| A Roma una giornata dedicata alla tratta degli esseri umani |
|
|
|
| Scritto da Administrator | |
| giovedì 11 marzo 2010 | |
|
di Giulia Galeotti
All'indomani dell'8 marzo, si è svolta a Roma una giornata dedicata al dramma della tratta mondiale degli esseri umani. Organizzato dall'Ambasciata del Canada in Italia e dalla Delegazione del Québec a Roma, il convegno "Il traffico umano, dramma senza confini" è stato voluto per sensibilizzare l'opinione pubblica su un argomento duro e crudele che riguarda l'intera comunità internazionale, e che vede tra le sue vittime in particolare le donne. Il meccanismo messo in atto da quanti gestiscono e controllano questi moderni schiavi è sottile e perverso. Privandole dell'identità, del nome e dei documenti, gettandole in realtà che parlano lingue sconosciute, popolate da gente che le sfrutta e le umilia quotidianamente, le vittime vengono piegate fisicamente e psicologicamente con estrema facilità. Se una donna italiana viene stuprata, in ospedale si attiva la necessaria e sacrosanta rete di cura, mentre se la donna è una prostituta nigeriana (vittima dei suoi protettori e dei clienti, molti dei quali, mentre ne abusano, la incolpano di essere venuta a contaminare le loro strade), la risposta può non essere altrettanto positiva. Si tratta di un autentico mercato, retto da precise regole economiche e che va denunciato pubblicamente. A esso si può tentare di opporsi, magari anche solo segnalando gli strani movimenti che avvengono nel pianerottolo dei palazzi. Lo ha ricordato, aprendo i lavori di Roma, Isoke Aikpitanyi, la prima vittima di tratta in Italia che rischia la vita per la scelta di raccontare pubblicamente la sua storia. Nata nel 1979 a Benin City, in Nigeria, a 20 anni, spinta dalla povertà e dalla assenza di prospettive, decide di recarsi in Europa. Isoke parte con la promessa di un lavoro in un negozio di frutta e verdura a Londra e si ritrova, il 26 dicembre del 2000, forzata a prostituirsi a Torino. Dopo diversi anni, grazie anche all'incontro con Claudio, suo prossimo marito, la ragazza riesce a liberarsi dal giogo del racket. Fondatrice e portavoce dell'Associazione delle ragazze di Benin City, Isoke ha aperto ad Aosta un ricovero per le donne vittime di traffici illeciti (mentre Claudio ha formato un gruppo di persone, ex clienti di prostitute, per cercare di sensibilizzare gli attuali clienti sulla loro corresponsabilità in questo turpe mercimonio). Un aspetto molto interessante che è emerso dal seminario romano è quello dell'impatto socio-economico che il traffico di esseri umani produce nei Paesi di origine dei moderni schiavi. La tratta, infatti, ha ripercussioni non irrilevanti in termini, ad esempio, di fuga giovanile, discrasia tra maschi e femmine, aumento delle tensioni etniche (le vittime provengono da gruppi già discriminati). Né l'impegno dei Paesi di destinazione può cessare semplicemente con la loro liberazione. Queste persone hanno infatti bisogno di alloggio, di luoghi sicuri e anonimi, di assistenza giuridica, finanziaria, psicologica e medica (si pensi per esempio alle conseguenze degli aborti forzati cui sono sottoposte tantissime ragazze). Hanno bisogno di essere aiutate a reinserirsi socialmente, ad apprendere la lingua, a regolarizzarsi nello status di vittime. Ovviamente, giacché sono persone diverse per cultura, religione e comunità etnica, occorre tenere presente che le loro necessità sono diversificate. Lo slogan della campagna del Governo canadese contro la tratta di esseri umani è: "Persone in vendita in Canada? La risposta ti scioccherà". Uno slogan che vale in pari grado e con pari forza per ogni paese del mondo. (©L'Osservatore Romano - 12 marzo 2010) |













