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Andare incontro ai movimenti con molto amore PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
venerdì 16 maggio 2008
Dal 15 al 17 maggio è in corso a Rocca di Papa, vicino Roma, il secondo Seminario di studio per i Vescovi sul tema dei movimenti ecclesiali, il cui significativo titolo – «Vi chiedo di andare incontro ai movimenti con molto amore»– è preso da una recente frase di Benedetto XVI ai Vescovi tedeschi.

Le due relazioni principali sono state affidate a monsignor Piero Coda, docente ordinario di Teologia sistematica presso la Pontificia Università Lateranense di Roma e Presidente dell'Associazione Teologica Italiana, e a don Arturo Cattaneo, docente di Diritto canonico a Venezia, che ha parlato di «Movimenti e nuove comunità nelle Chiese particolari».

Don Cattaneo ha voluto rispondere alle domande di ZENIT sull'argomento.

Nella Pentecoste del 1998, Giovanni Paolo II si rivolgeva ai movimenti ecclesiali ricordando che la loro nascita «ha recato nella vita della Chiesa una novità inattesa, persino dirompente» e che «ciò non ha mancato di suscitare interrogativi, disagi e tensioni». A dieci anni di distanza, che cosa ci può dire al riguardo?

Don Cattaneo: Ricorderei anzitutto che in quell'occasione il Papa si rivolse ai movimenti affermando che, dopo un «periodo di prova» e di verifica, si stava aprendo davanti a loro «una tappa nuova: quella della maturità ecclesiale». Nei dieci anni da allora trascorsi questa «maturità» – anche grazie alla sollecitudine di Benedetto XVI – è andata consolidandosi. Lo si apprezza specialmente a proposito del loro inserimento nelle Chiese particolari. Ciò non significa naturalmente che tutti i problemi siano ormai risolti, anche perché la Chiesa – quale organismo vivo – richiede che ogni realtà venga continuamente attualizzata.

Cosa rende difficile la soluzione dei problemi ancora esistenti?

Don Cattaneo: Le difficoltà derivano spesso da pregiudizi, incomprensioni o campanilismi da parte di fedeli della comunità locale da un lato, e da imprudenza, inesperienza o esuberanza da parte di membri dei movimenti, dall'altro. Inoltre – come ha osservato lo scomparso Padre Jesús Castellano – «i carismi non esistono allo stato puro, e talvolta in nome dei carismi si possono compiere abusi». Ci vuole dunque una continua opera di purificazione e, da parte del Vescovo, si richiede non solo la promozione delle ricchezze carismatiche, ma anche discernimento, vigilanza e correzione di eventuali abusi.
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