolica e apostolica?", si chiede il Patriarca di Mosca, il quale auspica un loro "naturale e libero" pentimento. E, citando san Gregorio il Teologo, afferma:  "Non cerchiamo di vincere i nostri fratelli ma uniamoci ancora una volta a loro, poiché la nostra separazione ci rattrista".
Sulle modalità di un eventuale ritorno dei fratelli separati alla comunione della Chiesa ortodossa (anche di coloro ai quali, nello scisma, sono stati amministrati i sacramenti, compreso il battesimo), Cirillo spiega che "non ci sono ostacoli" e che l'antica esperienza della Chiesa ha mostrato che "la grazia divina guarisce sempre chi è infermo e completa ciò che è mancante". E conclude ricordando le parole di san Cipriano di Cartagine:  "Fuori della Chiesa non c'è salvezza".
L'auspicio di Cirillo di veder "tornare all'ovile" i fedeli postisi al di fuori della Chiesa ortodossa ucraina legata al Patriarcato di Mosca non è stato ben accolto dal "Patriarcato di Kiev". In un comunicato - emesso al termine del sinodo svoltosi martedì e del quale l'agenzia Interfax-Religion riporta una sintesi - la chiesa guidata dal primate Filarete afferma che, "considerando il Patriarcato di Kiev uno scisma, la Chiesa russa sta manipolando le menti dei credenti, fuorviandoli. In Ucraina non c'è uno scisma ecclesiale ma solo la divisione della giurisdizione" e l'unico modo possibile e accettabile per superare la divisione - conclude - è "dimenticare le attuali dispute e riconoscere l'autocefalia della Chiesa ortodossa ucraina locale". (giovanni zavatta)

(©L'Osservatore Romano - 29 luglio 2010)


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