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XXIV Domenica del Tempo Ordinario - Anno C PDF Stampa E-mail
Scritto da Francesca   
mercoledì 12 settembre 2007
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papaemisericordia O Dio, che hai creato e governi l'universo, fa' che sperimentiamo la potenza della tua misericordia, per dedicarci con tutte le forze al tuo servizio.


Lc 15, 1-32

Dal Vangelo secondo Luca


In quel tempo, si avvicinavano a Gesù tutti i pubblicani e i peccatori per ascoltarlo. I farisei e gli scribi mormoravano: «Costui riceve i peccatori e mangia con loro».
Allora egli disse loro questa parabola: «Chi di voi se ha cento pecore e ne perde una, non lascia le novantanove nel deserto e va dietro a quella perduta, finché non la ritrova? Ritrovatala, se la mette in spalla tutto contento, va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta.
Così, vi dico, ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.
O quale donna, se ha dieci dramme e ne perde una, non accende la lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finché non la ritrova? E dopo averla trovata, chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta.
Così, vi dico, c'è gioia davanti agli angeli di Dio per un solo peccatore che si converte».
Disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta. E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto.
Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava.
Allora rientrò in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni.
Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Ma il padre disse ai servi: Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato. E cominciarono a far festa.
Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: E' tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo. Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso.
Gli rispose il padre: Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato» .

Commento
Nel Vangelo di questa domenica, Gesù ci propone tre figure il pastore la donna e il padre.
Tutti e tre contenti testimoni della gioia e felici per il ritrovamento di qualcosa o qualcuno di prezioso.
Il sentimento che li accomuna è la gioia.
Tre situazioni per esprimere lo stesso sentimento di misericordia che scaturisce dal cuore del Padre.
Da questa parabola cogliamo un elemento vitale per conoscere ancora di più il cuore del Padre.
La gioia del Padre è ritrovarci e fare in modo che noi troviamo e ritroviamo noi stessi.
La sottolineatura fatta dal Santo Padre in questi giorni sull'importanza e sulla bellezza della domenica sta ad indicare che il Padre giosce del nostro "trovarci e ritrovarci" con Lui, attorno a Lui e verso di Lui.
La gioia è certamente fatta di canti e di festa ma soprattutto è fatta di intimità e silenzio.
E' il silenzio che precede la creazione e che è gravido di festa.
Così il silenzio durante la liturgia è carico di intimità, mistero e di festa.
La festa dunque è l'esplosione della gioia del silenzio e non un frastuono di rumore che copre e dissimula la gioia.
Proprio su questa gioia, potente e discreta.
Nascosta e presente dovrebbe soffermarsi il nostro vivere la domenica.
Una gioia che è l'anima della liturgia e che sicuramente fa violenza ai nostrti musi lunghi domenicali.
Una gioia presente e più forte del peso delle nostre miserie. Di ogni miseria.
Qui è il peccato non vedere la gioia.
Questo il peccato del figlio più giovane.
Questo il peccato del figlio rimasto a casa.
Entrambi non hanno visto la "gioia del Padre". L'hanno negata a se stessi e agli altri. L'hanno negata nell'avarizia del cuore.
Eppure la gioia del Padre che nasce dal suo amore e dal suo Perdono è lì... presente e discreta ma reale come sempre.
Sono io che non la vedo e non la voglio vedere.
La gioia, bellezza del cuore di Dio, ci fa violenza e ci porta a guardare in alto.
Mentre il peccato, il mondo e satana spingono il nostro volto verso il basso... così in basso che neanche "le ghiande dei porci" ci vengono date. E questa è una grazia. Perché solo allora possiamo ravvederci e volgere lo sguardo in alto, ricordarci chi siamo e per chi siamo stati creati.
Ri-guardare alla gioia e cogliere tutta la nostra stoltezza.
Non è mai tardi per rimediare e dire "torno a casa".
Non è mai tardi e dire "torno alla gioia"...
"alzatevi porte antiche ed entri il Re della gloria.
Chi è questo Re della gloria?
E' Dio il Re della gloria" (Sl. 24)
Non è forse il mio cuore indurito una porta antica e sigillata?
Qual è la gloria di Dio se non la Sua Gioia amorosa?
Una gioia che mi attende come il Padre.
Tu Padre "Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena nella tua presenza, dolcezza senza fine alla tua destra"(Sl. 16)


Francesca



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Ultimo aggiornamento ( mercoledì 12 settembre 2007 )
 

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