Loading feeds...

Created by PHP Web Development

Alle radici della consacrazione

  • PDF
suore-africaPer annunciare Cristo al mondo oggi non bastano più un codice morale, l'eredità spirituale ricevuta o un'ideologia: è necessaria "una testimonianza comunitaria della spiritualità di comunione". In questa ottica la vita consacrata ha oggi davanti a sé una sola strada da percorrere per dare un senso alla propria missione e per testimoniarla al mondo: "costruire tra i suoi membri, tra gli istituti, gli uni con gli altri, con le altre realtà della Chiesa, con ogni uomo o donna nei vari campi della vita umana, rapporti che hanno il dna del nostro Dio-Amore". Indicazioni precise quelle offerte dal cardinale João Braz de Aviz, prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, alla riunione della Confederazione delle conferenze dei superiori maggiori e delle superiore maggiori d'Africa e Madagascar, svoltasi all'inizio di febbraio a Kampala, in Uganda.
 Il porporato brasiliano - creato cardinale nel concistoro di sabato 18 - ha voluto innanzitutto rendere omaggio alla testimonianza di fedeltà offerta dai martiri africani, primi fra tutti san Carlo Lwanga, san Mattia Mulimba Kalemba e i venti compagni ugandesi trucidati sul finire del diciannovesimo secolo. È proprio a partire dalla loro esemplarità, ha spiegato il cardinale, che si può comprendere quale debba essere il ruolo della vita consacrata, in quella grande opera di nuova evangelizzazione rilanciata dal Papa nell'assemblea speciale per l'Africa del Sinodo dei vescovi e sintetizzata nell'esortazione post sinodale Africae munus. "Benedetto XVI - ha detto - ci ricorda che all'uomo e alla donna della cultura attuale non è più sufficiente seguire un codice morale o una tradizione ricevuta dai padri, o un'ideologia costruita dall'intelligenza umana. Così anche una religione poggiata su queste realtà da sole non è capace di soddisfare la sua ricerca di vita".
Bisogna andare oltre e giungere alla riscoperta della passione per Cristo, nella consapevolezza che "Dio ci ama immensamente". Da questa passione nasce e matura la "passione per l'Africa", la necessità di "amare ogni figlio dell'Africa con l'amore che è Dio". Si richiede, pertanto, di entrare in tutte le realtà dell'immenso continente - in quelle gioiose così come in quelle piene di sofferenza - per farne realmente la dimora di Dio e la famiglia accogliente degli africani "e di quelli che hanno deciso di costruire con essi la loro vita". Questo è il programma di vita per quanti voglio essere "testimoni della verità al servizio della comunione e della riconciliazione". Si tratta di un programma possibile e realizzabile. Anzi è proprio in questo modo che "nasce tra i consacrati dell'Africa e le proposte del Sinodo Africae munus una sintonia profonda".
C'è però un cammino da percorrere. "Nell'avviare i nostri studi e le nostre discussioni circa"l'evangelizzazione nel mondo contemporaneo" - ha detto a questo proposito il porporato - noi saremmo tentati di analizzare subito i bisogni spirituali di questo mondo, la possibilità di apostolato e di ricercare i metodi atti ad assicurare una più vigorosa presenza della Chiesa". Invece, secondo il prefetto, bisogna prima analizzare alcune caratteristiche del momento storico nel quale vivono uomini e donne chiamati alla vita del Vangelo oggi. "Solo dopo - ha specificato - cercheremo di capire come la vita consacrata può esprimere oggi la sua profonda dimensione trinitaria, origine della sua identità e della sua missione".
Il cardinale ha quindi posto alcuni interrogativi: "Di quale mondo si tratta oggi? Quali sono i suoi segni, le sue caratteristiche? Quali esigenze nuove questo mondo presenta a questa vocazione di persone chiamate a vivere in Cristo professando la vita cristiana saldamente fondata sui consigli evangelici?". E ancora: "Qual è il posto e l'impegno della vita consacrata in questa nuova evangelizzazione?".
Nel dare una risposta a queste domande, il porporato ha ricordato che il momento storico attuale è segnato da uno sviluppo vertiginoso della tecnica, che ha cambiato l'esperienza umana del tempo e dello spazio. I rapporti diventano intensi, rapidi, variabili e simultanei, anche con quelli che non stanno accanto a noi. Possiamo essere informati su quasi tutto in tempo reale. Contemporaneamente, però, la cultura globalizzata in atto tende a eliminare o a respingere i valori universali che, lungo la storia umana, sono stati sempre più riconosciuti da tutti - in modo speciale il rapporto con Dio - per affermare l'individualismo, il relativismo e il secolarismo.
"Così senza Dio - ha notato il prefetto - ognuno diventa la regola di sé stesso e del bene, e riconosce come valore soltanto quello che dà piacere, che procura felicità, anche se in modo effimero, vissuto per un momento. Sempre di più quello che per la religione è valore, per l'uomo e per la donna della globalizzazione "mercantilista" non lo è".
E così si produce la contraddizione attuale: nel momento storico in cui la tecnica ha fornito le maggiori possibilità di rapporti, la eliminazione dei valori per l'affermazione dell'individuo assoluto mette in crisi la capacità umana di rapporti in tutte le direzioni: con Dio, con i membri della famiglia, tra uomini e donne, tra generazioni, tra membri di culture diverse, tra famiglie religiose e autorità ecclesiali, tra i membri della stessa famiglia religiosa, e ancora con la natura e con il cosmo.
"Sotto l'influenza di questa mentalità individualista e relativista che sopprime la vita di comunione, tipica del Vangelo - ha notato il porporato - non si capisce più nel mondo ecclesiale dei consacrati a che serve l'obbedienza e come esercitare l'autorità; e, tante volte, non si capisce più neanche il valore della vita in fraternità". Così il detto tradizionale "vero, ma interpretato in modo negativo riguardo alla vita comune, cioè, mea maxima pænitentia vita communis ("la mia massima penitenza è la vita comune") del giovane san Giovanni Berckmans, del secolo diciassettesimo, diventa ancora più gravoso". Al punto che molti consacrati abbandonano la vita comunitaria. "Nella Congregazione per gli istituti di vita consacrata e società di vita apostolica - ha rivelato il cardinale - siamo testimoni del fatto che le motivazioni di uscita dei consacrati dalle loro famiglie religiose o istituti non provengono tanto dal riconoscimento di aver sbagliato la vocazione, ma dal fatto che molti di loro non sentono più la propria comunità come la loro casa. Personalmente io firmo, quasi ogni giorno, vari documenti di uscite definitive di consacrati dalle loro comunità: pochissimi affermano di avere sbagliato la vocazione, dicono piuttosto di non capirla più, di non sentirsi a casa".
"Sicuramente - ha proseguito - anche noi, nella vita concreta di membri degli istituti di vita consacrata e delle società di vita apostolica, sentiamo i riflessi di questa realtà nella nostra vocazione. Come tutti, sentiamo anche noi la crisi generalizzata nel costruire i rapporti umani. Li sentiamo decisivi, ma frequentemente ci sentiamo incapaci di costruirli in modo soddisfacente. Ecco perché sarà necessario "risalire fino al mistero trinitario", come ha indicato Paolo VI e come è stato ripreso nell'esortazione apostolica Vita consecrata del 1996, che al capitolo primo parla della Confessio Trinitatis, invitando a tornare alle sorgenti cristologico-trinitarie della vita consacrata"
"Ripartire da Cristo insieme" è la prima indicazione da seguire "per abitare già da questa terra - ha avvertito il prefetto - la Santissima Trinità" e per riportarla in mezzo al popolo.
Essere testimoni di Dio-Amore nei rapporti umani ed ecclesiali: è questo il compito che deve interpellare oggi la vita consacrata. L'amore di Dio è la dimora di ogni uomo e di ogni donna; ma senza realizzare questa stessa esperienza di amore l'uno con l'altro, con ogni compagno di viaggio, l'esperienza dell'amore di Dio "si perde nel nulla. E qui è il fulcro - ha detto il cardinale - per il quale noi dobbiamo passare oggi, perché Dio-Amore sia riconosciuto".
Affinché i rapporti umani brillino d'amore, è necessario "riprendere tra noi - ha esortato in conclusione - il sentimento e gli atteggiamenti di uguaglianza (uguale dignità, tutti unicamente figli di Dio-Amore). Tutto il di più: ministeri, servizi, carismi, doni, beni (cioè, le nostre giuste diversità), servono unicamente alla bellezza e forza di questa fraternità nella Chiesa. Le ideologie, anche nel nostro tempo, non sono state capaci di realizzare i grandi valori umani della libertà, della uguaglianza e della fraternità. Questi, però, sono i valori centrali dell'antropologia cristiana. Se ritorniamo oggi, con semplicità e decisione, all'esperienza della nostra identità trinitaria, la Chiesa, con tutte le sue realtà costruite durante questi venti secoli, potrà crescere nell'offrire speranza vera all'umanità".

(©L'Osservatore Romano 22 febbraio 2012)
rssfeed
Email Drucken Favoriten Twitter Facebook Myspace Stumbleupon Digg MR. Wong Technorati aol blogger google reddit YahooWebSzenario